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	<title>Being Stuart</title>
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	<description>Stuart Delta sito ufficiale</description>
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		<title>LIBERATOR</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 20:57:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stuart D</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Defense Distributed (un&#8217;associazione no-profit fondata da Cody Wilson, 25enne texano) ha progettato e testato in un poligono di tiro una pistola a colpo singolo. Nulla di sconvolgente, nel Paese del Secondo Emendamento. L&#8217;arma, tuttavia, è stata realizzata in plastica con una stampante 3D e i file CAD, in formato STL, sono stati rilasciati attraverso il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Defense Distributed (un&#8217;associazione no-profit fondata da Cody Wilson, 25enne texano) ha progettato e testato in un poligono di tiro una pistola a colpo singolo. Nulla di sconvolgente, nel Paese del Secondo Emendamento. <strong>L&#8217;arma, tuttavia, è stata realizzata in plastica con una stampante 3D e i file CAD, in formato STL, sono stati rilasciati attraverso il sito internet defcad.org, con licenza gratuita sia per uso commerciale che personale</strong>. E&#8217; l&#8217;inizio di una rivoluzione nel campo dell&#8217;autodifesa o si tratta per lo più di una provocazione politica? Il dibattito è aperto.<span id="more-1458"></span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/drPz6n6UXQY" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<h3>Liberator: Esiste realmente</h3>
<p>No, non è una bufala. <strong>Liberator</strong>, questo il nome del progetto, esiste realmente. Il modello funzionante mostrato nel video è stato realizzato con una stampante <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.stratasys.com/3d-printers/design-series/performance/dimension-1200es" target="_blank">Stratasys Dimension SST 3D</a></strong></span>, che funziona per sovrapposizione di strati di circa 0.25 mm. Negli Stati Uniti, a seguito del blocco della distribuzione dei file imposto dall&#8217;<em>US Department of Defense Trade Controls</em> ai gestori del sito, si è aperto un vero e proprio dibattito sull&#8217;effettiva legalità di un progetto come questo. Da un punto di vista prettamente formale, gli autori hanno semplicemente pubblicato una serie di file CAD che possono essere materializzati attraverso una stampante 3D. Dell&#8217;assemblaggio e del reperimento dell&#8217;unico pezzo metallico (un chiodo, che fungerà da percussore) e del necessario proiettile, se ne dovrà occupare l&#8217;utente finale. Da un punto di vista legale invece le autorità statunitensi stanno valutando se l&#8217;operazione non possa configurarsi come una vera e propria &#8220;esportazione internazionale di armi&#8221;.</p>
<h3>100.000 download prima del blocco da parte della autorità.</h3>
<p>Il ché significa che i file sono ora ancor più facilmente scaricabili in luoghi diversi dal sito ufficiale. Prevedibile, data la sistematica reazione che ha la Rete nei confronti della censura e l&#8217;ostinazione delle autorità a sottovalutare l&#8217;Effetto Streisand.</p>
<p>Per la cronaca: sì, dispongo dei blueprint, che ho visionato con <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://sourceforge.net/projects/stlviewer/" target="_blank">STL Viewer</a></span> di Cravesoft per Linux. No, non troveranno spazio sul server che ospita questo blog, né ora né in futuro.</p>
<h3>Funziona?</h3>
<p>Da un punto di vista offensivo e difensivo, la Liberator, è assai poco minacciosa. La canna è cortissima e la struttura, in ABS, troppo leggera per conferire al proiettile accuratezza e gittata; nel video di presentazione, non a caso, viene inquadrato lo sparo, non l&#8217;eventuale bersaglio. Il colpo singolo, inoltre, già di per sé un limite, rende la pistola inadatta ad uno scontro a fuoco, in quanto per essere ricaricata va smontata quasi completamente. Dopo appena un paio di colpi, comunque, tenderà ad essere potenzialmente letale per la mano che la impugna. Diciamo che è una <em>usa e getta</em> che può tornare utile per suicidarsi in modo originale o per ammazzare qualcuno sorprendendolo alle spalle con un&#8217;astuta manovra ninja.<br />
Si sa, il capostipite non è mai perfetto. Non è da escludere che questo sia l&#8217;inizio di un numero sempre crescente di progetti similari che evolveranno sul piano dell&#8217;affidabilità e della pericolosità. Il claim di <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://defdist.org/" target="_blank">DefDist</a></strong></span>, <em>The Dawn of Wiki Weapons</em>, sembra auspicare proprio la nascita di un movimento di armaioli nerd.<br />
Al momento le stampanti 3D sono ancora largamente inaccessibili (un modello economico di piccole dimensioni non costa meno di 1500,00 €, a cui bisogna aggiungere il costo di polveri e fissanti), ma non ci vorrà molto perché i prezzi inizino a scendere e diventino macchine comunemente presenti di fianco al pc domestico.<br />
Pare assai poco fantascientifico e men che meno remoto lo scenario di avere un&#8217;arma da fuoco a portata di click. Per chiunque e ovunque, anche in Paesi in cui il controllo delle armi è più rigoroso che in America. In Inghilterra, ad esempio. O in Italia.</p>
<h3>Questione etica, legale o tecnologica?</h3>
<p>Non spetta a me risolvere la questione etica o legale della questione. Negli Stati Uniti, del resto, il dibattito verte più sui pericoli indiretti derivanti dalla non tracciabilità e non rilevabilità delle armi 3D, più che sul loro possesso. In Europa, inclusa l&#8217;Italia, produrre in casa una Liberator soddisferebbe solo parzialmente le proprie esigenze di autodifesa, visto che di ben difficile legale reperibilità sarebbe l&#8217;elemento essenziale: il proiettile (un calibro .380).<br />
Inoltre sono pronto a scommettere che quando le stampanti 3D troveranno spazio anche sugli scaffali del Carrefour, gli oggetti che verranno materializzati con più frequenza saranno falli finti e oggettistica pornografica assortita.</p>
<h3>Il dubbio che mi pongo.</h3>
<p>Posto che con una Liberator in tasca non mi sentirei più cazzuto che con un coltello da cucina o una cerbottana, la domanda che -non solo io- mi pongo è: <strong>se ogni persona al mondo</strong>, inclusi bambini, adolescenti e chiunque padroneggi la tecnologia per costruirla, <strong>avesse una Liberator in tasca</strong> (un colpo e se ti va male te la sbrighi a mani nude o con quello che ti offre il paesaggio), <strong>sarebbe realmente un mondo più sicuro?</strong><br />
Probabilmente sì. All&#8217;inizio. Se sai che una discussione o un diverbio può finire nel sangue perchè il tuo avversario è armato quanto te il rispetto per le sue opinioni sorge quasi spontaneo. Se sai che la tua vittima potrebbe farti saltare il culo con una specie di una pistola ad acqua, ci pensi due volte prima di rapinarla, violentarla o sequestrarla. Due soggetti che condividono la medesima probabilità di uccidere o essere uccisi trovano sempre il modo di coesistere. Insomma, all&#8217;inizio più che vera e propria pace, un clima di pace armata. Tra potenziali assassini.<br />
Questo finchè qualche furbo non penserà di avere un minimo vantaggio sul prossimo portando con sé due Liberator. Se sai che il tuo bimane interlocutore potrebbe avere un colpo a disposizione più di te non ci sono cazzi: devi avere due pistole anche tu. Fu per ragioni simili che Kālī divenne Dea presso gli induisti.</p>
<h3>Seriamente&#8230;</h3>
<p>Ci sono mille legittime ragioni per cui si potrebbe desiderare una pistola nella fondina quando si va in giro o nel cassetto del comodino vicino al letto. Ma ce ne sono almeno altrettante, se non di più, per rallegrarsi che il modello americano, che prevede il diritto dell&#8217;individuo di possedere un&#8217;arma (anche più di una) ben difficilmente sarà importato nel Vecchio Continente, e che resterà uno dei (tanti) motivi per non invidiare gli Stati Uniti.</p>
<h3>La più grande trollata del secolo</h3>
<p>Non devo neanche sforzarmi di essere cinico per credere che <strong><em>Defense Distributed</em></strong> abbia messo in piedi la più grande trollata di sempre.</p>
<p>L&#8217;illusione di potersi armare fino ai denti &#8220;stampando&#8221; pistole che facilmente esploderanno nelle proprie mani (la qualità di una oggetto stampato in 3D dipende dalla stampante e non tutti avranno una Stratasys <em>high end</em> in garage), legislatori che fanno le ore piccole per regolamentare la situazione, attivisti e genitori da un lato che protestano contro le armi nelle mani degli adolescenti, i primi omicidi &#8220;con armi 3D&#8221; ecc.</p>
