La cricca indonesiana incredibilmente sopravvissuta agli stunt da paura di The Raid 2- Berandal (Gareth Evans, 2014) è diretta da Kimo Stamboel e Timo Tjahjanto, alias i Mo Brothers, in una generica storia di vendetta a livelli. Vendetta che si consuma, boss dopo boss, a suon di calci, pugni e ultraviolenza assortita senza censure.

Trailer

La trama di Headshot: Uomo Tigre meets Kill Bill

Più che di trama si dovrebbe parlare di: qual è il filo conduttore che rende coerente il fatto che il protagonista (Iko Uwais, visto in The Raid, The Raid 2 e… in Star Wars!) prenda a mazzate il resto del cast? Presto detto, il soggetto, nella sua forma embrionale, credo stesse comodamente all’interno di un post-it misura small. 

Incipit ASSURDO che si svolge in un penitenziario indonesiano e che, fugace citazione de “Il Miglio Verde” (1999) a parte, serve ad introdurci sommariamente il supervillain del film, Lee (Sunny Pang), caratterizzato come un ideale incrocio tra Mr X, Bill e il Joker di Heath Ledger. Sparatoria, breve combattimento a mani nude con annessa fatality finale, sparatoria. La scheda video di chi ha aggiunto il sangue in CGI già sta sfrigolando. E siamo solo al minuto TRE del film. 

Un ancora anonimo Iko Uwais (più in là di nomi ne avrà addirittura due) viene trovato in stato di morte apparente su una spiaggia. Tratto in salvo e portato all’ospedale, pur essendo in coma diventa pressoché immediatamente oggetto di love-interest da parte della Dottoressa Ailin. Non so, forse per la sua capacità di ascoltare senza interrompere. O perché non le rompe le palle la domenica con le partite dell’Inter su Premium.

Livello Credibilità della situazione: tossico che ti chiede 20 euro in “prestito” perché gli si è fermata la macchina da qualche parte. 

Il payoff sulla locandina del film: “They should have killed him“, tradisce in anticipo il legame che c’è tra Lee e lo sconosciuto. Lee infatti, anni prima, aveva rapito un sacco di bambini e, in una sorta di Tana delle Tigri dei poverissimi, li aveva allevati per selezionare quelli che da adulti sarebbero diventati spietati criminali. Uno di questi, il protagonista che scopriremo chiamarsi Abdì, ad un certo punto dirà BASTA alla malvivenza e per tale tradimento verrà assassinato. Solo che invece di fare come tutti quelli che vengono uccisi, che so, tipo morire, sopravvive, pur portando evidenti ferite sul corpo e nella mente.

Svegliatosi dal coma, con i ricordi quasi del tutto oscurati da frammenti di proiettile conficcati vicino al cervello, potrebbe anche dire cazzo me ne frega, ho trovato a gratis una fidanzata, un lavoro come pescatore, ho gli addominali scolpiti. Però c’è da menare le mani e dar via al bloodbath che qui tarda ad arrivare, signora mia.

Lee e i suoi sgherri iniziano a cercarlo (lo trovano praticamente subito, grazie ad una clamorosa sbirrata), ma siccome sono tendenzialmente pigri decidono di rapirgli la fidanzata per far sì che sia lui a muovere il culo (e svariate altre parti del corpo) e mostrarci qualche mossa di Silat come cristo comanda.

Livello Originalità della trama: canzone di Zucchero Fornaciari a caso degli ultimi 20 anni.

Headshot: Consigliato o no? Ovviamente SI!

E’ action-porn puro e semplice, della migliore qualità. Splatter, crudo e iperviolento. Trama esile, molto simile a Kill Bill 1 e 2 (Quentin Tarantino, 2003), ma non ci si faccia trarre in inganno: Tarantino per primo ha dichiarato che la storia di Kill Bill pesca a piene mani dalla cultura cinematografica orientale (ad esempio Lady Snowblood, del 1973) quindi è escluso si possa parlare di plagio. E poi, francamente, chi se ne frega della trama? In film come questo è solo il collante contestualizzante tra una scena di mazzate e l’altra.

I combattimenti, coreografati dal team di stuntman guidato da Iko Uwais stesso, hanno richiesto un lavoro di circa 3 settimane. I Mo Brothers. qui alla loro prima pellicola action, si comportano da bravi mestieranti, non rinunciano certo ad inserire qualche movimento di camera di troppo, ma nell’insieme, considerando che vengono inseriti pochi stacchi nella singola sequenza di combattimento, esaltano al meglio i movimenti degli attori.

Voto finale: 4,5 su 5

Non ai livelli dei due The Raid (che prima o poi recensirò), ma un film perfetto per gli scopi per cui è stato girato.

Disponibile su Netflix, tra l’altro.

Scheda IMDB: http://www.imdb.com/title/tt5147214/

Headshot (2016) – Mo Brothers

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