Parte oggi un esperimento SEO volto a dimostrare l’impatto sul posizionamento delle menzioni (o co-citazioni) di un brand. Me la prenderò comoda (anche per motivi tecnici), com’è giusto che sia. I risultati saranno comunque resi noti qui sul blog oppure ad un workshop aziendale o ad un Convegno di settore, oppure durante una cena di pesce con amici … e poi su questo blog. Insomma: stay tuned.

In questo articolo di presentazione dell’esperimento dichiarerò le finalità e gli strumenti che saranno utilizzati.

Va da sè che chi si occupa professionalmente di SEO può intervenire con feedback, critiche, suggerimenti. E’ un semplice test: qualsiasi commento, anche indignato -purchè tale indignazione sia motivata e dettagliata- sarà ben accetto e gradito.

Co-Citation: cosa sono

Google, dopo Penguin, ha “resettato” in qualche modo (valore negativo? semplice penalizzazione algoritmica tout-court?) i link in entrata originati da un’attività SEO troppo disinvolta. Cioè, dal 99% delle attività SEO di link building che le agency fanno a favore dei propri committenti. Chi è senza peccato scagli la prima pietra, come suol dirsi. Ma quando un mio nuovo cliente si lamenta dell’inconsistenza della precedente gestione marketing online da parte di una prestigiosissima e onerosissima SEO agency (non la nomino, visto che sarebbe una co-citazione che non voglio regalare) e questa stessa SEO agency è famosa anche per sguinzagliare i suoi dipendenti per convegni e manifestazioni di settore con l’unico compito di guardare gli altri dall’alto in basso mi dico: andate a cagare! Non siete nè meglio nè peggio di tantissimi altri: comprate link, create blog ad hoc su Virgilio e Tiscali, usate le web directory. Come tutti. Al netto della vostra prosopopea. Fanculo.

Dicevo: Google ha annullato gli effetti di una vasta tipologia dei link, ma al tempo stesso si è dotato di una potenza di calcolo e di una infrastruttura tale (Caffeine) da poter tentare, quantomeno, di poter fare a meno dei link per carpire informazioni utili per posizionare le risorse del web.

Un esempio di link:

Sto restaurando una BMX oldschool e ho acquistato un telaio in carbonio  Prophecy BMX misura Pro XL.

Un esempio di co-citazione:

Sto restaurando una BMX oldschool e ho acquistato un telaio in carbonio Prophecy BMX misura Pro XL.

Nel primo caso, il link, sappiamo che un link veicola una serie di informazioni: lingua, tematizzazione, autorevolezza, voto editoriale per i termini linkati ecc. Il webmaster che usa i termini “telaio in carbonio” come anchor text del link comunica ai suoi utenti (e ai motori) che Prophecy BMX produce e vende telai in carbonio. Il voto è diretto e, se pertinente, usato da Google per assegnare un ranking al sito Prophecy per la chiave “telaio in carbonio”. Fin qui tutto facile, è l’ABC della SEO.

Nel secondo caso non abbiamo un link, un collegamento ipertestuale diretto al sito di Prophecy, ma l’informazione passata attraverso la frase non è forse la medesima del link?  Prophecy produce e vende telai in carbonio per BMX. Il brand è stato citato nel corso di una frase attinente con quello che è realmente il suo core business.

Considerando la vastità di circostanze in cui una co-citazione può, lecitamente, essere reperita da uno spider, tra cui…

  • commenti su blog
  • thread nei forum
  • commenti e status nei social
  • articoli di blog
  • recensioni di prodotti
  • Tweets
  • ecc.

… può un motore di ricerca moderno “rinunciare” ad una tale mole di informazioni per loro natura spontanee, sincere e per questo utilissime?

Secondo me no.

Prima di proseguire vorrei sottolineare un paio di termini: SECONDO | ME | NO . Sottolineatura a beneficio di quanti considerano folle, inutile, time-consuming un qualsiasi tipo di test di questo tipo. Io faccio l’ipotesi, a me l’onore e l’onere della sua dimostrazione ed eventualmente l’azzardo di una tesi.

Finalità del test

Dimostrare che Google utilizza ANCHE le informazioni testuali, non associate ad un link, presenti sui documenti web. Quando, ad esempio, un termine assimilato ad un brand (Britney Spears, FIAT, Magnum Algida ecc.) viene trovato, all’interno di un testo indicizzabile, nelle immediate vicinanze di termini descrittivi ricorrenti.

Se cinquanta webmaster scrivono una frase come: “….. e mangiavo un gelato Magnum Algida” , non stanno forse comunicando allo spider che Magnum Algida è un gelato?

Ingredienti

Per eseguire il test avrò bisogno di risorse da posizionare, per cui:

  1. Tre domini nuovi, non corrispondenti a brand già esistenti;
  2. I contenuti dei domini saranno immagini (senza metainformazioni), portfolio, curricula, pagine contatti ma NON le chiavi per cui voglio posizionarli
  3. Link building, minima, ma solo per consolidare i nomi domini come brand (es: cerco nome dominio e Google me lo presenta come primo, e solo come primo, risultato)
  4. Nessun link avrà come anchor text la chiave con cui voglio posizionare i siti
  5. Selezionare tre chiavi, per i tre domini creati, di cui monitorare il posizionamento organico (google.it)
Come nomi domini ho optato per:
  1. Nome e cognome .COM (un nome e cognome non esistenti su google.it, neanche nella ricerca tra virgolette)
  2. Nome di società finta .COM (nome inventato, non esistente in archivio)
  3. Termine + Termine . COM  (due termini di uso comune che uniti, senza trattino, diventino un brand)
Chiavi da posizionare
  1. Nome e cognome .COM , si posizionerà per una chiave in un mercato competitivo
  2. Nome di società finta .COM si posizionerà per una chiave inventata
  3. Termine + Termine . COM si posizionerà per una chiave legata ai termini coinvolti nel dominio

Il test inizia formalmente oggi e, per evitare ingerenze come link esterni -e co citazioni, naturalmente! , terrò tutto segreto finchè non avrò risultati da pubblicare.

Tuttavia, nel frattempo, ogni tipo di feedback, commento, critica o suggerimento non solo è gradito, ma fortemente caldeggiato 🙂

[SEO] Co-Citation: tre esperimenti. Day Zero: finalità e ingredienti

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