Inizio con una rivelazione shock. Da che ho memoria -e si parla davvero di tantissimi anni fa a oggi credo di aver visto ogni edizione di Sanremo. Lo considero, e so bene quanto possa sembrar patetico, il riproporsi puntuale e rassicurante di una trasmissione televisiva che quando ero bambino non era solo una competizione canora ma un evento capace di fermare l’Italia. Ebbene sì, è esistito un mondo senza internet, con televisori 32″ del peso di otto tonnellate da cui si vedevano Rai 1, Rai 2, e Rai 3. In quel medioevo solo tre cose erano in grado di immobilizzare le famiglie di fronte alla tv: il discorso del Presidente il 31 Dicembre, i Mondiali di calcio e, appunto, il Festival della Canzone Italiana.

Sono rimasto legato a Sanremo anche nei suoi anni bui, durante i quali un vuoto al potere portò alla sua conduzione nomi improbabili come Gianmarco Tognazzi e Rosita Celentano (entrambi praticamente in età prepuberale), Gabriella Carlucci, Edwige Fenech e, in tempi più recenti, poco prima del regno di Carlo Conti, Antonella Clerici e Luciana Littizzetto. Sono rimasto legato a Sanremo anche quando Berlusconi rilanciava con culi e tette in prima serata attraverso i suoi network. I gloriosi e ingenui anni ’80. Ho visto Sanremo anche quest’anno, edizione 2017, nonostante sia considerato uncool e generi reazioni quali: “Ma dai? Ti guardi Sanremo? Sai che pensavo fossi etero?“.

In questo articolo parlerò solo delle canzoni in gara dei “big”. Eviterò di soffermarmi sulla conduzione di Maria ‘il vero Presidente Della Repubblica’ De Filippi, bravissima ma col vizietto di C’èPostaPerTeizzare la presentazione di cantanti e ospiti (e che palle!), sulla qualità dei cantanti internazionali (Alvaro Soler che canta in una tonalità più bassa, i Biffy Clyro presentati come “una delle migliori rock band dei nostri tempi“, e mollami!), sulle polemiche (l’appannaggio faraonico di Conti, le mutandine di Diletta Leotta).

Solo canzoni. Iniziando dalla vincitrice, “Occidentali’s Karma” di Francesco Gabbani, con una parentesi sulle quattro escluse, e successivamente andando dalla posizione 16 alla posizione 2.

Occidentali’s Karma – Francesco Gabbani (premiarne uno per educarne cento)

Il cantautore non esce da un reality. Deve essere questo il motivo per cui, nonostante sia al terzo album in studio, il popolo dei socialmerda ancora si sta chiedendo: “Ma chi è?”. La gavetta sanremese di Francesco Gabbani è molto più tradizionale e anacronistica: Sanremo Giovani (2015), Sanremo Nuove Proposte (vinto, nel 2016, con il brano “Amen”) e quest’anno, a pieno diritto, nei Big.

Agevoliamo il filmato.

Nonostante una confezione premeditatamente disimpegnata, il ritornello sticky, e gorilla a seguito, il pezzo rasenta la genialità per il numero di citazioni che il buon Francesco è riuscito a comprimere in poco più di 3 minuti. La scimmia nuda di Morris, Eraclito (Panta Rei), Shakespeare, in un testo apparentemente cazzone ma scava scava, è in realtà profondo e d’attualità.

E’, e rimarrà, uno dei pochissimi casi in cui il successo Sanremese coincide anche con il successo di pubblico. Voglio dire, chi se l’è inculata la canzone degli Stadio (vincitrice 2016, non me ne ricordo neanche il titolo) all’indomani del Festival: alzi la mano chi se la ricorda e può cantarne una strofa a memoria. Occidentali’s Karma credo che ci perseguiterà almeno fino a Settembre. Giustamente: perché delle 20 canzoni in gara è in assoluto la migliore, con un distacco qualitativo enorme rispetto alla seconda classificata. [Voto: 10/10 con Lode e bacio accademico senza lingua]

Premiarne uno per educarne cento.

E qui mi si permetta una breve considerazione . La cultura musicale cantantecentrica dei reality ha rotto letteralmente il cazzo. Il cliché, da cui pare non ci si riesca proprio ad affrancare, portato avanti da Amici, X Factor e similari si è ormai sclerotizzato in un preciso design: innanzitutto c’è il cantante, che deve dimostrare le sue doti canore, poi c’è il cantante, che deve dimostrare straordinarie doti di interpretazione drammatica, frega un cazzo se poi scade nel ridicolo overacting, poi c’è il cantante, che deve coltivare il suo seguito attraverso i social, comparsate televisive e assurde manifestazioni canore. Infine, ma a questo punto è un dettaglio irrilevante, c’è la canzone, nella maggior parte dei casi deprimente.

