C’è solo una persona al mondo che può comprendere fino in fondo un gambler ed è un altro gambler. No, amici miei, non lasciatevi ingannare da immagini, parole e pregiudizi sommariamente elaborati dalla vostra coscienza. Il gioco d’azzardo non è una faccenda di denaro. O meglio, non è solo questione di soldi vinti o persi. O forse sì. Quando incontri un gambler la prima cosa che impari è che non devi mai credere ciecamente a ciò che ti racconta. Non che abbia un reale interesse a mentirti, ma se ti narra della complessità del mondo del gambling cercando di metaforizzarlo menzionando gli istinti più profondi dell’essere umano, è probabile che abbia appena scommesso che riuscirà a convincerti. Io queste cose le so perché sono un gambler, quindi potete fidarvi di me.

Sapevate, ad esempio, che Einstein non pronunciò mai la celebre frase Dio non gioca a dadi? In realtà non disse nulla di neanche lontanamente simile, né nella forma, né nella sostanza. Nell’istante in cui un qualsiasi contesto sfiora di striscio il gioco d’azzardo diventa automaticamente inattendibile. E io lo so bene, sono un gambler, fidatevi di me.

Io stesso potrei dimostrare che siete giocatori d’azzardo anche voi, inconsapevolmente, in ogni momento della vostra vita. Sapevate, ad esempio, che ogni anno più di trecentomila persone, perfettamente sane, muoiono nel sonno? Si chiama SUD, Sudden Unexpected Death, e medici e scienziati non sono ancora riusciti a isolarne le cause. La scena: siete nel dormiveglia, le prime allegorie oniriche cominciano a popolare il nero delle vostre palpebre, quando Dio vi si avvicina e, sottovoce, vi propone una giocata dalla vincita quasi garantita. Ti sveglierai domani mattina? Te la pago a 1,01.

Credetemi, amici miei, sono un gambler e di certe cose parlo a ragion veduta. Sapevate, ad esempio, che il Re di Cuori è l’unico Re a non avere i baffi? Avrete sicuramente maneggiato un’infinità di volte le carte francesi, ma non preoccupatevi se non avete mai colto questo particolare. Il cervello, se non educato a dovere, decide arbitrariamente quali informazioni sono utili e quali sono superflue. Il gambler sa che la sua sopravvivenza dipende dalla capacità di tener traccia di ogni particolare, anche insignificante, e convertirlo in visioni e previsioni. Se stai parlando con un gambler, noterà immediatamente quelle scie di pelle morta che scuriscono leggermente il colletto della tua camicia, quel microscopico residuo biancastro tra il canino e il premolare, la sottile patina di grasso sulla fede nuziale scolpita, quasi fedelmente, sul disegno delle impronte digitali del pollice e dell’indice della mano destra. Nel suo sguardo vago, quasi assente, in apparenza privo della funzione di messa a fuoco, sta scorrendo la tua vita: tua moglie che ha smesso di prendersi cura di te, i pranzi e gli aperitivi e le cene che sempre più spesso ti tengono lontano da casa, l’anello che ti sfili perché non hai il coraggio di confessare alla tua amante che sei sposato. Per destare la sua attenzione puoi provare, ad esempio, a chiedergli che sapore ha uno scarafaggio. Quasi sicuramente ti risponderà che è vagamente aspro, con un piacevole retrogusto di mela. Sapevate, ad esempio, che un giocatore d’azzardo può indovinare l’esito di un incontro tennistico dopo soli due giochi? Cinque, massimo dieci, minuti gli sono sufficienti per analizzare gestualità, postura e segnali corporei dei due giocatori in campo e sarà in grado di prevedere, con ragionevole certezza, chi sarà il vincitore. A voi che siete persone comuni non è dato conoscere in anticipo il risultato di una partita a pochi istanti dal suo inizio, ma un gambler, abituato a cogliere ed interpretare ogni dettaglio, vi dirà, ad esempio, che se un tennista, durante i primi novanta secondi di pausa, osserva gli spalti, ruotando a destra e sinistra il capo, come se volesse contare ad uno ad uno gli spettatori, sta valutando a spanne il numero delle persone che assisteranno alla sua disfatta. Un tennista confessa attraverso impercettibili microespressioni facciali – durano all’incirca un quarto di secondo – ogni sorta di emozione negativa: paura, rabbia, disperazione, l’imminente sconfitta nella semifinale di Wimbledon.

