Avevo uno specchio. Non un banale e dozzinale ornamento da salotto. Uno specchio magico: assorbiva completamente la mia immagine, risucchiandola dal mondo circostante e me la restituiva piena di gioia, amore, serenità. L’anticipazione di una felicità che ero giunto a percepire tanto vivida e reale da sentirmi commosso ed esitante. Gli insorti corrono verso di te, non rallenteranno neanche in prossimità di angoli ciechi ma, per una volta, non sei loro nemico.

Una sera tornai a casa e lo trovai in frantumi sul pavimento. Nessuno era entrato nel mio appartamento in mia assenza ed ero certo di averlo fissato saldamente, con estrema cura, al muro. Incastri di paura tristezza disprezzo rabbia tormento: vetro e alluminio esplosi disordinatamente in decine di lame informi che non ho mai avuto il coraggio di raccogliere, una per una, e confinare in un’innocua, triste ma catartica, ucronìa.

Oggi è ancora tutto come lo trovai quella sera. Con il tempo ho imparato a conviverci, conosco la posizione anche della scheggia più piccola. Osservo quei frammenti, ma solo per evitarli: ognuno di essi è la minuscola e distorta riproduzione di ciò che era e doveva essere. Inavvertitamente, inevitabilmente, di notte, tentenno nel buio e li sfioro. Lo stomaco si stringe. Ma è un attimo.

Giocare con il gelido alluminio, senza coscienza, come se fosse la prima volta. Maneggiare il vetro tagliente, senza sanguinare. Forse, un giorno.

Stuart D. (15 Luglio 2011)

Aluminium

Category: Novels
3