Surviving Panda

Published On 22 agosto 2011 | Engines | di

Erano esattamente due anni che non pubblicavo contenuti SEO. Nell’Agosto del 2009 scrissi su Caffeine ma l’articolo è rimasto fino ad oggi figlio unico. L’estate, si sa, è la stagione delle esplosioni ormonali e degli amori, e questa in particolare è stata caratterizzata dall’avvento, dopo mesi di falsi allarmi, di Panda in Italia: migliore momento non c’è quindi per dargli un degno fratellino. Fuor di metafora, Caffeine e Panda (altrimenti detto Farmer Update) sono molto più parenti di quanto molti credano.

panda11

Lavorando abitualmente in mercati estremamente competitivi, caratterizzati da serp che possono variare anche più volte durante il corso della giornata, ho potuto osservare sin dal principio -ben prima dell’annuncio ufficiale del 12 agosto – gli effetti della presunta estensione del so-called Panda su Google.it. Il manifesto programmatico di questo update algoritmico è reperibile sul blog ufficiale di Google: “Finding more high-quality sites in search” (24 Febbraio 2011), seguito qualche mese dopo da precise linee guida ed indicazioni per i webmaster: ““More guidance on building high quality”, articolo che presentava l’ormai celebre lista di domande (valide anche a scopo di autodiagnosi per il proprio sito), quesiti simili a: “Se tua figlia uscisse con l’autore di questa pagina web, ne saresti contento?“, oppure: “Se il titolare di questo sito un giorno uccidesse ventotto persone con un AK-47, ne rimarresti sorpreso?”.

Per la prima volta abbiamo di fronte il tentativo di produrre un modello matematico che misuri l’emotività, la fiducia, l’affidabilità che un documento web ispira all’utente umano. Non è più quindi sufficiente ottimizzare una pagina web secondo i tradizionali fattori onpage (non insulterò la vostra intelligenza facendone un elenco) ma si deve operare affinchè il documento e l’intero sito di appartenenza abbiano qualità editoriale e look&feel tali da soddisfare non solo la chiave di ricerca in senso stretto, ma fornire maggiori informazioni, approfondimenti, riferimenti e fonti, guadagnare la fiducia dell’utente e persuaderlo a rimanere, condividere, suggerire il documento ai propri contatti. Panda è quindi un update epocale non solo per l’inedito buzz che Google stesso ha voluto crearci intorno, ma perchè si avvicina molto alla realizzazione delle profezie di un lustro fa, che vedevano un motore capace non solo di intepretare (o indovinare) alla perfezione i desideri impliciti di una query, ma anche e soprattutto le sensazioni che un utente umano prova visitando un dato documento web. L’imparziale arbitro dell’eterna diatriba “scrivere per i motori Vs scrivere per i lettori”.

[...] came up with a classifier to say, okay, IRS or Wikipedia or New York Times is over on this side, and the low-quality sites are over on this side. And you can really see mathematical reasons. (Matt Cutts)

Come probabilmente avvenuto in passato, Google ha dato in outsourcing l’esame e la valutazione di un seed di siti di partenza, di cui ha tracciato un profilo, per cosi dire, emozionale. Parafrasando, liberissimamente, Paul Ekman, abbiamo un set di emozioni negative come paura, rabbia, tristezza, disgusto e un set  di emozioni positive come soddisfazione, sollievo, piacere: ad ogni emozione suscitata è stato assegnato un valore, ovvero le sue coordinate all’interno di un ideale iperspazio. Avremo quindi che siti come Wikipedia, che presumibilmente suscitano alti valori di emozione positiva, staranno in determinate aree, la content farm sui generis, in aree diverse e distanti. I rimanenti siti, vale a dire tutti, saranno valutati in base alla vicinanza minore o maggiore ai siti considerati buoni.

Per una disamina più tecnica su Panda rimando a questo post di Enrico Altavilla: Come funzionano Panda e Google: gli aspetti tecnici

Bersaglio principale di Panda, com’è ormai arcinoto, sono le “content farm” (vedi voce su Wikipedia), siti che tecnicamente non infrangono alcuna guideline di Google ma che per loro natura propongono, premeditatamente, contenuti di bassa qualità, informazioni sistematicamente di basso profilo in quanto l’abbandono da parte dell’utente, meglio se cliccando un Ad, è cercato ed incoraggiato: il lucro sul traffico uscente come core business.
Va da sè che questo tipo di progetto non è molto diffuso in Italia [1] e mi ha spesso sorpreso, negli ultimi mesi, il panico di molti webmaster (i cui siti non erano neanche lontanamente associabili a content farm). Titolari di portali turistici e siti di hotel avevano ben più pressanti questioni (ad esempio l’imbastardimento delle serp organiche con i risultati local), titolari di ecommerce avevano ben più gravi e fisiologici limiti (ad esempio il riproporre descrizioni di prodotto, spesso fornite dai produttori, sempre identiche), operatori dei settori adult e finance avevano ben più di uno scheletro nell’armadio (ad esempio campagne di link building, per così dire… troppo creative) eppure al minimo drop tutti a sentirsi vittime della grande cospirazione del Panda. [2]