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		<title>Avviso cambio server</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 11:26:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stuart D</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[Informazione di servizio] Cambiare hosting e migrare beingstuart.com su un server in Italia è una decisione che avevo maturato da tempo; un po&#8217; per pigrizia, un po&#8217; per scarsi volumi di traffico, questo spostamento era stato colpevolmente rimandato ad una data indefinita nel futuro. Praticamente: mai. Dopo aver chiuso la pagina su Facebook, la quale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>[Informazione di servizio] Cambiare hosting e migrare <span style="color: #800080;"><em>beingstuart.com</em></span> su un server in Italia </strong>è una decisione che avevo maturato da tempo; un po&#8217; per pigrizia, un po&#8217; per scarsi volumi di traffico, questo spostamento era stato colpevolmente rimandato ad una data indefinita nel futuro. Praticamente: mai.<span id="more-1451"></span></p>
<p>Dopo aver chiuso la pagina su Facebook, la quale monopolizzava gran parte del tempo da me dedicato alle comunicazioni pubbliche e all&#8217;<em>engagement</em> con lettori abituali e incidentali, sono tornato a scrivere con costanza e rinata passione sul blog che stai leggendo. Sono bastati paio di articoli e recensioni azzeccate perché l&#8217;attuale hosting, <strong>DREAMHOST</strong>, mostrasse tutti i suoi limiti: tempi biblici di attesa per accedere alle pagine, tempi di download dilatati all&#8217;inverosimile.</p>
<p>Se è vero che gli utenti che consultano abitualmente il blog, oppure coloro che giungono qui seguendo un link, sono disposti ad attendere pazientemente anche 1 minuto che le pagine si carichino, i lettori che arrivano da un motore di ricerca tendono ad essere più frenetici e meno pazienti, desiderosi come sono -giustamente- di ottenere in fretta le informazioni che cercano.</p>
<p>Non a caso Google, attraverso i suoi emissari, ha più volte ribadito che la velocità è un fattore determinante nell&#8217;assegnazione di una rilevanza ad una risorsa web (e quindi la sua presenza o meno tra i risultati di ricerca). Last but not least: Facebook non riesce ad estrarre immagini e snippet di testo se la pagina condivisa è troppo lenta. </p>
<p>In buona sostanza, rimanere con l&#8217;attuale configurazione hosting non causa solo un disservizio a chi legge, ma anche un potenziale danno (non solo di immagine) a me.</p>
<p>Ho quindi oggi dato il via al trasferimento presso altro server (hosting scelto: <strong>SERVERPLAN</strong>) che, si spera, sia rapido e indolore e che permetta a tutti, entro qualche giorno di accedere e navigare questo sito senza intoppi e bibliche attese.</p>
<p>Mi scuso quindi per la lentezza degli ultimi giorni, io e il mio staff tecnico stiamo lavorandoci.</p>
<p>Cordialmente,<br />
Stuart D.</p>
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		<title>Shotgun – Release 2</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 21:06:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stuart D</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Brevi e veloci come una raffica di mitra. Pensieri sparsi e parole in libertà condizionata. Equidistanti tra la non memorabilità e il dispiacere di lasciarle sfumare in un qualche polveroso cassetto della mente. Release 2. 10 Maggio 2013 Sei nel posto sbagliato nel momento sbagliato, figlia di puttana. Seriamente, non hai idea della stronzata che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Brevi e veloci come una raffica di mitra. Pensieri sparsi e parole in libertà condizionata. Equidistanti tra la non memorabilità e il dispiacere di lasciarle sfumare in un qualche polveroso cassetto della mente.<span id="more-1440"></span></h3>
<p><strong>Release 2</strong>. 10 Maggio 2013</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1261" title="mitra" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/04/mitra.png" alt="" width="64" height="64" /></p>
<p><em>Sei nel posto sbagliato nel momento sbagliato, figlia di puttana. <em>Seriamente, non hai idea della stronzata che hai fatto presentandoti qui senza invito&#8230;! </em>Hai qualche secondo per dartela a gambe, dopodiché ti faccio saltare il culo! </em></p>
<p>(parlare con una mosca che è entrata dalla finestra, immaginando di essere Clint Eastwood&#8230;)</p>
<p><img title="mitra" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/04/mitra.png" alt="" width="64" height="64" /></p>
<p>Sentire mio padre che prova, senza riuscirci, ad intonare &#8220;<em>Nel blu dipinto di blu</em>&#8221; è una mano che mi strangola all&#8217;altezza del cuore. Cambio canale, l&#8217;ho sempre considerato un brano noioso e sopravvalutato. Il fatto che sia la canzone più famosa d&#8217;Italia qualifica l&#8217;Italia, non la canzone. Che merda, esclamo, sorridendo. Stappo una bottiglia di Nebbiolo. Brindiamo alla nostra salute, gli dico, riempiendo il suo bicchiere. Lui lo afferra, la mano, il braccio, gli tremano. Senza che se ne accorga, con le dita, lo aiuto a correre lungo quell&#8217;infinita distanza che separa il tavolo dalla sua bocca. Strana divergenza percettiva. Per lui  è solo un sorso di inutile alcool, per me è l&#8217;ultima volta che berrà con me. Stronzo, penso, stronzo, me lo devi quest&#8217;ultimo brindisi! Riesce a malapena a bagnarsi le labbra. Lo bacio sulla fronte. Esco dalla stanza e le lacrime mi salano il volto. Stronzo.</p>
<p><img title="mitra" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/04/mitra.png" alt="" width="64" height="64" /></p>
<p><strong>L&#8217;imprinting di una relazione.</strong></p>
<p>Chiunque abbia frequentato dei corsi di comunicazione si è trovato ad affrontare questo simpatico (preciso: sono sarcastico, è patetico da far tenerezza!) giochetto sociale.</p>
<p>Ci si siede in cerchio. Ogni partecipante ha un foglietto appiccicato sulla fronte. Su di esso è scritta una caratteristica, casualmente scelta, estratta democraticamente a sorte. &#8220;<em>Autorevole</em>&#8220;, &#8220;<em>Sfigato</em>&#8220;, &#8220;<em>Sexy</em>&#8220;, &#8220;<em>Competente</em>&#8220;, &#8220;<em>Volenteroso</em>&#8220;, &#8220;<em>Perdente</em>&#8220;, &#8220;I<em>gnorante</em>&#8220;,  ecc.</p>
<p>Tutti possono leggere le caratteristiche degli altri, ma <span style="text-decoration: underline;">non possono sapere la propria</span>.</p>
<p>Quando ad ognuno dei componenti del gruppo è assegnata un&#8217;etichetta, si intavola una discussione di un qualsiasi genere: sport, spettacolo, sesso, televisione, non importa. Quando uno prende la parola, <span style="text-decoration: underline;">gli altri del gruppo dovranno interagire con lui non in base a cosa dice, ma in base alla sua caratteristica</span>.</p>
<p>Immediatamente prendono vita scene grottesche come l&#8217;&#8221;<em>ignorante</em>&#8221; che dice <strong><em>2+2=4</em></strong> e il gruppo che lo contraddice, deridendolo, oppure la &#8220;<em>Sexy</em>&#8221; che si lancia in una colta citazione e il gruppo che assume le sue parole come un tentativo di flirtare, oppure ancora all&#8217;&#8221;<em>Autorevole</em>&#8220;, cui sono perdonati, anzi, applauditi, sfondoni tipo &#8216;<em>Freddy Mercury è un ottimo attaccante, ma non dà mai manforte alla difesa&#8217;</em>.</p>
<p>La società, del resto, funziona così.</p>
<p>Triste? Sì. Vero? Purtroppo sì. E nelle relazioni sentimentali, che sono una riduzione in scala microscopica ed esclusiva di un normale rapporto sociale, lo scenario è identico. Passi il primo appuntamento, in cui è categoricamente proibito essere se stessi. Passi il secondo, che  nella maggior parte è solo <em>petting</em> preso molto, molto, alla lontana. Ma dal terzo appuntamento in avanti, immaginatevi con un foglietto bianco piantato in fronte. Da cosa dite, come vi comportate, dipende la parola che il partner ci scriverà sopra. Voi non la saprete mai. Ma è ciò che il partner pensa di voi. Vi amerà alla follia per quella parola e allo stesso modo un giorno vi detesterà per quella parola.</p>
<p>Non dimenticatelo.</p>
<p><img title="mitra" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/04/mitra.png" alt="" width="64" height="64" /></p>
<p>Se &#8220;<strong><em>&#8230;.E I MEDIA, I TELEGIORNALI, NON NE PARLANO!!!!!1!!1!</em></strong>&#8220;, nella maggior parte dei casi è perché:</p>
