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Mary (the complete collection)

Riunisco in un’unica pagina i tre brani della “Mary situation” (2007), una fiction tragicomica e sadomasochistica fatta di amore, repulsione, fuga, abbandono, morte (presunta).

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Lucky guy on Saturday night

Web archive (Wayback Machine) reference, 3 novembre 2007

This is a message. This is an open letter. This is an useless post. This represents my motherfucking attitude. Mi ucciderai. Ed ecco come. Goddamn you r gonna kill me, Mary.

Sto ascoltando la canzone più bella di questo fine autunno. “Beware of the dog” di Jamelia, un fork di Personal Jesus dei Depeche Mode su cui il produttore di quest’adorabile negretta (nel vero senso della parola, mai vista una donna che susciti desideri foot fetish come lei…) ha compilato un pezzo funky-power-pop da urlo. Il classico ritmo che riesce a sdrammatizzare la sveglia alle 7,00, il babbo natale di pezza che pende sul mio terrazzo, le purulente cicatrici sui polsi che ancora non mi fanno dormire.

Senza accorgermene batto i piedi sul pavimento. I miei vicini invece notano il solaio tremare e a colpi di scopa, bestemmie e telefonate anonime mi intimano di smettere.
Ricevo un’email da Mary.

Attimo di imbarazzo. Fumo una Camel (si, fumo anche!). Perchè cazzo fai finta di tenere a me? Ti rispondo qui, e ora. Sono troppo ubriaco per chiamarti, ma sono lucido abbastanza da dedicarti una lettera.

Sono pazzo, Mary. Devi saperlo prima che possa farti del male. Mi ami perchè sono sempre tranquillo, timido, indipendente da abbracci sorrisi strette di mano amici e nemici. Perchè scrivo bene e lasci scie organiche sulla sedia quando leggi le mie lettere. C’è il caos dentro di me, un uragano di violenza che a malapena riesco a contenere e che un giorno esploderà in tutta la ferocia. Passerò con un caterpillar sopra qualcuno, e non voglio che tu sia lì.

Potevi chiamarmi, però.

Sabato ci vedremo. La bella notizia è che da te, Sabato, ci verrei anche a piedi, in ginocchio, sgranando un rosario e immolandomi in nome di San Gennaro (o un altro santo di equivalente compiacenza). E se non hai cambiato idea, nonostante il destino mi abbia boicottato con una sodomia preterintenzionale assurda, ci sarò.

Stabiliamo tranquillamente i ruoli.

Tu sarai la strafiga, io lo sfigato che verso la fine del film, dopo averne passate di tutti i colori (mentre la già citata figona se ne passava di tutti i colori) , riesce ad avere la sua lucky night.
Quindi pretend you’re a diva, cammina un metro sopra il terreno (terreno che per decenza non bacerò, sappilo), non parlarmi, se non vuoi, ma non tirarti indietro. Non sono un eroe, tu non sei un’eroina (e non sei eroina), siamo solo spazzatura come tutti ma sarà bello fare finta di far parte di qualcosa di importante, del nostro B-movie. Mi esalterò guardando i miei sogni cadere in pezzi, leggendo nei tuoi occhi il disgusto, l’odio e la rabbia che ti porteranno ad uccidermi.

Io non ho nulla da perdere. Non ho proprio un cazzo da perdere. E’ merda ciò che mangerò. Ma almeno concedimi un po’ di mayonaise. Renderà il tutto più facile da digerire.
Scapperai come hai fatto dopo quella notte, fuggirai in e da quel fottuto buio. Ricordo la tua pelle, liscia, profumata, istigazione al cannibalismo, la tua voce leggermente roca, le tue risate, il tuo nasconderti, i tuoi insulti. Blame on me, damn.

Scappa ora, Mary. Altrimenti uno di noi non sopravviverà.
Ti amo, e non posso correre troppo velocemente. Non riesco a prenderti.
Kill me.

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Worms

Web archive (Wayback Machine) reference: 3 Novembre 2007

Visto? Sono morto.

Odio avere ragione. Cazzo! Avevo previsto tutto.
Sento ancora i tuoi fottuti sputi sul viso, le tue risate nelle orecchie, il tuo disgusto negli occhi. I miei. Ormai non sento più nulla. Potrei anche essermi pisciato nei pantaloni. Che importa ormai?
Tutto sommato non è così male. L’unico vero fastidio sono i vermi. Cristo non li sopporto, viscidi e voraci, mangiano la mia carne e la trasformano in concime.

Sto mutando in merda, lentamente.

Potrei diventare uno spettro e tormentare le tue notti future, motherfucking bitch from hell.
Ma non lo farò. Sarò uomo, più da morto che da vivo. Quel tizio sempre felice e ottimista che ti accoglieva con un sorriso e ti desiderava con l’ingenuità di un bambino, si avvicinava con il cuore pronto ad esplodere, che ti aveva confuso con il 50% di qualcosa di importante ora non c’è più.

Sono merda. E tu lo hai sempre saputo.