Sono convinto che, almeno per quanto riguarda l’Italia, le piccole rivoluzioni nei risultati organici osservate negli ultimi mesi abbiano origine diversa da Panda. E un piccolo ma poco notato spoiler lo fornisce, neanche troppo tra le righe, Amit Singhal (grassetto mio):

“Some publishers have fixated on our prior Panda algorithm change, but Panda was just one of roughly 500 search improvements we expect to roll out to search this year”

Panda quindi assume il ruolo dell’alligatore albino, sacrificato e gettato in pasto ai media e ai SEO (categoria cordialmente detestata da Google, da sempre) per distrarli da modifiche under the hood dalle conseguenze anche più tragiche, nella prospettiva di chi si occupa di search marketing. Se altri update ci sono stati,e ci sono stati, due di questi riguardano una diversa valutazione dei link e una migliore capacità di rilevare linking-schema o pattern non naturali di link. Sono certo che recentemente molti webmaster si sono visti recapitare il warning per “unnatural links”. Non è un caso. Inoltre, almeno secondo quanto ho potuto osservare sulle miriadi di progetti e clienti che seguo, l’ennesimo tentativo di improvement del filtro per i contenuti duplicati e/o una rinnovata abilità di attribuire un contenuto al suo legittimo creatore [3].

Che Panda sia perfettibile è fuori discussione. Però è utile, indipendentemente dalla tipologia di sito che si gestisce e indipendentemente dal reale impatto di Panda sulla search italiana, cogliere l’occasione per un restyling sia della forma sia della sostanza del proprio progetto web.

Ridurre e differenziare le parti boilerplate del sito. Advertising inclusi.

Tenere sempre a mente che l’abilità di Google nel riconoscere e filtrare le porzioni di codice ripetute su ogni pagina (alla base del ‘Mayday’ del 2010), come l’header, le sidebar, footer ed eventuali blocchi di advertising e andare al “cuore” dei contenuti, non va necessariamente a favore del webmaster: un documento che presenta 50 KB di codice boilerplate e tre righe di testo unico, è e rimane un documento con tre righe di testo unico.

Consolidare molte pagine in una sola.

Lo scenario di partenza, la cultura seo del passato, era la necessità di pubblicare online un sito con tante pagine, magari interconnesse. Seppur unici, pochi contenuti reali erano spalmati su molti documenti rispondenti a molte chiavi, in modo esatto, con poche variazioni. Perfettamente etico e non in contrasto con le guidelines di Google. Ma ormai insufficiente a rendere il singolo documento autorevole ed esaustivo, come desiderato dagli ideatori di Panda.

Non si tratta di eliminare i rami secchi di un sito, ma di raccoglierli e riunirli in un unico, lungo, ramo: esiste la redirect 301, e -nella maggior parte dei casi [4]- Google la supporta e ne tiene conto in modo relativamente rapido.

Al tempo stesso, chi è in procinto di creare nuovi contenuti, farà meglio ad evitare di diluire il medesimo argomento su più documenti: meglio un singolo (iper)testo, esaustivo, autoconclusivo (wikipedia style, se non fosse chiaro ciò che intendo). Sì a riferimenti esterni (o altre pagine interne), ma solo se di reale utilità e approfondimento.

Engagement. Ovvero quali siti non hanno interesse a trattenere l’utente, allacciare con lui  una relazione e invogliarlo a ritornare?

Sono i siti made for adsense, i siti satellite (costruiti per aumentare la rilevanza di altri siti ), le content farm. Come detto prima, un alto bounce rate, incubo per la maggior parte dei webmaster, in siti di questo tipo è il tramite principale per ottenere lauti guadagni e/o allontanare la possibilità di spam report. Il basso profilo e i nulli tentativi di trattenere e “conoscere” il proprio utente, sono premeditati.

Look at Suite 101. Go there, look around, figure out what they’re doing, and make sure you’re doing the opposite. (Matt Cutts)

Allontanarsi, anche a livello estetico e strutturale da questo tipo di sito, è la chiave per avvicinarsi all’area dei siti considerati “buoni“.