<ol>
<li>E&#8217; una stronzata;</li>
<li>è una notizia vera, ma di 5 anni fa;</li>
<li>è una stronzata, di 5 anni fa.</li>
</ol>
<p><img title="mitra" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/04/mitra.png" alt="" width="64" height="64" /></p>
<p>Durante un colloquio di lavoro, cerca sempre di essere te stesso. A meno che tu quel posto non lo voglia davvero, s&#8217;intende. Ah, dimenticavo: travestirsi da Batman non è comunque mai una buona idea.</p>
<p><img title="mitra" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/04/mitra.png" alt="" width="64" height="64" /></p>
<p>Questa mattina mi sono stati accreditati i guadagni delle vendite di &#8220;<span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.lulu.com/it/it/shop/stuart-delta/gambler-inside/paperback/product-20347391.html" target="_blank">Gambler Inside</a></strong></span>&#8221; fatte nel 2012. Sarei ricchissimo, se vivessi in Cambogia e fosse il 1954. Comunque ho deciso: darò l&#8217;intera somma in beneficenza. Posso tranquillamente permettermi, ad esempio, di adottare un bambino del terzo mondo. Per circa 6 minuti.</p>
<p><img title="mitra" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/04/mitra.png" alt="" width="64" height="64" /></p>
<p>Velleitario e masochistico desiderio di un&#8217;esistenza senza nemici. Ciechi oppositori necessari quanto gli amici. Perfettamente equidistante tra chi ti odia e il pubblico sempre compiacente c&#8217;è chi sei realmente. Umano e libero da predatori naturali.</p>
<p><img title="mitra" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/04/mitra.png" alt="" width="64" height="64" /></p>
<p>Non importa quanto cattivo, muscoloso e cazzuto tu sia. Se un bambino di 3 anni ti mette un telefono giocattolo in mano tu dirai: &#8220;<em>Prontoooooo????</em>&#8220;. Matematico.</p>
<p><img title="mitra" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/04/mitra.png" alt="" width="64" height="64" /></p>
<p><strong>CHEF</strong></p>
<p>Lo scoprirono che era ormai diventato ghiacciato e inservibile.</p>
<p>Lo osservarono, lo annusarono, lo leccarono, e lo seppellirono in una risata.</p>
<p>Nascosi il gustoso piatto della vendetta per lasciarlo raffreddare.</p>
<p>Ma, colpevolmente, me ne dimenticai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Comprare un orologio e scegliersi complici migliori.</p>
<p>Non sono Bryan Adams, non canto la libertà nella devozione.</p>
<p>E&#8217; solo un incubo e terminerà non appena aprirai gli occhi, questo mi dissi.</p>
<p>Ma, colpevolmente, me ne dimenticai.</p>
<p><img title="mitra" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/04/mitra.png" alt="" width="64" height="64" /></p>
<p>Quando cedi il passo ad una donna e, con la voce di Morgan Freeman, le dici: &#8220;<em>Prego, prima le signore&#8230;</em>&#8221; in realtà lo fai perché vuoi vederle il sedere&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>The Gerber Syndrome &#8211; Il Contagio</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 13:53:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stuart D</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reviews]]></category>

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		<description><![CDATA[[Recensione] Avvincente, sorprendente e coinvolgente horror mockumentary italiano, citazionista quanto basta, iperrealistico, che inquieta lo spettatore attraverso la fedele rappresentazione della natura umana e dei drammi che porta con sé, evitando accuratamente scorciatoie splatter e sanguinolente. Torino, antica città operaia del Nord che, complice l&#8217;ormai più che ventennale crisi economica e il ritrovarsi sempre più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>[Recensione] <em>Avvincente, sorprendente e coinvolgente horror mockumentary italiano, citazionista quanto basta, iperrealistico, che inquieta lo spettatore attraverso la fedele rappresentazione della natura umana e dei drammi che porta con sé, evitando accuratamente scorciatoie splatter e sanguinolente.</em></strong><span id="more-1374"></span></p>
<p>Torino, antica città operaia del Nord che, complice l&#8217;ormai più che ventennale crisi economica e il ritrovarsi sempre più orfana di industrie e di aspettative generazionali è stata in grado, umilmente, con creatività e passione, di riciclarsi in un piccolo ma vivace polo artistico in cui musica e arti figurative non faticano a trovare spazi espositivi, séguito e, perché no, finanziamenti. L&#8217;ex capitale d&#8217;Italia sta ripercorrendo, pur con qualche lustro di ritardo, il cammino di declino e rinascita di Manchester, in Inghilterra. Ed è proprio in una Torino in cerca di un taglio netto del cordone ombelicale che la lega al proprio passato metallurgico che &#8220;<em>The Gerber Syndrome</em>&#8221; prende vita.</p>
<p>Non ricordo di averlo visto passare al cinema, potrebbe essere un<em> direct to video</em> oppure, anche e soprattutto perché horror indipendente italiano, aver fatto solo una breve toccata e fuga in remote sale poste sul picco di una montagna. Sono quindi ancor più felice della scelta patriottica che ho fatto da Media World la settimana scorsa acquistando il dvd di &#8220;<strong>The Gerber Syndrome &#8211; Il contagio</strong>&#8221; di Maxì Dejoie.</p>
<h3>La trama</h3>
<p>Di per sé la storia non è originalissima e si allinea ai tanti eredi di &#8220;<strong>Zombie</strong>&#8221; di George A. Romero. In chiave più moderna, sicuramente, infatti qui non abbiamo morti viventi bensì <em>infetti</em> da un virus che, agendo progressivamente sul sistema nervoso, rende chi ne è colpito incapace di coordinare i movimenti, aggressivo e, soprattutto, altamente contagioso. Un&#8217;idea di fondo molto simile a &#8220;<strong>28 giorni dopo</strong>&#8221; (Danny Boyle) e &#8220;<strong>REC</strong>&#8221; (Balaguero / Plaza). Proprio quest&#8217;ultimo deve aver colpito particolarmente l&#8217;immaginazione del regista Maxì Dejoie, visto lo stile di narrazione scelto (le riprese a mano) e una scena precisa che, per chi ha visto il film spagnolo, sarà immediatamente riconoscibile.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1402" title="the_gerber_syndrome_il_contagio" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/05/the_gerber_syndrome_il_contagio.jpg" alt="" width="620" height="281" /></p>
<p>Il film si apre in un momento intermedio della pandemia e si chiuderà con la pandemia ad uno stadio numericamente più avanzato. Che non si consideri, questo, uno spoiler. Non sono l&#8217;infezione, le sue origini (che non vengono del tutto spiegate) e la sua cura (che di fatto non esiste), il cuore della narrazione. L&#8217;infezione non è il fine, ma un tramite per introdurre drammi familiari, personali, presentare umanità varia e abbozzare qui e là un po&#8217; di denuncia sociale. Se gli zombie di Romero eravamo tutti noi, rincoglioniti dal consumismo e dalle lucine scintillanti dei centri commerciali, gli infetti di Dejoie sono i diversi, gli emarginati, i caduti in disgrazia, i quali, una volta conclamata la loro infezione, non hanno più possibilità di tornare ad una <em>vita normale</em>. Palese anche l&#8217;attacco allo Stato: estremamente rapido nell&#8217;istituire il C.S. e i centri di isolamento ma ingannevole nelle comunicazioni televisive e incapace, forse volutamente inetto, a trovare una definitiva soluzione al contagio.</p>
<p>Per veicolare le sue tesi, il regista sceglie, come già scritto, il formato del mockumentary; un falso documentario costruito sulle vicende del Dott. Ricardi (Sax Nicosia) e di Luigi (Luigi Piluso), un vigilante della CS, un organo di vigilanza istituzionale che ha il compito di prelevare gli infetti dalle famiglie e dalle strade e portarli in veri e propri campi di concentramento. Attraverso il Dott. Ricardi veniamo a conoscenza di Melissa, una ragazza agli stadi iniziali della malattia, le cui sorti costituiranno la parte più drammatica e straziante del film.</p>
<p>In mezzo a tutto questo Maxì Dejoie ci sbatte in faccia il ricco inventario di umanità varia che le circostanze e il format richiedono: interviste ai passanti (fortissimi i vecchietti con accento torinese), gli attivisti che vorrebbero la chiusura dei centri di contenimento, i giornalisti, quelli che organizzano ronde spontanee e caricano la loro giustizia sommaria su Youtube, i giovani fuori dalle discoteche che non si riesce a capire se sono infetti o solo sballati.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1403" title="the-gerber-syndrome-foto-dal-film" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/05/the-gerber-syndrome-foto-dal-film.jpg" alt="" width="620" height="281" /></p>