No, amici miei, il gioco d’azzardo è ben più che una manciata di banconote sul piatto dell’allibratore. Il gambler, dirà di sé, è la testimonianza vivente che esistono, che devono esistere, Leggi universali che disciplinano il corso della Storia. Di queste Regole egli è al tempo stesso ricercatore, postulatore e applicatore. Irrilevante, vi dirà, se tutti, finora, hanno fallito nell’impresa di codificare la matrice di quanto avviene nel mondo. Poco importa, vi dirà, se una scoperta così importante per l’umanità verrebbe sfruttata per pronosticare risultati calcistici e piazzamento dei cavalli: queste Leggi esistono, perché devono esistere, e la sua missione, che in caso di insuccesso sarebbe perpetuata da altri gambler, è quella di comprenderle e dopo averne tratto ogni possibile beneficio economico, divulgarle a giocatori come lui. Sì perché dovete sapere che tra gambler, credetemi, non esiste concorrenza o rivalità. Vero, ci sono di mezzo i soldi, che ancor più di una donna sono in grado di mandare in merda amicizie, famiglie e gruppi rock, ma il principio democratico della quota fissa e comuni antagonisti, il fato e il bookmaker, che del fato è naturale emissario, fanno sì che tra giocatori si instauri una sorta di complicità, un legame forse meramente strumentale ma proprio per questo sincero e indissolubile.

Hai la febbre del gioco, direte voi, ricalcando il comun pensiero sul gambler. Un uomo in buona salute può sopravvivere ad un calore ambientale che supera i 60°c, ma quando la temperatura interna si avvicina a 43°c aumenta significativamente la probabilità di morire per avvelenamento. Iperpiressia. I globuli bianchi rallentano il loro moto fino ad implodere. Come il Sole al termine di miliardi di anni di onorato e ininterrotto servizio. E’ il principiante, vi risponderà, la vittima sacrificale sull’altare della dipendenza e della compulsione. La consapevolezza di essere, in ogni momento, esposto all’incapacità di controllare le proprie pulsioni, vi spiegherà, è il primo anticorpo che un gambler deve sviluppare. E’ come percorrere una lunga tratta in automobile. Con uno psicopatico, caricato a bordo chissà dove, forse per vincere la solitudine, che se ne sta seduto buono buono al lato passeggero. Tranquillo, innocuo, persino affabile. Ma sai bene, cazzo se lo sai, che da un momento all’altro trasfigurerà e cercherà in qualche modo di complicarti il viaggio. Urlerà, si dimenerà, agiterà le braccia e se dovesse accorgersi che, ignorandolo, cerchi di mantenere il controllo sul veicolo, si avventerà su di te. Graffi, gomitate,morsi, proverà persino ad afferrare il volante con tutta la forza che ha. Ed è solo la visione disturbante di te trasformato in una poltiglia sanguinolenta tra lamiere ancora fumanti e vetri sparsi a chilometri di distanza, a darti la forza di resistere fino a quando quel demone non si quieta. Puoi andare avanti per giorni, mesi, attraversare paesi e città senza accorgerti, quasi dimenticandotene, che hai di fianco un ordigno pronto ad esplodere, ma in cuor tuo sai che accadrà. Cazzo se accadrà!

 

Continua.

 

Tratto da “Gambler Inside” , Stuart Delta

 

ISBN

9781291033069

Copyright

Stuart Delta (Licenza di copyright standard)

Edizione

prima edizione

Gambler Inside – A novel (Parte 1)

Category: Novels
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