Surviving Panda. In conclusione.

Il Panda fa parte di una sottofamiglia degli ursidi. E’ un cuginetto dell’Orso Bruno, insomma, per sopravvivere all’attacco del quale ricordo che i metodi da fumetto, stendersi a terra e fingersi morti oppure saltare e agitare gambe e braccia per sembrare più grossi, non funzionano. Il mio consiglio è di credermi sulla parola.

L’applicazione di Panda nelle ricerche in lingua italiana, se realmente volta a colpire uno specifico tipo di web development e tutti i progetti che, più o meno volontariamente, ne richiamano la struttura, dovrebbe coincidere anche con l’incremento di ranking per moltissimi altri siti internet. La ricetta da me fornita in questo articolo, che in sintesi si basa sulla a) riduzione di boilerplate e -soprattutto- advertising sulle proprie pagine, b) sul consolidamento dei testi brevi in un unico testo coerente, e c) aumentare i punti di interesse e le possibilità di navigazione interna al sito [5] (potrei dire semplicisticamente “ridurre il bounce rate” ma esso è un dato controverso che, considerato a se stante, non è chiaro come e in che modo venga considerato dal motore), forse non copre tutti quei parametri formali di cui Panda tiene conto, ma rappresenta un effettivo allontanamento da quella tipologia di sito che l’algoritmo mira a ripulire dalle serp.

Tuttavia Panda, a mio parere, è giunto in Italia sollevando un polverone all’interno del quale  sono stati nascosti altri piccoli update o improvement degli algoritmi di ranking. A meno che non si gestisca un network di spudoratissime content farm made in Italy, i motivi di un drop o di un netto calo di referer da Google negli ultimi 20 giorni,  andranno ricercati analizzando problematiche seo nel proprio progetto che prescindono da Panda: link building troppo aggressiva e innaturale, contenuti duplicati (all’interno e all’esterno), lentezza del server, assenza di outbound links ecc.

Note.

[1] In molti associano content farm, termine che identifica un tipo ben preciso di sito, agli aggregatori news, ai comparatori di prezzo e, suppur raramente, alle directory e a siti che presentano user-generated content spesso non originale (comunicati stampa, inserzioni ecc.). Invero questi siti hanno punti di contatto: capitalizzazione del traffico uscente, discreti posizionamenti organici, nullo o scarso controllo editoriale sui contenuti pubblicati. Tuttavia, i siti che raccolgono, infiocchettano e servono contenuti già presenti su altre risorse non sono l’obiettivo primario di Panda.

[2] “… e i giornali e i tg non ne parlanoooo! Svegliaaaaaaaa [cit.]“.  Avrebbero potuto gridare “MayDay! Mayday!”, ma lo avevano già fatto l’anno prima.

[3] Google e l’eterna lotta per la corretta attribuzione di un contenuto al suo autore. In giugno di quest’anno ha annunciato il supporto del tag html5 rel=author e XFN rel=me . Per maggiori informazioni sull’integrazione di questo markup all’interno delle pagine web, leggere qui: http://www.google.com/support/webmasters/bin/answer.py?answer=1229920&&hl=en (non disponibile in italiano nel momento in cui scrivo).

[4] Fenomeno ampiamente osservato; ai fini di presentare all’utente serp che siano di facile comprensione e “pulite”, accade talvolta che la redirect 301, almeno in apparenza, sia ignorata e venga trattata quasi come una 302. Ciò comunque non inficia il posizionamento e la raggiungibilità della risorsa che ha beneficiato della redirezione.

[5] E non regalate i vostri commenti a Facebook!  Facebook comment box è un plugin, utilizzato da sempre più webmaster, che permette agli utenti di FB di commentare i propri articoli o prodotti direttamente sul proprio sito. Ottima opportunità per aumentare la presenza sul social network per antonomasia e ridurre drasticamente le possibilità di spam e/o trolls. Tuttavia in primo luogo i commenti diventeranno “di” Facebook, con tutto ciò che ne potrebbe conseguire. In seconda battuta, i commenti non sono tecnicamente indicizzabili e per moltissime tipologie di sito i commenti sono lo strumento principale per: rendere maggiormente originale la singola risorsa, fidelizzare gli utenti e, se si è soliti rispondere ai commenti, incrementare la propria expertise.