Come un gatto mi donavi i topi morti che avevi catturato. Lascia perdere, non so più che farmene. Ho lo stomaco pieno di quella spazzatura che rivendevi come emozioni. Sto per vomitare. Sei più maschilista di me, perchè sai benissimo che saranno in molte a pagare per quest’omicidio. E’ questione di equilibrio cosmico, niente di meno: do not underestimate it.

Sto dissolvendomi, lentamente.

Sappi una cosa. Tu non hai fatto nulla di diverso da ciò che ti ho permesso di fare, da ciò che volevo tu facessi, da ciò che pretendevo da te. You think you were in control. Il tuo libero arbitrio non ha valore. Non sei nulla e non sei mai stata nulla per me. Se soffro, se muoio, se sparisco è perchè io ho bisogno di tutto questo. Sei una sottile linea in un disegno che non puoi capire. Tutto questo è inutile, non troverebbe giustificazione neanche come regalo riciclato e non è con me che riconquisterai la tua perduta verginità.

Mi sono dissolto. E sei troppo stupida per rendertene conto.

Non esisto più. Sono protagonista di una purificazione che passa attraverso il rifiuto, l’abbandono, la sofferenza. Un contrappasso necessario, anticipazione della mia più importante trasfigurazione: l’ultima. Sono già lontano, tu sei lontana. Nuova aria riempie i miei polmoni, passa attraverso le mie ossa, rinfresca i miei muscoli; sono ancora un po’ sporco di te e del pattume che definisci vita ma non è una sensazione insopportabile. Non esisto più. E’ l’ultimo favore che ti faccio.

Non me n’è mai fregato nulla. Sei merda, come me.

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Mary, Epilogue

Web archive (Wayback Machine) reference: 2 referenze, 1 maggio 2007 e 3 novembre 2007

Un uomo non deve specchiarsi nello sguardo delle donne che lo amano, ma in quello delle donne che lo respingono. Perchè in loro c’è sempre un po’ di lui . Quindi stammi lontano, Shakespeare!

Erano anni che non bevevo una Ceres di prima mattina. Informo quei tre cazzoni che mi leggono che la scomoda guest star di questo blog, Mary, non troverà più spazio su queste pagine.

L’infelice epilogo di questa storia era stato ampiamente pronosticato, eppure fino all’ultimo avrei ben volentieri puntato 1 euro su un sorprendente happy-ending.
Ma la mia vita non è un romanzo di Coelho e non sono mai stato un bravo scommettitore.

Tra insulti, silenzi, incomprensioni, minacce, recriminazioni, fughe, ritorni: ecco come finisce la ‘relazione’ (termine iperbolico, lo ammetto) tra due persone che viaggiano nella stessa direzione, ma su due binari diversi.

L’emozione di baciare le tue labbra, il tuo ribrezzo per aver baciato le mie. Il desiderio di sfiorare la tua pelle, il disgusto per aver dormito vicina a me, il tuo piede (destro) che segue nella penombra del mattino le linee del mio torace, disegnando nella tua mente un’immagine orripilante, la mia gioia nel vederti sorridere, la tua rabbia nel vedermi sorridere, e quando tu… NO. Sto per vomitare, cazzo. Sto cercando di rendere profonda e poetica la più banale delle situazioni pseudosentimentali. Storie così ne nascono e muoiono ogni giorno, in ogni parte del mondo. Noi non siamo diversi, Mary. Non siamo migliori. Siamo solo due pezzi di sanguinolenta carne che camminano, che un giorno verranno sotterrati e digeriti. Niente di più.

Oggi ti odio, Mary. E non ti odio perchè non mi hai amato come desideravo. Non ti odio perchè mi hai mentito. Non ti odio perchè ho capito che l’unico problema è la mia non conformità ai tuoi inderogabili standard di bellezza. Ti odio perchè a causa tua ho tristemente compreso quanto superficiale e vuoto io sia sempre stato.

Il passato è una zavorra di cui mi libero facilmente, potessi farei alla griglia il mio stesso cordone ombelicale, la cura di bellezza che il tempo effettua sui ricordi, sui miei non ha effetto alcuno. Per questa ragione non esiste persona che abbia più o meno orbitato nella mia vita che potrebbe, oggi, donarmi nuove emozioni. Ma ciò non toglie che io debba rispetto alle donne che mi hanno amato: ho il dovere morale di essere sempre all’altezza dell’immagine che avevano di me, in ogni momento e circostanza della mia vita.

Continuare a fare il piccolo perdente inseguitore, subalterno dei tuoi invadenti ex amori e dei tuoi amici immaginari, in nome di un tuo sorriso, di un tuo minimo cenno, significherebbe offendere e rinnegare ingiustamente i sentimenti di persone che, al contrario di te, avrebbero fatto di tutto per rendermi felice.
Persone meravigliose che ho deriso, sfruttato e da cui silenziosamente e vigliaccamente sono scappato. Usavo la loro sofferenza come propellente per alimentare la mia superbia, dileguandomi -senza pagare il conto- solo quando i loro lamenti si trasformavano in fastidio. Mi credevo un Dio. Ma un Dio, per definizione, è perfetto. E io non lo sono. Tu non lo sei.

