Il led giallastro dell’auto segna le 3.00 e il km 150.

Alla radio un criminologo di cui non ricordo il nome narra con voce concitata, come se stesse leggendo Cimitero Vivente ad una classe delle elementari, la breve storia di un mancato serial killer il quale, dopo il primo e sfortunatamente per lui unico omicidio, tagliò di netto le mani della vittima e cosparse la scena del crimine di mozziconi di sigaretta raccattati in un centro commerciale; ‘per confondere gli investigatori e l’esame del DNA..‘ spiega, mentre lo speaker lo incalza con domande stronze come: ‘Ma le mani poi le aveva conservate?‘. La conclusione dell’esperto è che non esiste il delitto perfetto.

Il delitto perfetto invece esiste: non ha movente, non lascia tracce, non ha testimoni e non risponde ad altro che alle leggi del Caos. Dio compie di questi misfatti ogni giorno, lasciando ai familiari dei dipartiti la scomoda necessità di perdonare il colpevole. Tanto, in ogni caso, Dio latita sin dal giorno della sua invenzione e che nessun crimine rimane impunito è un’utopia cui bisogna credere senza se e senza ma. Il senso-dovere della vita è essere, quando sarà, una vittima di lusso. E’ il minimo sindacale per aver scroccato ossigeno e aver mangiato, cagato e pisciato per decenni.

A distanza di anni dalla tua morte ci sono ancora persone convinte che tu, in realtà, sei vivo e vegeto su un atollo dell’Oceano Indiano o in una capitale europea sotto mentite spoglie e che ridi al pensiero che qualcuno ancora ti pianga.
Si rifiutano di crederti morto e sono felici al pensiero che tu li stia prendendo per il culo. Hai vinto.

Stuart D.

Vittima Deluxe

Category: Novels
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