33 Responses to Surviving Panda

  1. E’ una tristezza infinita vedere questo splendido articolo con zero commenti, ma un sacco di visibilità sui social.

    Per me è una forte risposta questa a un sacco di domande….sempre che Stuart non abbia tutti i commenti non approvazione :D

  2. Stuart D says:

    Ciao Giorgio, che piacere averti qui …
    __
    No i miei commenti funzionano come pressochè tutti i blog: il primo commento del lettore è moderato, dal secondo in avanti no. Infatti il tuo ha bypassato allegramente la moderazione :-)

    __

    Grazie per i complimenti, il messaggio che volevo far passare in questo manuale di sopravvivenza è che Google si è proposto, con Panda, di operare algoritmicamente una selezione quasi Darwiniana, favorendo i “belli, forti e sani” e spingendo all’estinzione i “brutti, deboli e malati“; ma l’Evoluzione insegna anche che a sopravvivere non sono necessariamente i primi e a soccombere non sono necessariamente i secondi. Chi vince, generalmente, è chi meglio si adatta :-)

    Stuart.
    __
    ps: nessun commento in moderazione, comunque. Lo scotto che si paga quando giochi a fare l’outsider e… tiri troppo la corda ;-)

  3. fabio says:

    Meglio pochi ma buoni e soprattutto… viva gli outsider.
    Bello l’uso delle note a fine testo – sembra proprio un saggio – ma meritano qualche pixel in più, soprattutto considerando la pigrizia visiva dei seo italiani.

    :)

    Usare il panda per parlare di estinzione l’ho trovata una pessima scelta di gusto da parte di GG, dopo tutti i panda del wwf che ci siamo sciroppati negli ultimi 30 anni.

    I filtri antiduplicazione sono cambiati decine di volte – leggi ‘aggregatori’; hai ragione tu, dietro allo spauracchio di Panda c’è moltissimo di più.

    Ma il marketing fa girare il mondo, mica gli algoritmi… quindi tutti a parlare di quel presunto algoritmo, poi il resto continua senza problemi.

    Aspetterò con religiosa pazienza il tuo prossimo post seo, quello sull’algoritmo Armageddon Maya del 2012.

    :)

    Un algoritmo apocalittico all’anno è ormai la prassi, e secondo me l’anno prossimo i Maya se la possono giocare alla grande.

    Un saluto!

  4. Stuart D says:

    @ Fabio
    sai che non avevo ancora associato il 2012, i maya, all’eventuale upddate di Google del prossimo anno? In effetti sarebbe strano che i seo non facessero un play sulla fine del mondo :-D
    _
    Per i font delle note. Hai ragione, creerò uno stile css apposito (mi sono solo preoccupato che si leggessero sui tablet… ).

    Un cordiale saluto :-)
    Stuart

  5. Andrea says:

    Decisamente un articolo che spiega bene la situazione e da quotare in modo molto forte: “andranno ricercati analizzando problematiche seo nel proprio progetto che prescindono da Panda” e anche “Titolari di portali turistici e siti di hotel avevano ben più pressanti questioni (ad esempio l’imbastardimento delle serp organiche con i risultati local)” – che anche io ho spesso sostenuto (si potrebbe aggiungere anche l’ottimizzazione mobile etc etc..).

    Ancora di più riferendosi al punto BoilerPlate non è un caso che in Schema.org ci siano queste belle cose:

    WebPage: breadcrumb, mainContentOfPage, primaryImageOfPage, isPartOf, significantLinks
    – AboutPage
    – CheckoutPage
    – CollectionPage
    – ContactPage
    – ItemPage
    – ProfilePage
    – SearchResultsPage

    E inoltre

    WebPageElement
    – SiteNavigationElement
    – Table
    – WPAdBlock
    – WPFooter
    – WPHeader
    – WPSideBar

    E interessante ancora di più leggere i gruppi di discussione su Schema e i forum per webmaster dove leggo sempre più spesso:
    “Io non voglio dire al motore che questa è una CollectionPage altrimenti rischia di subire una rivalutazione”

    Bene questo è l’approccio giusto al web semantico :D

    Sempre e ancora a conferma del polverone quoto anche: ” sono stati nascosti altri piccoli update o improvement degli algoritmi di ranking” – di cui parlavamo su twitter proprio l’altro ieri.

    Mille di questi post.
    Ciao

  6. Grande articolo, ke finalmente dice pane al pane e Panda al Panda, come ben poki altri hanno fatto in Italia.

    Concordo con molte delle cose scritte e aggiungo ke Panda era atteso da anni e giunge a premiare ki seguiva la regola “preoccupati di piacere ai tuoi visitatori, non ai motori”.

