The Tower of Babel
E’ il terzo Cointreau. No. Non è vero. Ho mentito. Ne ho bevuti molti di più. E’ il settimo terzo Cointreau che ingurgito. Lo sento scendere lungo l’esofago e rimbalzare sulle pareti dello stomaco. A breve verrà filtrato dal fegato e trasformato in proteine, zuccheri, grassi, feci e urina. Forse sono i reni che si occupano di questo vitale processo? O il pancreas? Le conoscenze che ho, in materia di apparato digerente, si limitano a poche rudimentali regolette: se mangi tanto ingrassi, se mangi poco dimagrisci, se bevi troppo dici cazzate e poi vomiti e poi ti addormenti e poi ti svegli e poi ti senti una merda (del tipo bovino: grande, floscia, puzzolente).
Non sono neanche bravo a rollare le canne. Ho i polpastrelli troppo lisci, un blocco psicologico o più semplicemente sono privo di questo specifico talento. Infatti quella che sto fumando ricorda molto uno Zeppelin deforme che va a fuoco, un bizzarro tizzone che si sgonfia tra le dita.
Questo triviale cappello introduttivo ha un senso. L’analogia tra le parole che si scambiano gli innamorati e la biblica Torre di Babele non mi sarebbe venuta se non mi trovassi in un pericoloso (visto il mio sadomasochismo non-solo-intellettuale) stato di coscienza alterata.
Della Torre di Babele si parla nella Bibbia, precisamente nella Genesi (11, 11-9). Gli uomini decisero di costruire nell’attuale Mesopotamia un edificio altissimo. Tanto elevato da toccare il cielo, e quindi Dio. Ma Dio, di cui è nota la totale mancanza di sense of humour, cosparse il cantiere di insana follia, tanto che muratori, imbianchini e carpentieri cominciarono a parlare lingue diverse, non capendosi più. Il progetto naufragò e la Torre di Babele divenne la prima opera pubblica incompiuta della storia.
A molti amanti succede la stessa cosa. Nel loro cuore custodiscono sogni e aspettative, le loro parole trasudano profondità, gioia, sentimento. Costruiscono insieme, frase dopo frase, un castello fatto di complicità, passione e amore. Ma quando stanno per raggiungere (talvolta quando hanno già raggiunto) il paradiso avviene qualcosa di non ben definito che progressivamente devasterà la loro comunicazione. E come i biblici manovali cominceranno a parlare lingue diverse: la dolcezza verrà percepita come offesa, un consiglio diventerà una critica, una considerazione diventerà un attacco frontale.
Nel 2007 viviamo di comunicazione. Cellulari (con tariffe agevolate per rompere i coglioni a chiunque a qualsiasi ora), Email, Instant Messaging e forum e quant’altro. Si studia la PNL (programmazione Neuro linguistica), ci si circonda di tante stronzate per comunicare il nostro benessere al prossimo, ormai anche durante una normale chiacchiera tra ubriachi ci si atteggia come i reclusi del Big Brother. Non conta cosa si dice ma come lo si dice.
Le relazioni che vivono unicamente di parole, sono destinate a morire.
Se solo gli innamorati riuscissero a rimanere in silenzio senza per questo sentirsi vuoti, non ci sarebbe dinività capace di sottrar loro il diritto di accedere al Paradiso.
Per tale ragione sono un peccatore. Le mie parole hanno rovinato tutto. E non merito il Paradiso. E tutto sommato non lo voglio. Non lo voglio più. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Chiudi quella cazzo di bocca. Adesso.
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Originariamente pubblicato su “U l t r a t a s t e d” nel 2007
Riferimento su Archive.org (Wayback Machine), 26 Febbraio 2007
- Posted by Stuart D at 03:27 am
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