Colpevolmente lisciato durante il periodo di programmazione nei cinema (sia a Febbraio che ad Aprile), con l’uscita del Blu Ray ho finalmente visto “Lo Chiamavano Jeeg Robot”. E com’è? Com’è?! Guarda, mio anonimo e immaginario lettore, anche dopo aver inserito ogni forma di patriottica esaltazione alla voce ‘tara’, potrei riassumere questa recensione con una sola parola: stupefacente

Dice il saggio: è più facile farsi una sega con i gomiti che recensire un film che ti è piaciuto.

Per recensire un film che non è ti è piaciuto AND che fa oggettivamente cagare è semplice, basta buttarla sul comico e bullizzare sceneggiatori e attori (es: L’altra faccia del diavolo), per recensire un film che non è ti piaciuto BUT che sembra piacere ai più è semplice, basta buttarla in rissa (es: The Green Inferno), recensire un film che ti è piaciuto così così e anche la critica è più o meno divisa è ancor più semplice, basta redigere un paio di cartelle di cazzi tuoi, storie di vita vissuta, sogni in cui vieni puntualmente evirato, e poi chiudere con una cosa tipo: “Vedete un po’ voi e fatemi sapere” (es: The Begotten).

Scrivere di un film che hai adorato sin dai primi frame e di cui non cambieresti una sola battuta è invero arduo; arduo non scadere nello stucchevole, nell’eccessiva riverenza, nel pompino virtuale a chiunque abbia contribuito alla sua realizzazione, dal regista allo stagista che porta il caffè alle comparse. Persino riportarne la trama causa l’imbarazzo della scelta di scrivere troppo o scrivere nulla (SPOILER: scriverò poco).

Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti

Autore dei cortometraggi “Basette” (2008), ad oggi il miglior live action di Lupin III di sempre, e di “Tiger Boy” (2012) che fu ad uno sputo dalla candidatura agli Oscar, il regista/attore Mainetti mette insieme, per lo più di tasca sua attraverso la Goon Films, poco meno di 2.000.000 di euro (1.7 mln per esser precisi) e realizza il suo primo lungometraggio, sincero tributo all’omonimo anime. E no, non è il live action di Jeeg: il capolavoro di Go Nagai rimane sullo sfondo, una sorta di sottile fil rouge che ricorre lungo la pellicola sotto forma di citazioni dirette e indirette ma che non è determinante ai fini del dipanarsi della storia.

Lo chiamavano Jeeg Robot è un fottuto, crudo, noir iperrealistico, molto più affine a “Suburra” (2015) che alle carnevalate omoerotiche della Marvel. E se il citato film di Sollima, non meno violento, vanta una confezione elegante e patinata, il lavoro di Mainetti, ambientato in una lurida Tor Bella Monaca (Roma), presenta una carrellata di perdenti senza speranza, a partire dal protagonista, super-anti-eroe i cui superpoteri, acquisiti all’inizio con un incidente in stile Toxic Avenger, non sono né unici né irripetibili.

La line up degli attori principali è a dir poco azzeccata. Claudio Santamaria, nei panni di Enzo/Hiroshi/cantante della cover sui titoli di coda è forse quello che deve impegnarsi meno, essendo il protagonista praticamente ciò che sarebbe Claudio Santamaria senza i soldi. Alessia, la stralunata vicina di casa di Enzo che piano piano ne diventa il love-interest è interpretata da Ilenia Pastorelli, ex Grande Fratello, che non ci credo che non sia così anche nella vita reale. Luca Marinelli è ‘lo Zingaro’, il villain della storia, tanto spietato quanto istrionico. La sua è l’interpretazione, in apparente perenne overacting, più sorprendente.

La trama (abbreviata e senza spoiler perché il film do dovete vedere!)

