C’era davvero bisogno del sequel di un film cult, Blade Runner (Ridley Scott, 1982), uscito trentacinque anni orsono e che ha fatto addormentare un’intera generazione di (oggi) quarantenni? Probabilmente NO. Tuttavia, il 2049 di Villeneuve (Arrival, Sicario, Enemy ecc.), con alle spalle la produzione proprio di Ridley Scott, che si incastra (ed espande, con rispetto) perfettamente nell’ideale continuity dell’originale è un’opera che ha una sua logica d’essere, merita una visione -ovvero: merita una visione al CINEMA, diversamente si perde l’80% del wow-factor dato da fotografia e scenografie- e forse anche più di una.

Trailer ITA

Ok visto il trailer? Ecco, col film non c’entra un cazzo. O meglio, le scene sono effettivamente prese dal film ma sono montate ad arte in modo da indurre lo spettatore in inganno ed evitare qualsiasi spoiler. Ma allo stesso tempo conferiscono l’illusione di una dinamicità che alla fine non c’è. Come nel predecessore, silenzi, pause e monologhi (questa volta affidati a quel CANE di Jared Leto) la fanno da padrone, con brevi scene action ben girate [EDIT: “Ben girate” considerando la natura mainstream della pellicola: dalla partenza di un calcio al suo impatto sulla faccia ci sono almeno tre/quattro stacchi] sorrette da una colonna sonora ed effetti audio che ti penetrano nel petto e nelle ossa.

La trama

I replicanti vecchio modello (il modello Rutger Hauer, per intenderci), prodotti dalla Tyrell, dopo tutti i casini che hanno combinato, sono stati resi illegali. Sostituiti da un modello più avanzato e, soprattutto, più ubbidiente. Non pacifico: ubbidiente. Prodotto dalla Wallace, che ha acquisito anche le vecchie tecnologie Tyrell. “K” (Ryan Gosling) è, appunto, uno di questi nuovi modelli in forza alla LAPD, con l’incarico di Blade Runner, ossia un cacciatore di androidi. Nello specifico, gli androidi della vecchia multinazionale che devono essere eliminati. Essere artificiale ma perfettamente senziente e capace di provare desideri umani -tipo farsi un paio di vodka a fine giornata. 

Nel corso di una missione di eliminazione presso un allevamento di proteine (leggi: larve schifose) scopre alcuni indizi -un albero, un fiore, una scatola sepolta nel terreno- che potrebbero portare alla luce una situazione ben più grave che non la semplice latitanza di un vecchio replicante. Indizi che lo porteranno a dubitare della sua stessa natura e origine. La premessa ideale per pipponi pseudofilosofici e silenzi, campi lunghi. Tanti silenzi, tanti campi lunghi. Le indagini lo porteranno a cercare (e trovare) Rick Dekkard (Harrison Ford, invecchiato ma in formissima); allo stesso tempo le sue ricerche incroceranno i destini del capo della Polizia (Robin Wright), di Wallace (Jared Cane Leto) e della sua bracciA destrA Luv (Silvia Hoeks) e di un gruppo di replicanti indignados della Tyrell fin troppo consapevoli del loro diritto ad esistere nel mondo.

Meno spoileroso di così non riuscivo, sorry.

Dekkard: replicante o no?

(Voglio dirlo subito: IL FILM E’ di 35 ANNI FA, SE CONSIDERI QUANTO SEGUE UNO SPOILER IMPERDONABILE LA DOMANDA CHE TI FACCIO E’: PERCHE’ NON LO HAI VISTO PRIMA, COGLIONE?). 

Tutti, o quasi tutti, sanno della diatriba che ci fu tra Ridley Scott e i produttori in merito al finale del Blade Runner originale. La faccio breve: nel 1982 la versione che finì distribuita al cinema ha un ‘happy ending’, fortemente voluto dalla produzione, che suggerisce la natura umana di Dekkard, la sua fuga da Los Angeles con Rachael, “e vissero per sempre felici e contenti“, e un voice-over spiegone per redneck di Harrison Ford che l’attore stesso quasi arrivò a boicottare il giorno della registrazione. Erano gli anni 80 e non era commercialmente conveniente un finale ambiguo AND non conciliante. La versione 82 è definita US Theatrical Release, che differisce dalla coeva EU (Uncensored) Theatrical Release per l’assenza di tre scene ritenute troppo violente per l’audience statunitense, ma con finale identico. Ridley Scott negli anni a venire dichiarò in diverse occasioni che quello non era né il finale da lui voluto inizialmente, tanto meno il significato che avrebbe voluto dare all’intera opera.