<p><small>Nel ruolo del fidanzato di Melissa, sulla destra, <strong>Nicola Marchitiello</strong>, più noto per aver prestato il suo volto alla pubblicità (es: Groupalia, GD Poker&#8230;)</small></p>
<h3>Giudizio sul film</h3>
<p><span style="text-decoration: underline;">In sintesi: davvero un bel film. Costruito con pochi mezzi ma con tantissima anima.</span></p>
<p>Gli attori, per lo più sconosciuti, fanno un eccellente lavoro di caratterizzazione. Su tutti ricordo Valentina Bartolo, che interpreta Melissa, che dà vita con Beppe Rosso (papà) e Pia Lanciotti (mamma), ad un dramma familiare davvero toccante. Il resto del cast, composto da non professionisti o quasi, svolge egregiamente la sua parte contribuendo, pur con errori di dizione, improvvisazioni e tempi sbagliati (si vede chiaramente che molti dialoghi non rientrano in uno script predefinito), ad uno scenario davvero realista che a mio parere è la vera forza del film. Reazioni e comportamenti dei personaggi, infatti, sono assolutamente plausibili sia nelle scene di maggiore concitazione e stress, sia nelle scene più intimistiche e drammatiche.</p>
<p>L&#8217;impianto è molto <em>televisivo</em>, sembra in alcuni momenti di assistere ad una docufiction di Discovery, ma ciò non stona nel disegno generale del regista, che è quello di sbattere sul video una vicenda che sembri più vera del vero. Mostrate questo film ad una vostra amica, magari un po&#8217; sempliciotta, e state pur certi che ad un certo punto vi chiederà: &#8220;<em>Ehi! Ma esiste davvero il Morbo di Gerber???</em>&#8220;.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1404" title="gerber-syndrome" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/05/gerber-syndrome.jpg" alt="" width="620" height="281" /></p>
<p>Le sequenze animate, esplicative del virus e delle sue conseguenze sul sistema nervoso, o la <em>pubblicità progresso</em> in cui appare una specie di Topo Gigio, risentono molto del basso budget, risultando quasi ingenuamente retrò e poveristiche. Artigianali, insomma, ma invero gradevoli e perfettamente funzionali. Magari è una scelta voluta, ma anche il finale, leggermente affrettato, dà quella sensazione un po&#8217;: &#8220;<em>Oh cazzo! Stanno finendo i soldi!!!</em>&#8220;.</p>
<p>Da evidenziare, infine, che al contrario di moltissime altre pellicole, in cui gli zombie sono solo la giustificazione per smembramenti a buon mercato e fini a se stessi (lo stesso &#8220;<strong>REC</strong>&#8221; da questo punto di vista non fa eccezione), in &#8220;<strong>The Gerber Syndrome</strong>&#8221; lo zombie/infetto/diverso è, come insegna Romero sin da &#8220;<strong>La notte dei morti viventi</strong>&#8221; (1968), veicolo metaforico di una ben precisa denuncia sociale.</p>
<h3>L&#8217;acquisto è consigliatissimo</h3>
<p>Chi mi legge sa che non sono solito a fornire consigli di acquisto così espliciti. Ma in questo caso mi sento di potere e dovere fare un&#8217;eccezione. Non perché sia una produzione italiana (come me) e nello specifico torinese (come me), ma perchè <strong>The Gerber Syndrome</strong> è un piccolo gioiellino horror, che non stonerà assolutamente nella vostra DVDteca (anzi!).</p>
<p>Inoltre, se si desidera smettere di elemosinare <em>precotti remake</em> dagli Stati Uniti (imminente quello de &#8220;<strong>La Casa</strong>&#8221; di Raimi, tanto per dire&#8230;), e si vuole veder tornare la cinematografia italiana di genere ai fasti di un tempo, quando Dario Argento e Lucio Fulci facevano il mercato, è il pubblico <em>in primis</em> che con le sue scelte e i suoi acquisti deve persuadere i produttori e finanziatori ad investire nell&#8217;horror di casa nostra.</p>
<p>Una volta tanto, una sola, lasciate perdere Torrent e Megavideo.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">The Gerber Syndrome <strong>(DVD)</strong></span></p>
<p>{rating}</p>
<p><small>Formato: Cofanetto, PAL, Schermo panoramico<br />
Audio: Italiano (Stereo)<br />
Lingua: Italiano<br />
Sottotitoli: Italiano, Inglese<br />
Formato immagine: 1.78:1<br />
Numero di dischi: 1<br />
Studio: Cde<br />
Data versione DVD: 23 apr. 2013<br />
Durata: 85 minuti</small></p>
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		<title>FDA sospende la licenza a Johnson &amp; Johnson. In India.</title>
		<link>http://www.beingstuart.com/250milliampere/fda-sospende-la-licenza-a-johnson-johnson-in-india.html</link>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2013 18:36:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stuart D</dc:creator>
				<category><![CDATA[asides]]></category>

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		<description><![CDATA[No, non è un debunk. Non ce n&#8217;è bisogno, in quanto la notizia è reale. Anche se, come da copione, è stata in meno di 48 ore gonfiata e stravolta a piacimento dai consueti parassiti dell&#8217;informazione, quelli che pensano più a quanti &#8220;like&#8221; possono ottenere che non a fornire notizie veritiere e fare ciò che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No, non è un debunk. Non ce n&#8217;è bisogno, in quanto la notizia è reale. Anche se, come da copione, <strong>è stata in meno di 48 ore gonfiata e stravolta a piacimento dai consueti <em>parassiti dell&#8217;informazione</em></strong>, quelli che pensano più a quanti &#8220;<em>like</em>&#8221; possono ottenere che non a fornire notizie veritiere e fare ciò che dovrebbero prefiggersi di fare: svolgere un utile servizio pubblico, alternativo alla carta stampata, ai telegiornali, alle radio, in generale a tutti quei media accusati continuamente di <em>censurare</em> informazioni &#8220;scomode&#8221;.<span id="more-1354"></span></p>
<h3>La notizia reale&#8230;</h3>
<p>Il 29 Aprile 2013 la FDA (Food and Drug administration) di <strong>Maharashtra</strong>, uno Stato dell&#8217;India Occidentale, ha revocato a Johnson &amp; Johnson la licenza di produrre cosmetici nello stabilimento di <strong>Mulund</strong>. Questo a seguito di un&#8217;indagine datata 2007  che portò a scoprire livelli non dichiarati di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ossido_di_etilene" target="_blank">Ossido di Etilene</a> in 15  lotti di prodotti &#8220;<strong>Baby Powder</strong>&#8221; (il talco per bambini). La sospensione sarà operativa a partire dal 24 Giugno.</p>
<p>Lo stabilimento di Mulund continuerà a produrre prodotti non cosmetici per la Johnson &amp; Johhnson (la sospensione della licenza riguarda infatti solo i cosmetici).</p>
<p>Anche se spesso, molto spesso, ambienti vicini al &#8220;green&#8221;, ai vegani, alla new age, <a href="http://www.floridinamica.com" target="_blank">floriterapia</a>  ecc. cadono nel tranello della disinformazione e del sensazionalismo fine a se stesso per arruffianarsi i lettori, fino ad abbracciare tesi complottistiche e alternative (chissà perchè&#8230;?) devo riconoscere che il sito <strong>GreenMe.it</strong> ha presentato in maniera <span style="text-decoration: underline;">corretta</span> la vicenda, segno che esistono per fortuna della piacevoli eccezioni nel web:</p>
<blockquote><p>Il famoso marchio di cosmetici Johnson &amp; Johnson ha perso la sua licenza per per produrre il prodotto nello stabilimento Mulund, sobborgo di Bomaby in India. Lo ha deciso la Food and Drug Administration indiana, dopo la scoperta risalente al 2007 di 15 lotti di talco per bambini in cui è stata rilevata la presenza di un pericolosissimo componente cancerogeno e fortemente irritante, l&#8217;ossido di etilene. L&#8217;ordine entrerà in vigore a partire dal 24 giugno prossimo e, nel frattempo, la società ha 90 giorni per fare ricorso.&#8221;</p></blockquote>
<p>Fonte: <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.greenme.it/consumare/cosmesi/10316-jhonson-e-johnson-ritirata-india" target="_blank">http://www.greenme.it/consumare/cosmesi/10316-jhonson-e-johnson-ritirata-india</a></span></strong></p>
<h3>&#8230;e la notizia predigerita e stravolta</h3>
<p>Maharashtra? Mulunda? India? E chi se la inculerebbe una notizia simile? Meglio trasformarla in questo modo, suona meglio e attira più condivisioni sui social!</p>
<p><strong>&#8220;<em>L&#8217; FDA Americano sospende la licenza alla Johnson &amp; Johnson</em>&#8220;</strong></p>
<p>meglio se accompagnata da un&#8217;evocativa immagine (che include anche&#8230; i cotton fioc!?!) da condividere su Facebook. Si sa, la gente non legge più, una foto <em>shock</em> raggiunge meglio lo scopo!</p>