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Due marcioni che presto si scoprono essere due poliziotti in borghese stanno inseguendo quello che presumibilmente è un ladro. Quest’ultimo scappa verso Ponte Sant’Angelo e, come extrema ratio, si getta nel Tevere per salvarsi da sicuro arresto. Muovendosi nel torbido fondale del fiume finisce dritto dritto in un bidone di scorie di non meglio precisata natura. Risalito in superficie torna nel suo lurido appartamentino in Tor Bella Monaca. Il tizio sta male, vomita nero (anche a me capita a volte), non ha neanche la forza di spararsi uno dei suoi DVD genere anal.

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Poco lontano facciamo la conoscenza dello Zingaro, capo di uno sfigatissimo e sparuto gruppetto di malviventi della zona. Si parla di un possibile colpo ad un portavalori, ma la leadership sembra essere messa in discussione. La questione viene risolta abbastanza in fretta.  Con un coltello.

A questo punto succede qualcosa che non vi dico cosa che condurrà: 1) (quello che abbiamo scoperto chiamarsi)Enzo a conoscere Alessia, sua vicina di casa e 2) Enzo a iniziare a prender coscienza dei suoi poteri

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Alessia, appunto. La ragazza pare avere qualche deficit cognitivo, presumibilmente di origine traumatica. Ossessionata dal cartone animato “Jeeg Robot D’Acciaio”, vive in una realtà parallela in cui ogni persona è un personaggio dell’anime. Per se stessa si è ritagliata il personaggio della principessa (nota: che non mi risulta esistere); Enzo invece sarà Hiroshi, la ‘testa’ di Jeeg, eroe destinato a salvare il mondo dalle tenebre. Da grandi poteri derivano grandi rotture di coglioni.

Fatto un veloce test domestico della sua forza e della capacità di guarire dalle ferite Enzo, che di metter al servizio del bene i suoi poteri gli frega meno di un cazzo, fa qualcosa che tutti almeno una volta nella vita abbiamo sognato di fare: rubare un bancomat. Nota bene: non rubare DA un bancomat, rubare IL bancomat e portarlo a braccia in casa.

E a malincuore taglio qui con la trama. Per la trama completa ricca di spoiler che vi rovineranno visione e umore, rimando a Wikipedia (e non la linko). Quanto sopra si sviluppa in circa 20-25 minuti di film, lascio al lettore il piacere di scoprire cosa c’è nei restanti 80 minuti.

Votiamo ogni volta che acquistiamo

Non sono un moralista, se una persona guarda un film illegalmente sono affari suoi. Onestà intellettuale vorrebbe che almeno chi recensisce e/o che lo commenta su blog/forum di settore lo facesse legalmente (cinema, tv, dvd/bd ecc.) perché guardare a scrocco un film e parlarne anche male è da parassiti.  Ancor più da infami è lamentarsi che la cinematografia italiana partorisce solo cinepanettoni farciti di scoregge e drammoni in cui gente di cui non ci frega nulla parla di problemi di cui non ci frega nulla. Il fatto è che Checco Zalone porta la gente al CINEMA, mentre una larga parte degli appassionati di film di genere attende che esca la versione CAM subtitles by Stocazzo su Torrent.  “Romanzo Criminale”, “Suburra”, “Gomorra” e, adesso, “Lo chiamavano Jeeg Robot” sono piccoli segnali che l’Italia PUO’ affrancarsi dalla merda che ha generato la cinematografia nazionale negli ultimi 30 anni.
Ma dobbiamo supportarla nell’unico modo in cui possiamo supportarla fattivamente: andando al cinema e comprando supporti originali.

Considerazioni finali

A differenza di molti film made in italy, che sembrano la versione extended di una fiction Rai, per fotografia, tempi e movimenti di camera, “Lo chiamavano Jeeg Robot” è un prodotto cinematografico vero, esportabile all’estero, che offre una visione inedita del supereroe e l’ambienta in una dimensione sporca e realistica.

Voto 5/5

Altre risorse (si aprono in nuova pagina)

Lo chiamavano Jeeg Robot (2015) – Gabriele Mainetti

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