Continua dalla parte 1 – Gambler Inside (a novel) – Parte 1

No, credetemi, la compulsione per il gioco non è un pericolo per il vero gambler. Neanche i bookmaker rappresentano una minaccia da quando hanno smesso di far credito ai giocatori declassandosi a meri attori di un contratto. Riduzione del personale. Un allibratore che ritirava giocate ‘sulla fiducia’ doveva anche circondarsi di addetti alla riscossione del credito e, va da sé, non li reclutava tra i chierichetti di una Chiesta Metodista o tra i membri attivi del movimento Porgi L’Altra Guancia. Nelle case da gioco della vecchia scuola gli addetti a far quadrare i conti erano, preferibilmente, ex pugili, Serbi convinti che il conflitto con la Bosnia fosse terminato troppo presto e picchiatori importati più o meno legalmente dall’Albania. Capitava però che dopo qualche mese di fedele assistenza uno degli scagnozzi, il più delle volte un russo di nome Boris o Dimitri, tentasse la veloce scalata al potere mirando a sostituire il suo datore di lavoro. Cane mangia cane, tra un sovietico di due metri e un omino anziano e sovrappeso non c’è decisamente storia. Non ci si deve fidare di un gambler, ancor meno di un mercenario. Ristrutturazione aziendale. Gli allibratori si evolsero rapidamente in semplici intermediari, lasciando un vuoto che ben presto sarebbe stato colmato da piccoli e grandi usurai che spesso, spesso, sono per il mondo del gioco d’azzardo ciò che il cherosene è per il Boeing 747.

La vera nemesi di un gambler, più stronza del pazzoide che ti sta di fianco in macchina, è quel dannato periodo durante il quale si inanella una sconfitta dietro l’altra. Un numero indeterminato di scommesse perse consecutivamente. Non importa a quali livelli di meticolosità si spingano le analisi di un evento sportivo, puoi tener conto di classifiche, infortuni, recenti divorzi, bilanci societari, astrologia e bioritmi, l’esito finale di un incontro sarà sempre, sempre, diverso da quello che avevi pronosticato.
E’ durante queste lunghe, in apparenza interminabili, tappe obbligatorie della carriera di un giocatore d’azzardo che comprendi che non è solo una questione di denaro. No, non è solo una fottuta questione di vincere o perdere. Sul bancone dell’allibratore c’è molto di più: orgoglio, autostima, aspettative, i bilanci di una vita trascorsa dentro e fuori sale scommesse sudicie, stando bene attento a non incrociare lo sguardo indignato di amici e genitori.

C’è solo una persona al mondo con cui un gambler sarà sempre sincero, ed è un altro gambler. Io lo so perché sono un gambler, potete credermi. Fu la cosiddetta striscia negativa a mettere nei guai, ma guai seri, un mio amico. Un giorno viene avvicinato da un tizio, un habitué della sala scommesse, un soggetto non particolarmente popolare ma che, tra giocate spettacolari e altre assolutamente fallimentari, riesce a mantenersi sempre, seppur di pochi spiccioli, in attivo. Ho una dritta sicura, gli dice, mimando l’azione di colpire una palla con una mazza immaginaria. Un incontro di baseball della MBA, Major League Baseball. I White Sox, contrariamente al buon senso e alle quote offerte dagli allibratori, vinceranno in gara 3 contro i Red Sox di Boston. La vittoria di Chicago è pagata a 5,00. Punti dieci, incassi cinquanta. Facilmente, velocemente, legalmente.

Vi starete chiedendo se sia mai successo che una dritta sicura giungesse all’orecchio di un bookmaker. Posso dirvi che accade quasi sempre. Tuttavia coloro che ritirano le scommesse hanno, da questo punto di vista, le mani legate: offrire una quota esageratamente alta per la vittoria della squadra favorita sarebbe di per sé un suggerimento troppo esplicito su come l’incontro sia destinato a finire, e come ogni gambler potrà confermare, essi non possono e non devono fornire indicazioni o aiuti di alcun genere.

Continua.

 

Tratto da “Gambler Inside” , Stuart Delta

 

ISBN

9781291033069

Copyright

Stuart Delta (Licenza di copyright standard)

Edizione

prima edizione

Gambler Inside – A novel (Parte 2)

Category: Novels
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