Ho recentemente (da tre mesi) scoperto di avere la patente scaduta. La scoperta meno recente è la mia pigrizia, unita ad un’elevata capacità di procrastinazione. Insomma, per i miei viaggi di lavoro a Milano ho riscoperto il treno. Ovviamente Frecciarossa, ovviamente Executive. Ma solo per il Prosecco gratis. Wi-Fi gratuita non pervenuta. O meglio, c’è, ma funziona una volta su quattro e non riesco mai ad azzeccare la volta buona.

Sin da quando era considerata una stazione sfigatissima, ho sempre preferito la più understated Stazione Garibaldi alla caotica, tempio di questuanti e borseggiatori, Centrale. Quando sono, mio malgrado, rientrato nelle vesti di pendolare di lusso, pertanto, non ho avuto dubbi nello scegliere la mia stazione di arrivo preferenziale. 

Non posso fare a meno di ricordare non più di una quindicina di anni fa, lo scenario desolato, stile Christina F e i Ragazzi dello Zoo di Berlino, che accoglieva i viaggiatori che scendevano a Garibaldi: lampioni giallastri e fiochi, tossici e relativi fornitori, rottami di Golf e Uno. Pioveva sempre. Magari in Piazza del Duomo c’era il sole e 40°. Qui pioveva. Corso Como, poco distante, era sempre Corso Como. Ma non era così Corso Como com’è oggi.

Negli ultimi anni invece, anche se il pedone comune mortale deve ancora circumnavigare almeno dieci cantieri per andare in Melchiorre Gioia o prendere la Monumentale, lo scenario è radicalmente cambiato. Scalinate, aiuole verdi, grattacieli hitech e scalinate imponenti sembrano proiettarti direttamente in uno scenario futuristico. Tipo Blade Runner, ma, finalmente, senza pioggia.

Laddove la vista si perde, cantieri. Altri palazzi (residenziali, o dedicati al social housing, credo) di nuova costruzione, su uno di essi sono stati piantati alberi lungo la facciata, così da farlo sembrare una specie di mega siepe a sviluppo verticale. I casi sono due, mi sono detto. O il Comune ha svenduto le licenze edilizie su Ebay oppure dietro questa massiccia urbanizzazione c’è una sola entità che sulla zona ha investito cifre assurde. Ovviamente, fatte un paio di indagini, la risposta esatta è la seconda.

Dietro il reboot del quartiere c’è un progetto ben preciso, ossia il “Progetto Porta Nuova“, fortemente voluto da HINES ITALIA SGR, ramificazione italiana dell’omonima società che ha sede in Texas. Volendo dare un volto ad Hines, il progetto è saldamente nelle mani di Manfredi Catella, affermato immobiliarista con un passato in JP Morgan e Heitman Capital Management. Personaggio schivo e poco noto ai più (per dire: non ha una pagina su Wikipedia) anche perché ben lontano dai bagliori della cronaca e del gossip.

Da non sottovalutarne l’importanza, però, visto che è riuscito in meno di un lustro a raccogliere capitali di investitori per un ammontare di circa 300 milioni di euro (in buona parte arabi), reinvestiti in questo lifting commerciale e residenziale di questa zona di Milano. Ottima (nel senso: furba) l’idea di sincronizzare le grandi opere con il riassetto della città in vista di Expo 2015.

Torre unicredit

E’ l’edificio che ci si trova di fronte uscendo da Garibaldi e dribblando i business men in attesa di un taxi. L’ormai celebre torre UniCredit, dell’architetto Cesar Pelli,  è diventata il simbolo di Milano e dell’architettura in generale. La struttura, nel suo complesso, comprende una serie di brillanti edifici realizzati in vetro e ferro completamente ecosostenibili (così gli ambientalisti gongolano) che permettono una riduzione del consumo di energia fino al 37% (mi fido!). La più alta fra le 4 torri  raggiunge i 231 metri ed è a tutt’oggi l’edificio più alto d’Italia. Alla base delle torri, poi vi è un podio a completamento dell’intera struttura, realizzato in forma di  piazza rotonda, con 100 metri di diametro che si trova rialzata di 6 metri dal livello del suolo.

Nell’ambito del progetto Porta Nuova di Milano, le meraviglie che hanno cambiato ed ancora cambieranno  l’architettura mondiale e non solo cittadina sono molteplici e frutto di una sinergia di studi e collaborazioni di architetti, ingegneri ed anche manodopera qualificata. Tutti gli sforzi sono stati protesi a dare nuova vita al concetto stesso dell’architettura urbana. La prima meraviglia architettonica pertanto è proprio la stessa struttura per come si presenta agli occhi del visitatore. Nel suo complesso l’area è un’opera multifunzionale, dinamica, complessa e colossale. Non solo, ma meraviglia è anche il raccordo del vecchio col nuovo, frutto anche questo di studi specifici e costanti, che hanno permesso di armonizzare un complesso di cemento e alberi, come appare  a prima vista, con la vecchia zona di Milano. Ma se proprio vogliamo limitare il termine meraviglia alle singole peculiarità architettoniche concentrate all’interno di singoli edifici, allora non potremo non citarli uno per uno.

Bosco verticale

(E’ la mega siepe di cui ho parlato in apertura) Spettacolare sarà poi il Bosco verticale progettato da Stefano Boeri la cui particolarità assolutamente unica e degna di notevole impressione consiste nella sistemazione del verde lungo una superficie che si sviluppa nell’altezza dei 24 piani di due torri residenziali. Almeno 900 alberi e numerosi giardini pensili si sviluppano sui balconi dell’edificio e creano un effetto strabiliante.

I Giardini

Se di meraviglia architettonica si vuole parlare, poi, non possono ignorarsi i Giardini di Porta Nuova che  costituiscono un immenso parco che dovrà rappresentare, come da progetto, l’enorme polmone verde del centro. Denominato plasticamente “ la biblioteca degli alberi”, il parco dovrà contenere, come una sorta di museo, numerose specie botaniche in 90.000 metri quadrati di area comunale. La bonifica dell’area sarà molto impegnativa viste le proporzioni del parco e visto anche l’assetto che  dovrà avere alla fine dei lavori. Si tratterà infatti di un ordinato intreccio di percorsi pedonali che guideranno i visitatori nella visione di tutte le specie di alberi, fiori e insetti  esistenti. L’assetto globale del giardino sarà quello di un immenso salotto all’aperto, elegante, ben arredato ed allietato da spettacoli, musica ed animazione. Niente verrà lasciato al caso in questo progetto verde curato dallo studio  Inside Outside dell’architetto paesaggista Petra Blaisse.

Approfondimenti

Non esistendo una pagina Wikipedia [agg. 21 giugno 2013: ora esiste http://it.wikipedia.org/wiki/Manfredi_Catella ], dovrò fare un po’ di collage di fonti diverse, sorry.

 

 

Passeggiando nella Milano di Manfredi Catella…

Category: asides
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