<p><a href="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/05/notizia-falsa-johnson.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1357" title="notizia-falsa-johnson" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/05/notizia-falsa-johnson-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p>(clicca per ingrandire)</p>
<p>Ciò non avviene solo in Italia, sia chiaro. Anche il sito &#8220;<strong>AboveTopSecret.com</strong>&#8221; (cfr: <a href="http://www.abovetopsecret.com/forum/thread944779/pg1">http://www.abovetopsecret.com/forum/thread944779/pg1</a> ) ci ha timidamente <em>provato</em>, salvo poi essere smentito da un iscritto al forum stranamento dotato di sinapsi funzionanti.</p>
<p>L&#8217;immagine sopra, nel momento in cui scrivo, ha già beneficiato di <strong>277</strong> like e ben <strong>2.463</strong> acritiche e miopi condivisioni, nonchè ipereccitati commenti carichi di -legittimo- sdegno:</p>
<p><a href="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/05/Schermata-2001.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1389" title="Schermata-200" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/05/Schermata-2001-300x185.png" alt="" width="300" height="185" /></a></p>
<p>(clicca per ingrandire)</p>
<p>La pagina Facebook sopra menzionata fa capo al sito &#8220;In modo Naturale&#8221; (<a href="http://inmodonaturale.blogspot.it" target="_blank">http://inmodonaturale.blogspot.it </a>) , da qui traggo questa perla:</p>
<p><strong><a href="http://inmodonaturale.blogspot.co.uk/2013/05/l-fda-americano-sospende-la-licenza.html" target="_blank">http://inmodonaturale.blogspot.co.uk/2013/05/l-fda-americano-sospende-la-licenza.html</a></strong></p>
<p>(su blogspot, le estensioni .it, .com, .co.uk ecc portano sempre allo stesso account)</p>
<p>Cito testualmente dal sito:</p>
<blockquote><p><strong>L&#8217; FDA Americano sospende la licenza alla Johnson &amp; Johnson</strong><br />
L’ FDA, Food and Drug Administration Americana ha sospeso la licenza alla Johnson &amp; Johnson a causa delle sostanze cancerogene trovate nei suoi prodotti.<br />
[...]<br />
Nel tempo si è scoperto che il residuo trovato nel borotalco e’ a causa del processo di sterilizzazione con ossido di etilene, un prodotto cancerogeno e irritante.</p></blockquote>
<p><a href="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/05/Schermata-201.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1361" title="Schermata-201" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/05/Schermata-201-300x217.png" alt="" width="300" height="217" /></a></p>
<p>(clicca sopra per ingrandire)</p>
<p>Dichiarare che la sospensione è avvenuta per  decisione di una diversa FDA non è però l&#8217;unico stratagemma di voluta disinformazione usato nell&#8217;articolo.</p>
<p><strong>&#8220;a causa delle sostanze cancerogene trovate&#8230;&#8221;</strong> è chiaramente una frase arbitraria e tendenziosa dell&#8217;autrice. Non sono <strong>LE</strong> sostanze ad aver portato alla sospensione della licenza, ma tracce di ossido di etilene a seguito di un processo di sterilizzazione non notificato agli organi competente indiani.</p>
<p>&#8220;<strong>ossido di etilene, utilizzato a livelli inaccettabili nei prodotti in commercio</strong>&#8221; , anche questa è una frase fuorviante (volutamente?) , in quanto l&#8217;ossido di etilene, normalmente, NON è presente nei <em>prodotti in commercio.</em></p>
<p><em>La stranezza </em>di questo modo -<strong>errato</strong>- di riportare la notizia è che a piè di articolo viene riportata una fonte (in lingua inglese) che riporta correttamente i fatti: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.niticentral.com/2013/04/29/fda-suspends-license-of-johnson-johnson-71638.html" target="_blank">http://www.niticentral.com/2013/04/29/fda-suspends-license-of-johnson-johnson-71638.html</a></span></p>
<p>Nella mia infinita ingenuità penso ad una svista, ad un errore, ad un problema sorto per barriera linguistica. Così mi collego al sito e, molto gentilmente, chiedo una spiegazione nei commenti:</p>
<p><a href="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/05/Schermata-1971.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1369" title="Schermata-197" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/05/Schermata-1971-300x193.png" alt="" width="300" height="193" /></a></p>
<p>(clicca per ingrandire)</p>
<blockquote><p>Per quale motivo l&#8217;articolo fa riferimento a (cito) &#8220;L&#8217;FDA , Food and Drug Administration Americana&#8230;&#8221; quando nella stessa fonte citata nell&#8217;articolo stesso è chiaramente scritto che tale decisione è stata presa dal Maharashtra Food and Dug Administration, ossia un organo dell&#8217;INDIA?</p>
<p>Cordiali saluti,<br />
Stuart</p></blockquote>
<p><strong>Dopo circa un&#8217;ora la replica dell&#8217;amministratore del blog:</strong></p>
<p><a href="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/05/Schermata-1981.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1370" title="Schermata-198" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/05/Schermata-1981-300x159.png" alt="" width="300" height="159" /></a></p>
<p>(clicca per ingrandire)</p>
<blockquote><p>Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.</p></blockquote>
<p><strong>Cosicché, il mio nome, l&#8217;url del mio sito (tutt&#8217;ora visibili!) sono stati trattati alla stregua del peggiore dei troll? </strong></p>
<p>Una rettifica? Una spiegazione per quello che può essere un umanissimo equivoco? Una dimostrazione che il blog&#8221;In modo naturale&#8221; è un piccolo, ma serio polo informativo? Non ci sarebbe assolutamente nulla di male, testate ben più autorevoli di questa, sottoposte ai tempi di internet, incorrono in errori e disattenzioni e sono poi portate a rettificare. Siamo umani, del resto&#8230;</p>
<p><strong>Niente di tutto questo</strong>. A voce contraria, seppur educata e portatrice di fatti oggettivi, il blogger risponde cancellando il commento. L&#8217;equivalente digitale del &#8220;<em>non complichiamoci la vita, magari è uno sfigato che se ne dimentica, e salvo la faccia</em>&#8220;.</p>
<p>No. La faccia non l&#8217;hai salvata. E io non dimentico. E soprattutto, caro admin di &#8220;In modo naturale&#8221;, le scuse non le devi a me, ma ai <strong>2000 e oltre utenti che hai arbitrariamente, consapevolmente, deliberatamente ingannato</strong>.</p>
<h3>Aggiornamento ore 20.32</h3>
<p>Un&#8217;altra utente si è accorta dell&#8217;errore (mi ostino a definirlo tale..) e lo ha segnalato nei commenti.</p>
<p><a href="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/05/Schermata-202.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1367" title="Schermata-202" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/05/Schermata-202-300x167.png" alt="" width="300" height="167" /></a></p>
<p>Si aprono le scommesse. Quando e come giungerà la replica dell&#8217;admin?</p>
<h3>Aggiornamento ore 17.32</h3>
<p>Headline principale e primo capoverso dell&#8217;articolo sono stati cambiati. Ora è diventata una &#8220;<em>generica</em>&#8221; FDA. Url e immagine invece sono rimasti identici.</p>
<p><a href="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/05/Schermata-203.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1384" title="Schermata-203" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/05/Schermata-203-300x193.png" alt="" width="300" height="193" /></a></p>
<p>(clicca per ingrandire)</p>
<h3></h3>
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		<title>Help me I&#8217;m in Hell (Nine Inch Nails) Unofficial video</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 11:43:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stuart D</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un video che ho realizzato nella mia vecchia casa con una sfigatissima videocamera Toshiba (di quelle da 99 € acquistabili da Media World o similari), montando il tutto con Sony Vegas Video, un paio di anni fa. La track, &#8220;Help me I&#8217;m in hell&#8221; dei Nine Inch Nails (1992, dall&#8217;EP &#8220;Broken&#8221;), non è scelta casualmente; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un video che ho realizzato nella mia vecchia casa con una sfigatissima videocamera Toshiba (di quelle da 99 € acquistabili da Media World o similari), montando il tutto con Sony Vegas Video, un paio di anni fa. La track, &#8220;<strong>Help me I&#8217;m in hell</strong>&#8221; dei Nine Inch Nails (1992, dall&#8217;EP &#8220;Broken&#8221;), non è scelta casualmente; pur essendo una canzone solo strumentale riflette, nel suo incedere cupo, quasi come ad esplodere da un momento all&#8217;altro, gli stati d&#8217;animo di quel periodo.<span id="more-1325"></span></p>
