Tratto dal romanzo “Dog Eat Dog” (1995) di Edward Bunker, il DTV del 2016 di Paul Schrader ha invero trovato un posticino nelle sale italiane (pochissime, a Torino solo due cinema d’essai) in questi giorni. Visto ieri sera (19/07, spettacolo delle 21.15) nell’unico cinema di Torino che lo proiettava doppiato, il Fratelli Marx (a chi interessa, nell’altro cinema, quello di Via Carlo Alberto, lo danno in lingua originale), presenti in sala io, JLP e altre sette / otto persone.

Segue recensione, brevissima, perché una vaccata di siffatte proporzioni non merita(va) la visione tanto meno la spendita di troppe parole.

Posso tranquillamente evitare di scadere nel classico luogo comune del: “Era meglio il libro”.  Per la semplice ragione che questo film, ovvero un accumulo di scene arty in costante overacting, col romanzo da cui dichiara di esser tratto, non c’entra un emerito cazzo. C’è Troy? Sì. C’è Mad Dog? Sì. C’è la galera? Tranquilli (un flashback da mezzo minuto). Ma soprattutto c’è la buonanima di Bunker che in questo momento si sta rivoltando inconsolabilmente fronte-retro nella tomba. Purtroppo.

Il Trailer

Recensione

Prologo affidato a Mad Dog, interpretato da Willem Dafoe. O a Willem Dafoe interpretato da Mad Dog. Variando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia: il buon Dafoe se la cava egregiamente di mestiere con il gimmick del pazzo paranoico isterico problematico che da sempre gli riesce benissimo.
Segue introduzione (breve) del restante mitico trio: Troy è interpretato da Nicholas Cage, che punta evidentemente a battere il record mondiale di partecipazioni in un solo anno (in quanti film lo si è visto nel 2016? Quaranta?). Idem come sopra, l’attore ha una faccia, ha un’espressione e quella ci deve bastare. Diesel (Christopher Matthew Cook) condivide pressoché lo stesso minutaggio con i due partner più famosi ma non la locandina del film e i teaser commerciali.
Il Greco, mandante dei colpi della banda, è interpretato proprio da Paul Schrader, qui al suo esordio come attore: la ragione di ciò è che dopo aver offerto la parte a Quentin Tarantino, Michael Douglas, Martin Scorsese e altri trenta attori e aver ricevuto in risposta pernacchie, quando si è visto sputare in faccia persino da Rupert Everett, si è rotto le palle e ha deciso di fare da sé.

Avete amato il romanzo Cane Mangia Cane? Ecco, a partire dal prologo fino alla fine, soprattutto quel pastrocchio pseudo-lynchiano del finale totalmente campato in aria, il buon Schrader vi trollerà brutalmente per tutta la durata del film facendovi credere di esservi ammalati di Alzheimer, costringendovi a sgomitare disperatamente il vostro compagno di visione chiedendo in continuazione: “Ma questo c’era nel libro???“. Facendo incazzare il resto del pubblico, tra l’altro. Ad un certo punto, credetemi, il dubbio di NON aver mai letto il libro ti assale realmente.

Il concetto portante del romanzo, che ne permea ogni pagina, ossia appunto il cane mangia cane, che nel mondo della criminalità e delle rapine a mano armata si traduce nel non potersi fidare di nessuno è risolto rapidamente nel film in una mezza paranoia di Diesel a metà film. Durata complessiva: dodici (12) secondi. 

Metabolizzato quindi il fatto che il “tratto da” è una bufala bella e buona, il film in sé com’è?

Presto detto, è un noir debolissimo, messo in scena partendo dalla lettura della sinossi del libro su Wikipedia, con personaggi tratteggiati poco e col culo (dico: l’intera grandezza della letteratura di Bunker, e non solo Cane Mangia Cane, è basata su personaggi descritti in modo quasi maniacale, di cui arrivi ad immaginare persino il colore dei peli pubici), dai comportamenti implausibili, quando non stereotipati.

A tradimento, più o meno a random, il regista (cui con somma deferenza dobbiamo rispetto per aver sceneggiato “Taxi Driver” e “Toro Scatenato”) ci piazza sequenze arty, tipo trip allucinogeno, che scattano quando uno dei protagonisti si fa di bamba. Wow, originale. E pertinente: è coca, mica LSD, Paolino!

E se verso l’epilogo, che come nel libro si svolge nel parcheggio di un supermercato, si spera quantomeno di rientrare nei binari del romanzo, ecco che giunge un’ulteriore sequenza finale, totalmente arbitraria, inutile, fuori tema, probabilmente aggiunta per far raggiungere a Nicola Gabbia il minutaggio da protagonista.

In sintesi: consigliato o no?

NO.

L’unico motivo di interesse per vedere una minchiata simile è, in teoria, se si è letto il romanzo e, da anni, se ne sogna una trasposizione cinematografica. Sogno che però si trasforma ben presto in un incubo non appena iniziato il film. Per chi non ha letto Cane Mangia Cane, non vedo una sola ragione al mondo per (pagare per) vedere una robetta di serie Z, in America uscita direttamente in DVD, con due grandi attori ridotti -presumibilmente per motivi di scadenze bollette e conti da pagare- alla patetica macchietta di loro stessi.

Peccato che Tarantino si sia dato agli spaghetti western perché, a tutt’oggi, “Le Iene” (1992) rimane il film che meglio ha colto lo spirito criminale di Bunker. Ancor più del film “Vigilato Speciale” (1978), che è la trasposizione di “Come una bestia feroce”.

Cane Mangia Cane – Dog Eat Dog (2016) – Paul Schrader

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