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Si chiama ‘pregiudizio cognitivo’ ed è quel fenomeno mentale che porta l’individuo a trarre conclusioni, non necessariamente logiche e corrette, in presenza di determinati presupposti. Da questo meccanismo psicologico, ad esempio, scaturiscono gran parte dei pregiudizi nei confronti di ciò che riteniamo diverso da noi, l’impulso attacco-difesa, la scelta di acquistare un libro piuttosto che un altro. Di certo non è un istinto di cui l’uomo solitamente si vanta, ma pensiamo per un attimo a tutte le volte in cui cercherà di usarlo a proprio vantaggio: un orologio costoso esibito al polso, l’auto di lusso, la gran fica sotto il braccio. I

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A disposizione su Netflix, ai tempi in cui l’ho visto, un mesetto fa, era inserito contemporaneamente nelle categorie horror, thriller, drama, commedia, film internazionali. Youporn ha fatto scuola: in un sol colpo quintuplichi il tuo catalogo video. Miss Violence (2013) è un film di Alexandros Avranas che vede la messa in scena di un drammone familiare bello pesante come metafora della crisi economica in terra ellenica, che nell’anno di uscita del film, il 2013 appunto, raggiunse un livello di emergenza tale da portare la nazione ad un passo dal default e fu solo una corposa respirazione artificiale (leggi: soldi) di UE e Fmi ad evitare la catastrofe.

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Schermata da 2017-03-03 12:09:44

Quando si tratta di scommesse sportive, 888 Sport è uno degli ultimi arrivati in Italia ma non per questo è meno affidabile di altri bookie concorrenti, anzi. Forte di un’esperienza lunga anni accumulata nel Regno Unito (dove opera secondo le indicazioni disposte dall’UK Gambling Act), 888 Sport è un eccellente bookmaker, dall’interfaccia di gioco semplice ed intuitiva e dall’ampia offerta sportiva. Inoltre, come si può capire dal nome, fa parte del gruppo “888”, già famoso ed apprezzato nel mondo dei casino e del poker online.

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Scorrono i titoli di coda del primo “The Human Centipede“. Lo spettatore assennato sta rimuginando sulla stronzata appena visionata, mentre il generico minchietta di internet è già dietro la tastiera a insozzare forum e blog cinematografici in preda al raptus estatico: che piaccia o meno, tutti sono comunque concordi che sia solo finzione, la rappresentazione di una vicenda che è improbabile sotto ogni di punto di vista. Tutti, tranne Martin Lomax.

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Il lungometraggio di Tom Six, uscito nel 2010, capostipite di quella che è diventata una trilogia con l’uscita del terzo capitolo, è un titolo ben noto agli appassionati di horror; noto al punto di ritagliarsi negli anni lo status, usurpatissimo, di film “cult”. La release italiana in Dvd/Blu Ray di “The Human Centipede” – First Sequence (2010) è in perpetuo palleggio tra gli aventi diritti di distribuzione e la censura. Esiste, invero, una versione UK Regione 2 a prezzi import, ma per la stesura di questa recensione mi sono adoperato per il recupero di un bootleg sottotitolato in italiano nei bassifondi del web. Il film, cui hanno fatto seguito “The Human Centipede 2 – Full Sequence” (2011) e il recente “The Human Centipede III – Final Sequence (2015).

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Lyoness è un metodo alternativo di guadagno online, facile e veloce da usare,

aperto a tutti e estremamente comodo. Il presente articolo NON contiene link affiliati: dal presente articolo non guadagno un euro. Ma in molti mi hanno scritto per un chiarimento su Lyoness, una sorta di how-to per iniziare a scindere tra chi considera Lyoness truffa e chi un ottimo modo per guadagnare.

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Esattamente dieci anni fa, in zona franca dal MOIGE e dal Codice Hays, uscì questo piccolo, lurido, degradato, folle gioiello di Fabrice Du Welz. Pur nascendo come ennesima variazione del tema “persona sbagliata nel posto sbagliato” (centinaia di film da “Non Aprite quella Porta (1974)” in poi) e pur potendosi permettere, legamente e moralmente, di pigiare a tutta forza il pedale del gore, in ossequio ai dettami del torture porn made in Europe, decide di puntare tutto su un’atmosfera putrida e desolata, priva di speranza e redenzione. Calvaire -titolo non necessariamente legato alla Passione di Cristo- è costruito intorno ad una metafora tanto semplice quanto spietata. E funziona. Cazzo, se funziona.

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L’ingresso in Italia, verso la fine del 2009, di quello che era il primo integratore composto da proteine isolate della carne fu accolto con uno scetticismo ai limiti del reazionario. Sui vari forum specializzati, gran parte dell’utenza ne profetizzò il fallimento, chi per il costo (ai tempi) elevato, chi per un legame affettivo/simbiotico/parassitario con le proprie whey preferite. Addirittura ci fu chi -senza averne mai assaggiato un grammo- lo bocciò in virtù del gusto, immaginando improbabili irrorazioni di Nesquik su una scatoletta di manzo Simmenthal. La storia è andata diversamente e Carnivor della Musclemeds si è negli anni ritagliato una solida fetta di mercato dando il La alla nascita  di decine di prodotti proteici derivati dalla carne, tra cui le Paleo Protein della MHP (titolo fuorviante: non sono Paleo!).

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Avevo letto positivi riscontri di questa pellicola di Sam Raimi del 2009, definita un chiaro omaggio alla propria cinematografia pre-Spider Man, caratterizzata da horror, black humour, slapstick, e gore. Drag me to hell era quindi in to-watch list da tempo,  nello scomparto mentale: “Se non c’è altro…“. Visto su SkyGO (disponibile on demand fino al 31/12) ieri notte su dispositivo iPad. Non il device ideale per vedere un film, ma neanche il peggiore: discreta risoluzione, frame rate ottimale, immerso nel buio e nella quiete notturna.