Nel 2007 (dopo che erano trapelati negli anni outtakes non autorizzate della versione finale) uscì la Final Cut Release in un numero limitato di sale americano e successivamente in DVD e BluRay che, oltre a presentare diverse scene in più e svariati voice-over in meno, tradisce la natura sintetica di Dekkard, visto che diventa palese che il sogno dell’Unicorno, qui in versione completa, gli è stato chiaramente impiantato artificialmente.

In Blade Runner 2049, le cui vicende sono successive e coerenti a quelle della pellicola originale, richiamando in azione Dekkard è chiaro che Villeneuve debba fare una scelta precisa: umano o replicante, teniamo buona la versione 82 o 2007? Non anticipo nulla, anche perché è un dettaglio determinante per il dipanarsi della trama, però ogni possibile ambiguità non preoccupatevi, sarà dissipata da un ennesimo monologo spiegone di Jared Cagnazzo Leto. Nonché da Denis Villeneuve in tipo cinquemila interviste già mesi prima dell’uscita del film tipo qui: http://screenrant.com/blade-runner-2049-original-movie-canon/ .

E comunque: Keyser Söze = Roger “verbal” Klint = Kevin Spacey (fanculo, potevi vederlo prima). 

Cose del film che vorrete comprare su internet appena usciti dalla sala

JOI.

L’ologramma geisha-senziente -che mostra in assoluto più poesia e umanità di tutti i personaggi- di cui K si innamora (o una specie). Non esiste, ovviamente. La tecnologia degli ologrammi, pur stupefacente, non riesce ancora a conferire un aspetto materico alle proiezioni. La Corea sta investendoci miliardi, ma siamo indietro. Quanto all’aspetto comunicativo, nessuna AI è ancora riuscita a superare indenne il test di Turing. 

Nel film….

…e nella vita reale.

No, niente. Siamo ancora lontani.

La vodka bevuta da Ryan Gosling e Robin Wright

Il liquido trasparente alcolico (secondo me è Vodka, ma potrebbe essere grappa o acquavite, che so..) bevuto da “K” prima, poi da “K” e il capo della polizia dopo, non esiste. Tuttavia, esiste e sarà commercializzato in versione limitata per collezionisti e feticisti la bottiglia di Johnnie Walker che si dividono Dekkard, K e il cane replicante a 3/4 di film:

Disponibile su Amazon UK, ad un prezzo di circa 120 euro. La bottiglia, comunque, è identica.

I vermi proteici che alleva Bautista

Quelli esistono: tutti quelli che volete e ancora di più. Ma no, non ti faranno diventare come Bautista. Però abituarsi già adesso a cibarsi di larve e insetti, chissà, potrebbe essere utile. 

In sintesi: Blade Runner 2049 è da vedere o no?

Direi proprio di sì. E’ superfluo. Superfluo come tutti i sequel giunti con decenni di ritardo. Però non posso non credere di non aver visto se non un capolavoro, un’opera rispettosa dell’originale, prodotta e voluta dal regista originale, affidata ad un regista talentuoso e perennemente ispirato come Villeneuve. Un’opera coerente e rispettosa del predecessore, non uno sfruttamento meramente commerciale di un brand che ha influenzato almeno un ventennio di fantascienza su grande schermo. Ma come ho detto in apertura: gli scenari, la fotografia, i colori, le invenzioni visive PRETENDONO una visione al cinema. In televisione, anche ipotizzando di possedere un 65″ 4K parcheggiato in salotto, si perderà almeno il 50% dello spettacolo.

Sono film come questo che riconciliano lo spettatore con il cinema.

Voto finale: 4,5 su 5

Non meno potenzialmente soporifero del primo – di fianco a me due ciccioni merdosi puzzolenti hanno dormito beatamente dal 20′ fino a quando non si sono accese le luci durante i titoli di coda. Contiene messaggi e riflessioni sulla natura dell’esistenza cui forse, insensibili (e coatti, nel mio caso) come siamo nel 2017, sentiamo poco la necessità. Ma rimane un film che, per chi ama la fantascienza impegnata e per adulti, non può non correre a vedere. 

Approfondimenti.

Blade Runner 2049 su IMBD: http://www.imdb.com/title/tt1856101/

 

Blade Runner 2049 (Denis Villeneuve)

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