E ora non mi rimane che l’ambizione di diventarlo davvero, un Dio. Le cose che odio di te sono le cose che, oggi, odio di me. E non voglio essere così.

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Mary special guest in:

Prince of RSM – 1

Web archive (Wayback Machine) reference: riferimenti da 4 Febbraio 2007 a 3 novembre 2007

Breve e doverosa (si offenderebbero, altrimenti) premessa. Mi trovo a Ferrara in questo momento, ospite di Tommaso, Monica I e Monica II, rampanti thirty-something che condividono 120 mq arredati Ikea e dotati di Wi-Fi nel quasicentro della città; il clima a tratti demenziale che si respira qui (in alcuni momenti mi sento come in un remake di Three’s company), farebbe tornare il sorriso anche al cugino depresso di Nosferatu. Grazie per l’inaspettata ospitalità e per i 2 lt. di Lambrusco.
In valigia ho messo tutto ciò che mi serve. Due boxer, due magliette, camicia, calze… l’abito buono adagiato su una gruccia, una compilation su CD masterizzata all’ultimo minuto, cellulare, notebook e relativi caricabatterie.

Lascio a casa “Un ragazzo” di Nick Hornby; fingo di dimenticare i “sostitutivi del pasto”, che ultimamente costituiscono la mia unica fonte di nutrimento, e Mary non partirà con me.

Non ti chiamerò, Mary. Puoi scommetterci la tua stronza vita che non lo farò. Piuttosto pagherò (5,00 €) un albanese perchè mi sgozzi, piuttosto fonderò il telefono umiliandomi -per ore e per finta!- con una mia ex, piuttosto sfiderò a testate un tir sulla A1 [truck vs man, truck always wins], ma non ti cercherò.

Headin’ to Republic of Saint Marino

La fitta e grigiastra nebbia spalmata sull’autostrada rende il viaggio più triste e monotono e amplia questa fastidiosa sensazione di solitudine; i vetri parzialmente appannati mi isolano ulteriormente da questo spettrale contesto. Sono un minuscolo ed insignificante puntino che si muove a 100 km/h verso sud seguendo le linee della seconda corsia, quella dei non-troppo-veloci e dei non-troppo-lenti, della verità che risiede nel mezzo, della mediocrità.

Mi giro verso il lato passeggero e uno strano ghigno si disegna sul mio volto. Per un attimo intravedo la sagoma di una donna (che non nomino più per limitare la crap-density) che sorride e canta. Per un attimo intravedo la sagoma di una donna (che non nomino più per limitare la scum-density) che ride e balla. Per un attimo intravedo la sagoma di una donna (che non nomino più per limitare la bullshit-density) che sorride, canta, ride e balla. Con un altro uomo.

Mi fermo in una piazzola di sosta. E’ solo un pit-stop, stronzi. Mi bastano 2 minuti. Il tempo necessario a togliermi la giacca di pelle e rimanere in camicia, stappare la bottiglia di Gewurztraminer che avevo portato per l’occasione e organizzare una generos(issim)a degustazione sul posto. Il freddo penetra attraverso il cotone senza trovare resistenza, lo stomaco mi si contrae e sono costretto a serrare con forza la lingua sul palato per non restituire immediatamente il vino a madre terra.

Mi rimetto alla guida. Chi è il mediocre? Ho la bottiglia di traminer incastrata tra le gambe come fosse una protesi fallica. Chi è il perdente? Alzo il volume dell’autoradio a livelli proibitivi. Attaccano i Korn con “Here to stay”: This state is elevating, as the hurt turns into hating, Anticipating all the fucked up feelings again! Premo sull’acceleratore. 120, 130, 140 km/h… i cartelloni indicano nebbia e il limite di 50 km/h… 150 km/h … Sorpasso un autotreno, lo spazio per passare è angusto … 160 km/h … Canto a squarciagola: The hurt inside is fading This shit’s gone way too far… sorpasso una station wagon farcita al gusto di “famiglia unita e felice”. Stammi lontano, i tuoi figli non devono pagare per tutto questo!

Esco a Rimini Sud verso le 20.30. Sono ubriaco. Ora, se non altro, sarei in grado di riconoscermi allo specchio.
L’ultimo centilitro di vino lo trangugio di fronte allo sguardo esterrefatto del casellante, a cui sorrido con disinvoltura. Prima che tu possa avvertire la Stradale sarò già lontano. Buon anno, maritino. Lo sai che cosa sta facendo in questo momento tua moglie? Tranquillo, fratello, ti capisco benissimo.

Durante il periodo natalizio i laboratori dell’Eminflex sono chiusi e adoro spacciarmi per consulente seo & web visibility. L’incontro a San Marino con il mio nuovo cliente è fissato per domani mattina. Mi è stata prenotata una camera (si rivelerà poi essere una specie di suite) presso il Touring Hotel di Miramare, Rimini.

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