Si pensa che siano le scelte e le loro conseguenze [Domino-S] , oppure il valore e le relazioni umane [Domino-P]  a regolare le cose dell’umanità. Certo, sarebbe vero in un universo semplificato ideale, in cui il libero arbitrio e l’accoppiamento sono  meri diversivi dal dormire, dal mangiare e dal cagare. Ma la civiltà così come la conosciamo oggi, frutto di un processo iniziato solo 70.000 anni fa, è stata resa possibile –ti sorprende sempre quando ci pensi– grazie alla capacità di creare, immaginare, proiettare sovrastrutture. Pensavi alla cooperazione? Pensavi alla capacità di interagire con i propri simili? Cazzate. Anche le formiche vivono e lavorano in gruppo. Pensavi al pollice opponibile? E’ un lusso che condividiamo con gli scimpanzé, i gorilla e con i camaleonti, per citarne solo alcuni. Pensi all’autodeterminazione? All’autocoscienza? Credimi, ai fini della normale amministrazione di una civiltà e del suo progresso, l’ego è più una rottura di palle che un significativo vantaggio.

Immaginazione, fantasia, creatività. Questo ci ha reso la specie dominante del pianeta. O per meglio dire: dominante il pianeta. Insetti come le api lavorano in squadra, con gerarchie e compiti ben precisi; la cosa funziona alla grande, limitatamente alla sopravvivenza dell’alveare, ma l’assoluta mancanza di flessibilità dell’organizzazione ha loro negato, e sempre negherà, il dominio del mondo. I Lupi, animali senzienti che vivono in branco, non interagiranno mai con un simile a loro sconosciuto. Sconosciuto è sinonimo di nemico. Fine. Prendi ventidue scimmie e mettile sul prato di Wembley: sarà il caos. Prendi ventidue uomini e mettili nel medesimo stadio: si divideranno in due squadre e organizzeranno la partita di calcio della loro vita. Ciò che ha reso l’uomo il detentore delle sorti del mondo non è la cooperazione, ma la capacità di immaginare ulteriori livelli e sovrapporli alla realtà oggettiva. E sulla base di queste sovrastrutture prendere decisioni, affiliarsi o aggregarsi.

Ogni sovrastruttura di cui l’uomo dispone porta a delle conseguenze, e ce n’è una talmente potente e stronza che è attualmente considerata la più efficace forma di persuasione: la paura. Torna con la mente ai tempi del Liceo e chiediti: era più forte in te l’ambizione di diventare lo studente più popolare della scuola o la paura di essere il reietto, l’oggetto ufficiale di ogni forma di bullismo fisico e psicologico? Da adulti funziona nello stesso modo, sventoliamo bandiere, ci accoppiamo, stringiamo alleanze, sposiamo ideali e credenze per la paura di rimanere soli. Non credere a chi ti dice ‘Io sto bene da solo‘. L’uomo non è fisiologicamente, chimicamente, psicologicamente attrezzato per l’esistenza in solitaria. Tutti, senza eccezione alcuna, inseguiamo l’utopia di avere qualcuno che desideri sinceramente la nostra sopravvivenza quotidiana. Chiunque ti dica il contrario sta mentendo, oppure ha abbastanza soldi da parte da potersi permettere la vicinanza di attori di talento.

Per chiudere, definitivamente, questa sequenza di lettere al fantasma, devo rivelarti un grande segreto della vita. Al mondo non importa nulla di chi sei, conta solo ciò che puoi fare per lui.
Te lo spiego con un esempio. Stai camminando su un marciapiede, pensi tranquillamente ai cazzi tuoi quando una pallottola vagante si pianta nel tuo stomaco. Cadi a terra e in pochi attimi si forma una pozza di sangue sotto di te. Agonizzi ma hai ancora abbastanza lucidità da chiedere aiuto. Alcuni passanti chiamano l’ambulanza, altri si limitano a riprendere la scena con lo smartphone. Ad un certo punto si fa largo un tizio, tira fuori un coltello, si china verso di te e comincia a tagliuzzarti all’altezza del foro di entrata (del proiettile!). Gli chiedi: “Lei è un medico?”, lui ti risponde: “No.”. “Ok, è un infermiere allora?”. “No, ma voglio sinceramente salvarle la vita.” Gli chiedi: “Ha una competenza per fare ciò che sta facendo?”. E lui ti risponde: “Senta, mi lasci fare, sono un brav’uomo”. Comprensibilmente, vai nel panico: “Non me ne frega nulla se Lei è una brava persona, Le ho chiesto se è capace di togliere il proiettile”. Ma lui continua sulla stessa linea: “Sono un onesto e devoto marito e padre di famiglia, lavoro, pago le tasse e vado a Messa la Domenica, non si preoccupi”. In quel momento, sono sicuro, desideri solo che i paramedici -quelli veri- arrivino in fretta e qualcuno della folla circostante ti levi di torno il ‘brav’uomo’. In quel momento, sono sicuro, non vuoi una bella persona e le sue migliori intenzioni. Vuoi un medico che ti salvi la vita. E non ti importa se è un nazista assassino seriale e molestatore di bambini. Vuoi un medico perché è l’unico che possa darti ciò di cui hai realmente bisogno.

La paura e il bisogno possono condurre a frequentazioni improbabili, lo so.  La mia colpa -e, lo riconosco, è una colpa- è stata quella di metterti tra le mani una pistola carica. Ma sei tu ad aver premuto il grilletto. Contro di me. E mi hai tenuto in vita solo per permettere ad un medico nazista di salvarmi e poterti osservare mentre, lentamente, sorridendomi, dicendomi ‘Andrà tutto bene‘, scivolavi via da me per sempre.

Le prime due novel della trilogia “DOMINO”

DOMINO-BRO [della paura e del bisogno]

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