Anni fa un’equipe di scienziati con una quantità di tempo libero pari a non sappiamo come cazzo riempire le giornate, decise di organizzare un esperimento antropologico. Valutò quindi un gran numero di volontari che rispondevano al profilo richiesto, ovvero essere eterosessuali e avere sincero desiderio di trovare un partner per una relazione duratura. Ad ogni candidato veniva assegnato un voto da un minimo di 1 ad un massimo 10 calcolato in base a bellezza, prestanza fisica e posizione sociale. La selezione andò avanti fino a formare due gruppi, il primo composto da dieci uomini e l’altro da dieci donne. Come luogo deputato allo svolgimento del test fu scelto uno stanzone dalle pareti bianche, ben illuminato ma privo di finestre e di qualsiasi forma di distrazione. Le cavie vennero fatte entrare nella stanza e disposte a formare due schiere l’una di fronte all’altra. Da una parte gli uomini, dall’altra le donne. Nessuno conosceva il valore che gli era stato attribuito, né quello degli altri. Fu reso noto ciò che dovevano fare: avvicinare, del tutto liberamente, i soggetti del sesso opposto, socializzare e, entro il termine stabilito di un’ora, trovare una persona con cui iniziare una relazione. Quando due persone si sceglievano, dovevano spostarsi ai lati della camera per ‘togliersi dal mercato’. Allo scadere del tempo, le dieci coppie erano formate. Solo a quel punto gli organizzatori del test rivelarono il numero che era stato assegnato a ciascun partecipante.

I risultati dell’esperimento furono sconvolgenti. Anche se l’uomo e la donna di valore 10 non fecero coppia, la tendenza generale era fin troppo marchiana: individui di valore alto avevano scelto partner di valore alto, individui di valore medio avevano scelto individui di valore medio, individui di valore basso si erano uniti a individui valore basso. Senza-alcuna-fottuta-eccezione. E sì, l’uomo ‘1’ e la donna ‘1’ finirono insieme.

Successivamente, sull’onda di un ritrovato entusiasmo per l’analisi delle dinamiche dell’attrazione tra scimmie autocoscienti, il team di scienziati decise di tentare un esperimento simile. Riprese in mano i nominativi di tutti i candidati precedentemente scartati, prendendo in considerazione solo soggetti cui era stato attribuito un voto qualitativo medio: 5, 6 o 7. Dieci uomini e dieci donne che, insieme, rappresentavano la quintessenza della mediocrità umana: non troppo belli, non troppo brutti, non troppo ricchi, non troppo poveri, non troppo magri, non troppo grassi e così via. Lo svolgimento del test prevedeva la medesima location, lo stanzone, e lo stesso obiettivo, ovvero trovare un partner prima dello scadere dei sessanta minuti a disposizione. La differenza, sostanziale, era l’attribuzione del tutto arbitraria di un valore da 1 a 10 ad ognuna delle cavie. Inoltre, il numero era palese, noto e chiaramente visibile a tutti.

E’ intuitivo il pesante condizionamento esercitato da quel numero (rappresentativo della qualità oggettiva del potenziale partner) ben in vista sul petto di ognuno dei partecipanti. Ciò che invece stupì oltremodo i ricercatori fu la rapidità con cui i soggetti si scelsero, infatti dopo soli quindici minuti le coppie, formate da uomini e donne di simile valore (senza-alcuna-fottuta-eccezione.), erano già formate. Anche in questo caso, stranamente, l’uomo e la donna di valore 10 non fecero coppia. E sì, l’uomo ‘1’ e la donna ‘1’ finirono insieme.

Quest’ultima ricerca non merita particolari speculazioni e masturbazioni mentali. Ognuno di noi, in misura variabile, basa la propria esistenza su pregiudizi ed è vittima di condizionamenti esterni quando si trova a scegliere il partner (e non solo il partner). E’ il motivo che spinge un uomo ad esibire il Rolex o l’aspirante moglie-trofeo a strafarsi di anfetamine e beveroni proteici per dimagrire: aggiungere unità a quel cazzo di numero che tutti abbiamo stampato ben in vista sul petto quando interagiamo con l’altro sesso. Giusto o sbagliato che sia, serve a risparmiare tempo, risorse ed evitare l’estinzione, che è il fine ultimo e principale di ogni specie animale.

Inquietante, tuttavia, quanto le persone che accetti nella tua vita rappresentino la fedele scala di quanto vali come persona. Pensi a tutte le donne sciatte e sbiadite che hai accolto nella tua orbita perché, pensavi, questo avrebbe ingigantito il tuo ego, ti avrebbe fatto guadagnare punti; in realtà stavi solo certificando il tuo infimo valore. Ma pensi anche a chi, in un dato momento della tua esistenza, ha cercato di amarti e non si è vergognata di dimostrarlo. E tu, sbandierando a cazzo il vessillo del libero arbitrio e dell’autodeterminazione, hai voltato gli occhi altrove. Voleva condannarsi al tuo livello di mediocrità. Senza alcuna premeditazione l’hai motivata ad essere un giorno lei a negarti il suo sguardo. Presto o tardi, sarebbe avvenuto comunque. Del resto, le scelte che nel lungo termine si rivelano azzeccate sono sempre quelle involontarie. Valori simili attraggono valori simili. Senza-alcuna-fottuta-eccezione.

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DOMINO-P

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