L’estrema tolleranza con cui negli ultimi anni il Festival ha accolto orde di interpreti giunti con i gommoni dei talent show ha permesso di poter servire carne fresca nella macelleria sanremese, ma ha anche condannato il pubblico ad una fino ad allora solo episodica overdose di tristezza e disperazione. Brani come “Fa talmente male” (Giusy Ferreri, X Factor) e “Tutta Colpa Mia” (Elodie, Amici) fanno sembrare “Uomini Soli” dei Pooh una canzoncina da trenino brigitte bardot, bardot di capodanno. Alberto Sordi diceva che è più facile far piangere che sorridere, Occidentali’s Karma è la dimostrazione che, con tutti i problemi che già ci sono, la scorciatoia del drammone non impressiona più un cazzo di nessuno.

Le quattro canzoni escluse

Fa Talmente Male – Giusy Ferreri

Il peggior opener, credo, di sempre. Impietosamente presentata dal conduttore con le seguenti parole: “una volta lavorava in un supermercato” a Giusy Ferreri l’onore/onere di aprire la prima serata di gara. Il brano è un giusy-ferreri’s classic: un accordo di acustica che evolve in un elettropop leggero leggero, testo che parla di un amore finito. Senza gli aiutini dell’autotune l’interpretazione è imbarazzante. Il brano è impegnativo e la Ferreri non ci arriva, stona in un paio di punti. La versione in studio è, prevedibilmente, migliore. [Voto: 5/10]

L’Ottava meraviglia – Ron

Secondo il noto principio dell’autorità, Ron si presenta a Sanremo sicuro almeno del podio. Il problema è che porta la canzone più anonima della storia della musica. Tanto che devo risentirla su Youtube per poterne scrivere. Torno subito. Ok, l’ho risentita. E l’ho nuovamente dimenticata. [Voto: N/C. Boh…]

Di Rose e di Spine – Al Bano

Vincitore di un premio ‘tecnico’ a mo di consolazione (Premio per l’arrangiamento), è una canzone d’amore scritta perché possa esibire ogni singola tonalità raggiungibile dalla sua voce. Il problema è che manca del pathos, della solennità, di un ritornello ricordabile e di tutto ciò che i fan di Al Bano si aspettano. Il fatto che il 90% dei suoi follower abbia 80 anni e che non sia capace di televotare ha fatto il resto. [Voto 6/10 ma solo per rispetto]

La prima stella – Gigi D’alessio

Ballatona sui generis del buon Gigi, dedicata alla mamma. Non è il mio genere, onestamente, ma considerando che, presumibilmente, tutta Napoli era attaccata al telefono per spingere il suo cantante-bandiera, l’eliminazione personalmente mi puzza di politico. [Voto 6/10. La mamma è sempre la mamma]

La Classifica dal 16esimo al 2° posto

Ragazzi fuori – Clementino

Nulla da eccepire sul testo impegnato (parla dei ragazzi di strada) che ha presentato il rapper avellinese. Il problema è che quando canta il ritornello ha la voce tremolante di mio nonno (per estensione: quella di un vecchio che di parla di treni che una volta erano in orario), e ha la presenza scenica di uno che fa moneta fuori da Foot Locker, [Voto 5/10 – 10 per il testo, 0 per tutto il resto, media 5]

Nel Mezzo di un applauso – Alessio Bernabei

Praticamente un reboot de “Infinito”, il brano dell’anno scorso. La canzone, un pop dall’incedere solenne, parla di amore (per fortuna un amore felice) e non è neanche malaccio. Solo che è, appunto, un deja vu dall’inizio alla fine. Riascoltare la stessa canzone è rassicurante per le fan, straziante per tutti gli altri. [Voto: N/C – in teoria non sono ammesse cover]

Nessun posto è casa mia – Chiara

Chiara di X Factor che interpreta Chiara di X Factor in una canzone stile Chiara di X Factor a cui piace farci sentire quanto è brava Chiara di X Factor. Un lento malinconico e poetico, agrodolce più che realmente triste. Sembra quasi la risposta a quello che sembra essere il tema sottinteso dell’anno, ossia il “portami via“. Lei invece è il portami via 2.0. Ossia è tornata. Immagino migliaia di donne pensare: “Non ce ne frega un cazzo dell’amore che rende tutto pazzesco, vogliamo sapere come hai fatto a perdere 30 kg!” [Voto 7/10. ]