<p>Un esperimento che, per fortuna di tutti, non ha avuto seguito. Di fronte alla cinepresa non sono certo Brad Pitt. Dietro alla cinepresa non sono certo Spielberg.</p>
<p>Insomma, gustatevelo senza troppe pretese.</p>
<h3>&#8220;Help me I&#8217;m in Hell&#8221; &#8211; Nine Inch Nails, Video non ufficiale. Featuring Stuart Delta.</h3>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/BKdfk3SN8Sc" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
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		<title>Le streghe di Salem &#8211; Rob Zombie</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 08:40:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stuart D</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reviews]]></category>

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		<description><![CDATA[Particolare film di Rob Zombie, che giunge dopo il controverso progetto di &#8216;reimagining&#8217; della storia di Michael Myers. Interessante, a patto di considerarlo unicamente per ciò che è: un film weird. Riuscito, comunque , solo in -minima- parte. Chi ama il genere horror non può non provare simpatia per Rob Zombie. Non fosse altro che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Particolare film di Rob Zombie, che giunge dopo il controverso progetto di &#8216;reimagining&#8217; della storia di Michael Myers. Interessante, a patto di considerarlo unicamente per ciò che è: un film weird. Riuscito, comunque , solo in -minima- parte.</strong></em><span id="more-1314"></span></p>
<p>Chi ama il genere horror non può non provare simpatia per Rob Zombie. Non fosse altro che per il fatto che il poliedrico artista americano, il cinema dell&#8217;orrore, lo ama davvero e ogni suo lavoro altro non è che una lettera d&#8217;amore ai registi e ai film che lo hanno ispirato come rocker prima, come regista dopo. &#8220;<strong><em>La casa dei 1000 corpi</em></strong>&#8221; altro non era che uno dei mille epigoni di &#8220;<em>Non aprite quella porta</em>&#8221; (1974), ma si elevava dallo status di mero clone grazie ad uno stile personalissimo e originale che mischiava cultura musicale, satanismo, puro citazionismo, weird, violenza e sadismo. &#8220;<em><strong>La casa del Diavolo</strong></em>&#8220;, il seguito, mostrava già uno stile più maturo e una maggiore coesione di intenti. Coraggiosissima, anche e soprattutto per il target cui si rivolgeva, la scelta di reinterpretare &#8220;<em>Halloween&#8221;</em> (John Carpenter, 1978), un intoccabile cult per qualsiasi appassionato di horror: quella sì che agli occhi di molti fu una vera e propria blasfemia. Eppure, col senno di poi, sono in molti ad aver rivalutato &#8220;<strong>Halloween &#8211; The Beginning</strong>&#8221; e &#8220;<strong>Halloween II</strong>&#8220;. In fondo, di ogni film che adoriamo c&#8217;è sempre qualcosa che, se ne avessimo la possibilità, cambieremmo o reinterpreteremmo: Rob Zombie ha avuto la possibilità e l&#8217;ha colta.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1339" title="lordofsalem10320126" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/04/lordofsalem10320126.png" alt="" width="620" height="258" /></p>
<p>Dopo il rifiuto, comprensibile, di girare il terzo capitolo di Halloween, il regista si mette nuovamente dietro la macchina da presa e gira &#8220;<strong>Le streghe di Salem</strong>&#8220;, un film a scarso budget ma con totale carta bianca da parte dei produttori (gli stessi produttori che finanziarono quella stronzata di &#8220;<em>Paranormal Activity</em>&#8220;): insomma,<em> &#8217;di soldi te ne diamo pochi, ma fanne pure ciò che ti pare&#8217;</em>. Erroneamente distribuito nelle sale come <em>film horror</em> è prevedibile che deluderà molti, anche i più oltranzisti fan di Zombie (mi ci metto in mezzo senza problemi). Etichettandolo nella maniera corretta è un film &#8220;<strong><em>weird</em></strong>&#8221; (bizzarro). Ed è solo assumendolo come tale che si delinea la <em>vision</em> di Rob Zombie: un manifesto, deliberato e compiaciuto, del satanismo e dell&#8217;anticristianità sviscerati però non dal punto di vista storico culturale, ma unicamente da quello estetico e &#8216;cafone&#8217; degli anni &#8217;80 e &#8217;90.</p>
<p>Non potendolo considerare un film dell&#8217;orrore, l&#8217;assenza di scene di <em>reale</em> paura è quasi scontata. Tuttavia manca anche quella sensazione di minaccia, tensione, che ci si aspetterebbe dopo la visione del trailer e che ci si deve aspettare anche da un weird. Nessuno dei personaggi viene risolto, questo causa la fastidiosissima impossibilità di partecipare con maggior empatia al film. Ciò che avviene sullo schermo rimane in superficie, senza alcun coinvolgimento emotivo. Molte, troppe, le sequenze che, se introdotte in modo diverso, sarebbero risultate assai più inquietanti.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1341" title="The-Lords-of-Salem-2013-Pics1" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/04/The-Lords-of-Salem-2013-Pics1.jpg" alt="" width="620" height="258" /></p>
<p>Apro una parentesi su<strong> Sheri Moon Zombie</strong>, classe 1970, praticamente una MILF. Per motivi affettivi (ed economici) il regista persiste nel far recitare la moglie in ruoli chiave di tutti i suoi film. Il chè non è necessariamente un punto debole, dato il <em>lato B</em> della signora, che farebbe invidia ad un numero infinito di ninfette ventenni. Il fatto è che dopo averla ormai incisa nella memoria come la psicolabile Baby Firefly de &#8220;La casa dei 1000 corpi&#8221; e &#8220;La casa del Diavolo&#8221; ed essermi sforzato di accettarla come madre di Michael Myers nei due Halloween, è impossibile prenderla seriamente nei panni di una deejay ex-tossicodipendente destinata a partorire il figlio di Satana. Tanto più che non vanta certo le doti attoriali di Meryl Streep o Nicole Kidman.<br />
Insomma, un ormai evitabilissimo prezzemolo tipo Asia Argento, puntuale e immancabile <em>rovinafilm</em> del padre.</p>
<p><img class="size-full wp-image-1343 alignnone" title="sheri-moon-sedere" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/04/sheri-moon-sedere.jpg" alt="" width="620" height="258" /></p>
<p><small><strong>Una curiosità per cinefili</strong>. La pittura murale dietro il letto di Heidi, inquadrata numerose volte, raffigura la scena più famosa del film muto &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Viaggio_nella_Luna" target="_blank">Viaggio nella Luna</a>&#8221; (Le voyage dans la Lune, Georges Méllès, 1908).</small></p>
<h3><span style="font-size: 1.17em;">Quanto vale &#8220;Le streghe di Salem&#8221; come film weird?</span></h3>
<p><strong>Molto, dal punto di vista scenografico (un plauso è doveroso per aver sfruttato al meglio il basso, 1,5 mln di dollari, budget), poco dal punto di vista del messaggio trasmesso. Quindi poco.</strong></p>
<p>Perché fare un film bizzarro è vero che ti esonera dal dover a tutti i costi studiare una trama a prova di contraddizioni, è vero che ti concede ogni possibile e immaginabile licenza poetica-artistica-visiva, ma ti obbliga ad una perfetta sincronia e coerenza tra significante (le immagini) e significato (ciò che le immagini comunicano o sottintendono).</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1338" title="foto-the-lords-of-salem-2-031" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/04/foto-the-lords-of-salem-2-031.jpg" alt="" width="620" height="258" /></p>
<p>Questo, in &#8220;Le streghe di Salem&#8221; non avviene. Inizia promettente, come un film horror sui generis, con una buona mezzora di riscaldamento che dovrebbe preparare lo spettatore allo svolgersi della vera e propria situazione complicante, per poi evolversi in una sequenza di scene e di fotogrammi blasfemi e -almeno secondo i piani del regista- disturbanti che però puntano più allo shock visivo fine a se stesso che al veicolare qualcosa di realmente funzionale alla vicenda e al dipanarsi della trama. Il tutto in un climax ascendente fino agli ultimi dieci, quindici minuti che conducono all&#8217;incomprensibile sequenza finale: donne nude (nessuna che valga la pena di guardare&#8230;), caproni, preti che masturbano, simbolicamente, dei falli finti, croci, Gesù, pentacoli e tutto ciò che era comodamente osservabile nei videoclip di musica heavy metal (e di conseguenza disegnato sullo zainetto Invicta di un qualsiasi adolescente metallaro) degli anni 90.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1335" title="12-the-lords-of-salem" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/04/12-the-lords-of-salem.jpg" alt="" width="620" height="258" /></p>
