Nell’aria risuona il silenzio delle mie labbra che non stanno percorrendo la tua schiena, delle mie mani che non stanno colpendo le tue natiche, della mia pelle che non si sta scaldando sulla tua. I tuoi gemiti sono un lontano lamento che ancora rieccheggia nel mio cervello. Cammini un metro sopra il pavimento per non farti sentire. Ora sei tu a farmi paura.

Il folle abbatte una sequoia con un cuscino. Io sono quel folle. E potresti esserlo anche tu, se solo fossi profonda abbastanza da volerlo. Le nostre emozioni produrrebbero il medesimo, indecifrabile, rumore: intenso, caldo, disperato.

Non sei morta, non dormi, non sogni. Semplicemente non sei qui.

Sono in ritardo. Come sempre. Il più pericoloso tra i vizi che mi concedo. Mi attendi, nel freddo. Il dolce pensiero di te che ti torturi nel dubbio. Sorrido pregustando la tua vendetta, che a fatica soffocherò nello scrigno di ciò che sarebbe stato e non sarà mai.

Mi allontano. Tu svanisci. Ora esisti. Dentro di me. Una piccola cicatrice sulla spessa corteccia che si confonde tra altre: incisioni inflitte e subìte. Un quadro surrealista, un mosaico di fotogrammi che collidono e si fottono a vicenda dando vita a forme e colori alieni che solo la morfina del tempo e la lucida pazzia riescono, talvolta, a decodificare.

Non sei viva. Ed è per questo che ti auguro di vivere. Vivere per davvero, e non solo secondo la tua limitata percezione dell’esistenza. Un giorno tutto avrà un senso, anche questo rumore.

Stuart D

Sequoia Noise (2009)

Category: Novels
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