Spostato di un secondo – Marco Masini

Rinnovato nel look e nello stile, il toscano porta un elettropop moderno dal testo intimista e autobiografico. C’è anche una parte parlata (che non significa rappata, per fortuna). Anche il buon Masini si adegua al trend di andare via / portare via di quest’anno: “scegliere di restare / e invece te ne vai / e io, io ti lascio andare“. Lo avrei ben visto sul podio [Voto 7/10, più che altro per affinità personale con il testo]

Il cielo non mi basta – Lodovica Comello

All’esordio, direttamente tra i Big. Vabbè. Un veloce tributo al trend del 2017: “giusto il tempo di farci male e andare via” in una ballata probabilmente più impegnativa di quanto la pur brava Lodovica si possa permettere. Si dice: la tipica canzone sanremese. Che avrebbe avuto maggior fortuna se fosse stata cantata da un’altra cantante. Come già scritto per la Ferreri: la versione in studio rende molto di più. Come già scritto per D’alessio: se non ci fosse stato il voto della sala stampa a far media, la fanbase sterminata della Comello l’avrebbe trascinata a forza almeno sul podio [Voto: 6/10 di incoraggiamento]

Mani nelle mani – Michele Zarrillo

Un altro senatore della manifestazione cui sembrava esser garantito almeno il podio. Si è dovuto accontentare di una dignitosa metà classifica. La canzone, un pop tradizionale dall’incedere malinconico, narra dei ricordi del cantante di un amore di gioventù. Vista l’aria che tira quest’anno si affretta a chieder lumi: “adesso dimmi se rimani / o sei convinta di volere andare via“. [Voto 6/10 – Classica canzone che non ti stai a sbattere a scaricare per averla sull’IPod, ma se passa per radio non cambi stazione]

Vedrai – Samuel

Sembra ieri che in Barriera di Milano (Torino) il buon Samuel scorrazzava con la saltafoss nel parchetto tra Piazza Derna e Piazza Reba(udengo).  Ci siamo tutti un po’ persi. Roberto fa il meccanico. Massimo era metallaro, gli si sfotteva la madre per presunti problemi di alcol (scommetto che beveva meno di me, oggi), Dario è impazzito. Io sono un cazzo di genio incompreso. E Samuel è Samuel dei Subsonica. [SPOILER: guadagna di più di me]. Il pezzo “Vedrai” è praticamente un lavoro di sottrazione: un brano dei Subsonica senza i Subsonica e senza Boosta tra le palle. Dopo Occidentali’s Karma è la canzone che mi è piaciuta di più, se non altro perché ha smosso un po’ i culi della platea, semiparalizzati dai tristoni dei reality. [Voto 8/10 e il voto è sincero perché sin dall’infanzia mi è sempre stato sulle palle]

Esisti solo tu – Bianca Atzei

Bianca Atzei è stata giudicata la donna più bella della storia da una speciale giuria composta unicamente da Bianca Atzei. Il brano è scritto da Kekko Dei Modà, che io ho sempre pensato si chiamasse proprio così: Kekko di nome, Dei Modà di cognome, e ho sempre pensato minchia che figo cognome ‘Dei Modà’. Torniamo alla canzone. Presumibilmente dedicata a Max Biaggi, compagno della Atzei (shamalyn twist: Kekko Dei Modà è innamorato di Max Biaggi!). Al ballottaggio in quarta serata Bianca Atzei va in trance agonistica e si fa scappare una lacrima sul viso. Una lacrima sul viso ho capito tante cose. Anche lei ha capito tante cose e infatti ha: “una gran voglia di partire“. Pezzo sanremese ruffiano. Not impressed. [Voto 3/10. Superflua]

Tutta colpa mia – Elodie

Il movimento culturale di Amici di Maria De Filippi mette sul palco il carico da mille con Elodie, vincitrice del talent, e un brano scritto da Emma Marrone. L’obiettivo non è vincere, ma stravincere. Ballata tristissima per la quale non basta un’interpretazione drammatica ma mesi e mesi di metodo stanislavskij. Anche questa se ne vuole andare via: “Amore amore amore andando via / chiudo gli occhi non m’importa ma tu portami via /amore amore amore amore mio / ogni giorno mi sveglio ma tu sei già andato via ancora“. La depressione scorre potente in questa ragazza. [Voto: 3/10. Suggerito Prozac]