<p>Da quanto sopra, parrebbe una pellicola degna di essere vista quantomeno per il coraggio, per la trasgressione, per la violenza visiva delle immagini propinateci dal regista. Appunto: parrebbe. Tuttavia siamo nel 2013 e questo tipo di rappresentazione di Satana e della cristianità non spaventa né sconvolge più. Forse in Italia, all&#8217;indomani dell&#8217;elezione di Papa Francesco, un minimo di moralistico sdegno lo riesce anche a sollevare. Ma in generale è un tipo di iconografia blasfema che, anche e soprattutto perché portata all&#8217;eccesso, più che ribrezzo o scandalo provoca divertita tenerezza. E risulta, in fin dei conti, innocua e inoffensiva come i disegnini satanisti che molti della generazione <em>70equalcosa</em>, cresciuti a pane e Slayer, scarabocchiavano sulla Smemoranda. Il sottoscritto e -presumibilmente- Rob Zombie inclusi.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1337" title="2-the-lords-of-salem" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/04/2-the-lords-of-salem.jpg" alt="" width="620" height="258" /><br />
<small><strong>Due simpatici cameo</strong>. Sulla sinistra <strong>Michael Berryman</strong>, icona naturalmente deforme degli horror di serie B (&#8220;Le colline hanno occhi&#8221;, su tutti), sulla destra invece <strong>Sid Haig</strong>, il Captain Spaulding de &#8220;La casa dei 1000 corpi&#8221; e &#8220;La casa del Diavolo&#8221;. (foto sopra)</small></p>
<h3>Ma in fin dei conti, qual è il significato del film?</h3>
<p>Non è dato saperlo con certezza. Una blandissima denuncia alla tossicodipendenza viene fuori dalla metà del film, ma non è risolta o approfondita. Di certo è un attacco all&#8217;arma bianca alla Chiesa e alla cristianità, ma non è che streghe, diavoli e compagnia suonante ne escano chissà quanto bene. Forse il fine è solo veicolare un po&#8217; di sano nichilismo: il male è male, chi dovrebbe rappresentare il bene è peggio, ergo fottetevi tutti.</p>
<p>O forse, più probabilmente, Rob Zombie ha voluto comunicare a se stesso e a noi, suoi coetanei, ex metallari, quanto profondamente idioti eravamo quando eravamo pischelli. E che siamo, nostro malgrado, diventati vecchi.</p>
<p>{rating}</p>
<p><strong>Per coloro che non lo hanno visto&#8230; beccatevi il trailer americano, più completo di quello italiano, che rende l&#8217;idea&#8230;</strong></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/Y606RoSur8o" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p>Scheda di &#8220;Le streghe di Salem&#8221; (Lords of Salem) su IMDb: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.imdb.com/title/tt1731697/">http://www.imdb.com/title/tt1731697/</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>You bet your life</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 01:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stuart D</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anni prima di diventare famoso come scrittore del romanzo &#8220;The Exorcist&#8221; [da cui nel 1973  sarebbe stato tratto "L'Esorcista" di Friedkin, il film horror più famoso e remunerativo di tutti i tempi], William Peter Blatty partecipò come concorrente alla trasmissione a premi &#8220;You Bet Your Life&#8221; (1950) condotta da Groucho Marx, una sorta di antesignano dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anni prima di diventare famoso come scrittore del romanzo &#8220;The Exorcist&#8221; [da cui nel 1973  sarebbe stato tratto "L'Esorcista" di Friedkin, il film horror più famoso e remunerativo di tutti i tempi], <strong>William Peter Blatty</strong> partecipò come concorrente alla trasmissione a premi &#8220;<strong>You Bet Your Life</strong>&#8221; (1950) condotta da Groucho Marx, una sorta di antesignano dei vari cloni ed eredi di <em>Lascia o Raddoppia</em> di cui è tutt&#8217;ora fin troppo ricca la televisione italiana.<span id="more-1285"></span></p>
<p>Vinse parecchi soldi, 10.000 dollari (equivalenti a circa <strong>100.000 €</strong> attuali). Quando Groucho gli chiese cosa ne avrebbe fatto, Blatty rispose, testuali parole, che si sarebbe preso una pausa di un anno dal lavoro per dedicarsi a tempo pieno alla scrittura.</p>
<h3>La leggenda narra che usò quel denaro per sostenere la sua nuova attività di scrittore e, a distanza di un anno, partorire <em>The Exorcist</em>.</h3>
<p>Nonostante un riferimento all&#8217;edificante storiella sia presente anche su <a href="http://www.imdb.com/title/tt0042171/trivia" target="_blank">IMDB</a>, <span style="text-decoration: underline;">la realtà è leggermente diversa</span>.</p>
<p>Molto prima di You Bet Your Life, Blatty aveva già scritto un libro, &#8220;<em>Which Way to Mecca, Jack?&#8221; </em>e la partecipazione al quiz radiofonico fu nelle sue iniziali intenzioni un modo rapido e potenzialmente profittevole per promuoversi e trovare un editore.</p>
<p>Il primo, vero, lavoro come scrittore fu il ghost-writing di &#8220;Dear Teenager&#8221;, che divenne uno dei best seller della serie <em>Dear Abby</em>, un brand sotto il quale venivano pubblicati articoli e libelli che avevano come fine il dispensare consigli utili e materni ai lettori sui più disparati argomenti e problematiche. &#8221;<em>Which Way to Mecca, Jack?&#8221;</em> fu pubblicato finalmente nel 1960. In seguito scrisse novelle ben accolte dalla critica, ma senza particolare successo in termini di ritorno economico.</p>
<p>La fortuna di Blatty, nonché l&#8217;avvicinamento al mondo della scrittura che conta, fu il sodalizio artistico con il regista <strong>Blake Edwards</strong>, che durò dalla metà degli anni 60 agli inizi degli anni 70, periodo in cui subì il ritorno di fiamma con il suo primo amore, la scrittura di romanzi.</p>
<p>Fu nel 1970 che si ritirò per un anno in uno chalet preso in affitto presso Lake Tahoe, tra la California e il Nevada, percependo il sussidio di disoccupazione, per scrivere quello che sarebbe poi diventato il suo romanzo più famoso,&#8221;<strong>The Exorcist&#8221; </strong>(L&#8217;esorcista, 1971), il quale prende spunto da una vicenda di cronaca che impressionò l&#8217;autore nei primi anni &#8217;50. Ed è probabilmente da questo equivoco che nacque la leggenda.</p>
<p>Il resto della carriera di William Peter Blatty, ormai avviata tra scrittura e cinema, è storia nota.</p>
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		<title>Perchè lo sbadiglio è contagioso?</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Apr 2013 19:13:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stuart D</dc:creator>
				<category><![CDATA[EasyReading]]></category>

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		<description><![CDATA[La ragione per cui lo sbadiglio, ossia una spontanea, profonda e teatrale inspirazione durante il respiro, è contagioso è uno di quei quesiti a cui pochi, di solito, sanno dare risposta certa. Neanche gli scienziati, tutto sommato. Precisando tuttavia che il termine &#8220;contagioso&#8221; è usato impropriamente; meglio infatti sarebbe parlare di involontaria emulazione.  La cui intensità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La ragione per cui lo sbadiglio, ossia una spontanea, profonda e teatrale inspirazione durante il respiro, è contagioso è uno di quei quesiti a cui pochi, di solito, sanno dare risposta certa. Neanche gli scienziati, tutto sommato. Precisando tuttavia che il termine &#8220;contagioso&#8221; è usato impropriamente; meglio infatti sarebbe parlare di <em>involontaria emulazione. </em> La cui intensità e tempo di reazione non dipende da fattori oggettivi, ma dal <em>grado di empatia</em> che si ha nei confronti del soggetto che sta sbadigliando: in altre parole, assistere allo sbadiglio di uno sconosciuto difficilmente avvierà il benché minimo riflesso neurologico  di imitazione.<span id="more-1195"></span></p>
<p>Per quanto pressoché ogni animale sbadigli (sì, anche il  pesce e la balena, non garantisco per la zanzara e l&#8217;acaro della polvere), è in scimpanzé e babbuini che si verificano con più frequenza fenomeni di contagio dello sbadiglio. Certo, contrariamente a quanto  molti pensano, non discendiamo dalle scimmie (ne siamo semmai lontani cugini) ma per trovare una spiegazione logica dobbiamo fare un lunghissimo viaggio indietro nel tempo, incontrando alcuni nostri vecchi, vecchissimi, ascendenti che dalle scimmie non differivano poi così tanto. Soprattutto, non avevano ancora compiuto quell&#8217;importante salto di qualità evolutivo che è il saper parlare e utilizzare un linguaggio codificato comune agli appartenenti dello stesso gruppo o agli abitanti  del medesimo territorio.</p>
