Continua dalla parte 1 – Gambler Inside (a novel) – Parte 1 e continua dalla parte 2 – Gambler Inside (a novel) – Parte 2

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Ora, il mio amico, per sua stessa ammissione, non capisce nulla di baseball. Sa che è uno sport che si svolge su un campo denominato diamante, sa che questo presenta una serie di basi e che i giocatori, indossando il tipico cappellino, comunicano a gesti con l’allenatore. Poco altro. Di certo non ha la minima idea delle ragioni per cui una squadra dovrebbe prevalere sull’altra.

Quando un gambler confida ad un altro gambler di avere una dritta sicura gli si crede. E’ un atto d’onore. Fideistico. Il mio amico, il cui senso critico è già appannato dall’ennesima giocata andata a vuoto, decide che quella soffiata è l’occasione non solo per risanare un bilancio pesantemente negativo, ma per chiudere, in un sol colpo, la scommessa definitiva, il Sacro Graal di ogni gambler: punti tanto, incassi tantissimo. A rischio zero.

Per mettere a segno la madre di tutte le scommesse, tuttavia, servono soldi. Tanti soldi. Soldi che il mio amico non ha. Quando frequenti una casa scommesse e frequenti persone che frequentano le case scommesse, racimolare una certa quantità di denaro, in breve tempo, non è mai realmente un problema, c’è sempre qualcuno che conosce qualcuno che ha l’indirizzo di qualcuno che può prestarti quel denaro. In poche ore. Senza domande. Certo, devi rinunciare a qualsiasi tutela da parte dell’Associazione dei Consumatori, ma qui si parla di rischio zero. Punti, incassi, saldi il debito e ordini una Porsche.

Dietro una scrivania, posta nel retro scarsamente illuminato di quella che voi scambiereste per una comune panetteria di quartiere, siede chi è in grado, senza troppe formalità, di concederti il prestito che ti serve. Una stretta di mano e un cilindro di plastica morbida chiuso da una cerniera, simile a quei contenitori dove i bambini conservano penne e matite, con dentro il contante desiderato. Qualche cenno di intesa. Nessuna causale, nessuna domanda imbarazzante. Non c’è bisogno di controlli fiscali incrociati o analisi dei parametri di solvibilità del richiedente, non sono necessari beni registrati da aggredire. Mi restituirai i soldi, più gli interessi, tra una settimana, o avrai di che pentirtene. Un congedo che è molto più di un manifesto programmatico, più vincolante di qualsiasi pegno o ipoteca. E’ un portamatite, chiede il mio amico, sorridendo e facendo ruotare l’astuccio tra le mani. L’uomo non ricambia il sorriso.

C’è solo una cosa che può tenere lontano un gambler dalla sala scommesse per un periodo superiore alle 24 ore ed è una dritta sicura, da luidiffusa per giorni, che si rivela essere una gigantesca fregatura. No, credetemi, non è la paura la ragione di questa temporanea defezione, chi decide di seguire una soffiata lo fa nel pieno esercizio del proprio libero arbitrio e con la consapevolezza che nulla è mai davvero certo nel mondo del gioco d’azzardo. E’ la vergogna, la vera motivazione. Con la reputazione ormai indelebilmente segnata, le occhiate di scherno che sentirebbe su di sé ogniqualvolta accennasse ad un pronostico, anche banale, farebbero più male di qualsiasi fisica ritorsione.

Mister White Sox e i suoi ampi gesti illustratori non si fanno vedere alla casa da gioco ormai da un paio di giorni. Ma non è certo questo il problema principale del mio amico. Se anche se lo trovasse di fronte che potrebbe fare? Mica siglano patti di sangue i gambler! Il sentimento dominante, mentre sente la pelle del viso colare giù dal cranio in rivoli di sudore freddo, è la vergogna. Imbarazzo. Come se la dritta sicura l’avesse messa in circolazione lui. Un giocatore professionista, come egli stesso ama definirsi, che in una sola scommessa è riuscito a trasgredire a due, dico due, princìpi di base, non scritti, dei gambler: mai scommettere su sport di cui non si abbia perfetta conoscenza e mai scommettere più denaro di quanto se ne abbia, materialmente, a disposizione. 

Continua.

Gambler Inside – A novel (Parte 3)

Category: Novels
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