Portami via – Fabrizio Moro

Viste le tematiche che oh sembra che se ne vogliano andare via tutti, sarebbe stata l’anthem song ideale per il Festival. Fabrizio Moro è più noto come autore che come interprete, porta una toccante ballata intimista, una lettera alla persona amata in cui le si chiede, in soldoni, di stargli vicino nei momenti tristi e di debolezza. Però poi non lamentiamoci se le donne dicono che non ci sono più gli uomini forti di una volta. [Voto: 6/10 – ma non tutti gli uomini sono così]

Con te – Sergio Sylvestre

Sempre da Amici, il gigante buono della manifestazione di quest’anno. Ballata blueseggiante fatta apposta per la vocalità black del buon Sylvestre (si, con la Y). Svolge il compitino diligentemente, senza osare. Peccato perché è uno dei pochi che si sarebbe potuto permettere di fare pressoché quello che voleva. Primo perché ha una gran voce, secondo perché che cazzo gli devi andare a protestare ad un bestione simile? Occasione persa per distinguersi, evidentemente l’imprinting “mo vi faccio vedere quanto sono bravo” è ancora troppo radicato. [Voto 6/10]

Fatti bella per te – Paola Turci

Insieme alla canzone della Mannoia e, per certi versi, quello di Erman Meta, l’unico testo edificante e non personale del 2017. Dedicato a tutte le donne. Per ovvi motivi non mi ci ritrovo, ma si sa che sono sessista e maschilista, non faccio testo. Il pezzo, anch’esso pop tradizionale come nello stile della Turci, è gradevole, senza difetti apparenti. L’interpretazione, inizialmente più timida, è andata migliorando serata dopo serata, tanto che molti critici ad un certo punto hanno insinuato la possibilità di una vittoria -a sorpresa- finale. Non è andata così, ma va precisato che la brava Paola si è coraggiosamente discostata dal tema dell’amore disperato e dell’andare via. [Voto 7/10. Se sei uomo non empatizzi, ma almeno non ti viene voglia di suicidarti]

Il Diario degli Errori – Michele Bravi

Deve essere avvincente sbirciare il diario degli errori di un 22enne. Chissà quali scabrosi segreti, quali inimmaginabili misfatti! Nonostante il titolo, è una ballata confidenziale come ce ne sono a migliaia dedicata ad una donna (perché tanto gira e rigira tutto ruota intorno al più sacro dei buchi). In assoluto la canzone che mi è piaciuta di meno e non mi sembra che in sala stampa si siano stracciati le vesti. Però una fanbase per estensione seconda solo a quella della Comello ha dato prova di grande muscolarità e reattività al televoto. [Voto 1/10 . Ma riconosco e mi inchino al potere di Youtube]

IL PODIO

Vietato Morire – Erman Meta

Stupefacente l’interpretazione di “Amara Terra mia”, nella serata delle cover, che gli è valsa la vittoria. Pop contemporaneo e moderno dedicato alla madre. Il tema, la violenza domestica, è forte e attuale, e forse non adatto alla platea sanremese. Tuttavia ne viene fornita una lettura ottimistica ed edificante, il ritornello trascinante che istiga alla simulazione sotto la doccia, ed è un merito che va riconosciuto al giovane albanese. Terzo posto meritatissimo. Se avesse vinto nessuno si sarebbe scandalizzato, anzi. [Voto 8/10]

Che sia benedetta – Fiorella Mannoia

La predestinata del Festival di Sanremo 2017, fregata al fotofinish da Gabbani. Per una manciata di (tele)voti, probabilmente. O forse in sala stampa veniva ritenuta inaccettabile una vittoria “annunciata”. La canzone della Mannoia, plagio o meno, è preordinata alla vittoria: testo generico che inneggia la vita, orecchiabile quanto basta, gestualità trascinante da telepredicatrice. “Quello che le donne non dicono” è un classico irripetibile, “Che sia benedetta” non ci si avvicina neanche per sbaglio (ma lo stile è quello). [Voto 6/10 – Cos’è la vita non me lo faccio dire dalla Mannoia, ma grazie per averci provato]

Conclusioni

L’edizione 2017 del Festival è stata equilibrata, tra canzoni di cui ci si dimenticherà presto e altre dalla scarsa fortuna sul palco ma che troveranno degno successo in radio e tv. Se non penso a quanto deprimenti siano i temi portanti della gran parte dei brani in gara, ritengo che la qualità musicale in sé quest’anno sia stata soddisfacente e ben oltre la sufficienza. Alla fine ha vinto il cantante per cui neanche troppo intimamente tifavo. Meglio di così?

 

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Sanremo 2017: La recensione di tutte le canzoni in gara

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