Sequoia Noise

Published On 19 agosto 2009 | Memorabilia | di

Nell’aria risuona il silenzio delle mie labbra che non stanno percorrendo la tua schiena, delle mie mani che non stanno colpendo le tue natiche e della mia pelle che non si sta scaldando sulla tua (secondo una delle più sputtanate Leggi della Termodinamica); i tuoi gemiti non fanno rumore, cammini a due metri dal pavimento per non farti sentire.

Il folle tenta di abbattere una sequoia con un cuscino. Io sono quel folle. E potresti esserlo anche tu, se solo fossi profonda abbastanza da volerlo. Le nostre emozioni produrrebbero il medesimo rumore: intenso ma ovattato, caldo ma breve.

Non sei morta, non dormi, non sogni. Semplicemente non sei qui.

Sono in ritardo. Come sempre. Uno dei pochissimi narcisistici vezzi che mi concedo (boxer firmati a parte). Mi attendi. Fa freddo. Il dolce pensiero di te che ti torturi nel dubbio. Sorrido al pensiero che ti vendicherai, lasciandomi nel limbo di ciò che sarebbe stato e non sarà mai. E lo farai con quella violenza di cui solo il silenzio e l’indifferenza possono macchiarsi.

Mi allontano. Ti allontani. Ora esisti. Dentro di me. Una piccola cicatrice sulla corteccia che si confonde tra altre: incisioni inflitte e subìte, un quadro surrealista, un mosaico di immagini che si incrociano e si fottono a vicenda dando vita a forme e colori astratti che solo la memoria e la lucida pazzia riescono, talvolta, a spiegare.

Non sei viva. Ed è per questo che ti auguro di vivere. Vivere per davvero, e non solo secondo la tua limitata percezione dell’esistenza. Prima o poi.

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Originariamente pubblicato su “U l t r a t a s t e d” nel 2007

Riferimento su Archive.org (Wayback Machine), 12 Ottobre 2007

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