<p>Da perfetti animali sociali, i nostri simpatici antenati vivevano e si muovevano in branchi più o meno numerosi, capeggiati e guidati dal capobranco, l&#8217;anziano, il maschio alfa che, oltre a riservarsi -finché il fisico reggeva- le femmine migliori, scandiva di fatto i tempi delle azioni dei componenti della comunità, mantenendone così l&#8217;integrità, la stabilità e la serenità. Non certo un bell&#8217;esempio di democrazia, ma neanche la peggiore delle dittature a cui sottomettersi.</p>
<p>Capitava, non di rado, che il branco dovesse muoversi alla ricerca di più floride lande in cui insediarsi, per procurarsi frutti e cacciagione o per semplice esplorazione degli ambienti circostanti. A capo della comitiva il capo, appunto. Circondato da giovani maschi già abili alla caccia e alla lotta, spesso imparentati col capobranco. Leali ma intimamente desiderosi, un giorno, di succedere alla guida del clan, in modo più o meno pacifico. Ai margini del gruppo i giovanissimi e i reietti, zoppi e malandati scimmioni con incisi indelebilmente i segni dei troppi tentativi di colpo di Stato andati male.</p>
<p>L&#8217;orologio biologico del maschio alfa era il punto di riferimento per l&#8217;intero gruppo. In un&#8217;era in cui, pur giunto ad un avanzato stadio di evoluzione, l&#8217;uomo non riusciva -sia fisicamente che intellettualmente- ad emettere suoni diversi da: &#8220;<em>Uh! Uh! Ah!</em>&#8221;  e non aveva ancora inventato il telefono cellulare, c&#8217;era bisogno di una serie di gesti di facile e veloce comprensione per comunicare e trasmettere i messaggi a tutti gli appartenenti del branco. Non appena il capo aveva sonno (quindi bisognava fermarsi per dormire) o aveva fame (quindi  bisognava metter sotto i denti qualche bistecca di mammut ormai prossimo all&#8217;estinzione) socchiudeva gli occhi, spalancava la bocca ed inspirava profondamente. I componenti del branco a lui vicini imitavano il gesto, il quale gesto veniva a sua volta imitato dai <em>futuri-homo-sapiens</em> più lontani, fino a che l&#8217;ordine, emulazione dopo emulazione, non era recapitato fino agli ultimi componenti distanti anche centinaia di metri. Come un passaparola, solo che la parola non era ancora stata scoperta. Praticamente un passasbadiglio.</p>
<p>Ancora oggi, l&#8217;uomo moderno, il <em>sapiens sapiens</em>, il cui cervello è ancora intasato da riflessi e ricordi ancestrali, quando vede una persona a lui cara sbadigliare tende irrimediabilmente ad imitarla. E sbadigliare a sua volta. Se invece vede una persona sconosciuta, non appartenente al <em>suo branco</em>, ignorerà bellamente il gesto. Se sbadigliate una volta e il vostro partner non se ne lascia influenzare forse non è necessariamente un segno negativo, ma se si dimostra sistematicamente refrattario il consiglio è di riflettere seriamente sulla vostra relazione; nella migliore delle ipotesi la vostra donna (o il vostro uomo) è carente del benchè minimo sindacale di empatia.</p>
<h4>Quanto è vera questa storiella?</h4>
<p>Il racconto in sé è un divertissement con cui far colpo su una donna. Quantomeno serve a guadagnarsi una tregua da monologhi su tagli di capelli e scarpe alla moda.</p>
<p>Eppure è molto più plausibile di quanto si possa pensare. Recenti studi condotti dall&#8217;<strong>Università di Pisa </strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.unipi.it/index.php/tutte-le-news/item/489-chi-mi-ama-sbadigli" target="_blank">http://www.unipi.it/index.php/tutte-le-news/item/489-chi-mi-ama-sbadigli</a></span> sembrano confortare e addirittura confermare la tesi dello sbadiglio come misuratore dell&#8217;empatia tra due o più soggetti.</p>
<p><strong>Life&#8217;s Little Mysteries</strong> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lifeslittlemysteries.com/427-why-is-yawning-contagious.html" target="_blank">http://www.lifeslittlemysteries.com/427-why-is-yawning-contagious.html</a></span> , oltre a far menzione delle teorie secondo le quali lo sbadiglio sia una forma primordiale di veicolo di comunicazioni semplici per gli appartenenti allo stesso gruppo sociale, cita uno studio del 2005 durante il quale venne rilevato che durante lo sbadiglio venivano coinvolte anche aree cerebrali normalmente deputate all&#8217;imitazione.</p>
<p>Stuart D.</p>
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		<title>Shotgun &#8211; Release 1</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Apr 2013 12:20:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stuart D</dc:creator>
				<category><![CDATA[asides]]></category>

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		<description><![CDATA[Brevi e veloci come una raffica di mitra. Pensieri sparsi e parole in libertà condizionata. Equidistanti tra la non memorabilità e il dispiacere di lasciarle sfumare in un qualche polveroso cassetto della mente. Release 1. 19 Aprile 2013 &#8220;Questo è il telecomando di una bomba con i controcazzi. Se spingi quel bottone rosso esploderà l&#8217;intero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Brevi e veloci come una raffica di mitra. Pensieri sparsi e parole in libertà condizionata. Equidistanti tra la non memorabilità e il dispiacere di lasciarle sfumare in un qualche polveroso cassetto della mente.</h3>
<p><strong>Release 1</strong>. 19 Aprile 2013</p>
<p><img title="" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/04/mitra.png" alt="" width="64" height="64" /></p>
<p><span id="more-1260"></span></p>
<p><em>&#8220;Questo è il telecomando di una bomba con i controcazzi. Se spingi quel bottone rosso esploderà l&#8217;intero pianeta.&#8221;</em></p>
<p>Un adulto prenderà il telecomando e ne avrà massima cura. Un bambino attenderà un tuo attimo di distrazione per premere il tasto e vedere che succede. Le donne che ho conosciuto nella mia vita afferrerebbero il telecomando e direbbero, sbavando: &#8220;<em>Ok figlio di puttana, che cosa mi dai per non far saltare tutto quanto per aria?!?</em>&#8221;</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1261" title="" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/04/mitra.png" alt="" width="64" height="64" /></p>
<p>&#8220;<em>Sono sconvolto&#8230; siamo tutti sconvolti! Era una persona tranquilla, distinta, sempre gentile&#8230;</em>&#8220;. Noia. Ipocrisia. Superficialità. Mai che il vicino di casa di un pazzo che ha fatto fuori moglie e figli, intervistato dai giornalisti, dica: &#8220;<strong>Non sono sorpreso, era davvero uno psicopatico testa di cazzo</strong>&#8220;.</p>
<p><img title="" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/04/mitra.png" alt="" width="64" height="64" /></p>
<p>Il 27 Febbraio, alle ore 16.18, Facebook ha smesso di funzionare per 10 (dieci) minuti. Un miliardo di persone ha riscoperto la vita reale. Molti di loro tuttavia hanno scoperto di non averne una.</p>
<p><img title="" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/04/mitra.png" alt="" width="64" height="64" /></p>
<p>Italiani che odiano altri Italiani all&#8217;indomani delle elezioni. Come se il dilemma olio o vaselina fosse di vitale importanza, mentre lo stai per prendere nel culo.</p>
<p><img title="" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/04/mitra.png" alt="" width="64" height="64" /></p>
<p>Cercavo informazioni su una Sindrome di cui tutt&#8217;ora non ricordo il nome. Sono finito a leggere un intero capitolo de &#8220;<strong>La coscienza di Zeno</strong>&#8221; di Italo Svevo. BELLISSIMO e attuale, il protagonista è pure cervellotico come me. Ma è sempre lo stesso romanzo o ne hanno fatto un remake? No perché a 14 anni, quando i professori mi obbligarono con la forza a leggerlo, mi sembrò una merdata senza senso.</p>
<p><img title="" src="http://www.beingstuart.com/wp-content/uploads/2013/04/mitra.png" alt="" width="64" height="64" /></p>
<p>Madre Teresa di Calcutta diceva di sé: &#8220;<em>Sono una matita nelle mani di Dio, il quale sta scrivendo una lettera d&#8217;amore al mondo</em>.&#8221;. Mi ritrovo molto in queste parole. Anche se più che altro mi sento un evidenziatore. Di colore nero. E nella mia lettera d&#8217;amore al mondo inserisco qualche minaccia e bestemmia ogni 2 righe.</p>
<p>&nbsp;</p>
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