    Buon lavoro, Stuart :)

  7. Pingback: Google Panda: Come Sopravvivere al Temibile Aggiornamento dell’Algoritmo | Creoweb

  8. Elia Gentili says:

    Complimenti per l’articolo, molto interessante e dettagliato. Simpatico anche l’accenno a Paul Eckman ;)
    Oggi stesso nella rete ho trovato già qualche cifra di quelle che sembrano le conseguenze “after” Panda. Sembra assurdo vedere siti con una tale diminuzione di traffico!

  9. Stuart leggendo questo articolo mi sembrava di essere ringiovanito di una decina d’anni.
    Da tanto tempo non riuscevo a leggere tutto un post così lungo senza annoiarmi.
    Ottimo lavoro e un caro saluto, Fabio.

  10. scusate tutti il per riuscevo, ancora una volta sono riuscito a fare la figura dell’ignorante.

  11. Lunicopich says:

    Davvero uno splendido articolo: esaustivo e interessante

  12. Tullio says:

    Ciao Stuart,

    Due cose veloci:
    - non sempre la pochezza del numero commenti è negativa. Nel caso vuol dire che sei stato così chiaro che non c’è niente da aggiungere se non i complimenti per il linguaggio e la chiarezza
    - dall’articolo si deduce un concetto che penso da svariato tempo: se come editor, webmaster o altro faccio le cose a dovere (contenuto originale, schema org, adverting e social engagment ) non c’è Panda, Leone o qualsiasi altro animale della foresta (perdonami la battuta) di cui io mi debba preoccupare se non il fatto di migliorare il prodotto per renderlo più adiacente ai nuovi bisogni e usi da parte dell’utenza e conseguentemente anche ricercabile sui motori con un progetto seo adeguato e serio.

  13. Stuart D says:

    Innanzitutto grazie a tutti coloro che hanno letto “Surviving Panda”. Era un trilione di anni che non mi cimentavo nella Seo “scritta e divulgata” e dai feedback sui social, ma soprattutto dai tanti articoli e thread sui forum che l’argomento Panda ha ispirato, pur essendo nel mese delle ferie per antonomasia, mi sono reso conto di quanto la seo in Italia sia viva e competente.
    _
    @ Tullio: ciò che esprimi è in altre parole il concetto di “adattabilità” che ho introdotto in un mio commento sopra. Se la tua base di partenza è ottima: contenuti di qualità, autorevolezza nel settore, markup semantico, il giorno che Google si sveglia e dice: da adesso i siti dovranno avere contenuti di qualità, engagement, e sfondo nero #000000 (Enrico Altavilla docet) per adattare il tuo sito ai desideri di Google, non dovrai fare altro che cambiare lo sfondo. 2 minuti di lavoro e puoi uscire tranquillamente a farti un mojito.
    Se, come molti fanno, si mantiene il proprio sito su standard bassi, assecondando di volta in volta a quelle che secondo il comun pensiero sono le novità di Google per evitare una penalizzazione, ogni anno dovranno ricominciare da zero. E prima o poi si stancheranno (selezione naturale).
    _
    @ Lunicopich : grazie :-) …. scrivendo un articolo ogni due anni, l’esaustività è proprio il minimo sindacale.
    _
    @ Fabio Dell’Orto: che dejavu! …. certo che un tempo eravamo veramente infervorati eh? :-)
    _
    @ Elia Gentili : Paul Ekman è stato il mio passatempo primavera-estate 2011, speravo tanto di poterlo citare prima o poi :-)
    Se, come penso, hai letto il report di Search Metrics (ripreso anche da La Stampa) “Google Panda update in Italy and Spain – Winners and Losers” , occhio che quei dati non sono necessariamente una fotografia delle conseguenze ‘dirette’ di Panda :-)
    _
    @ Fradefra (ex seo ecc.): in un vecchissimo (l’unico? non ricordo) LIVE del Forum GT mi chiesero un parere sul tuo approccio “umanistico” ai motori e dissi che era assolutamente valido. La storia sta insegnando che avevi ragione :-)
    _
    @ Andrea (Pernici): grazie di essere intervenuto. I motori di ricerca principali interpretano il markup di schema.org; mio malgrado, non essendo uno sviluppatore/webmaster in senso stretto, lo sto studiando.

    Cordiali saluti.
    Stuart

  14. Questo articolo dà degli ottimi spunti su cui riflettere, anche perché si sta facendo molta confusione riguardo a Panda e si tende erroneamente ad attribuirgli cali di posizionamenti che forse con esso hanno poco a che vedere.
    In particolare, mi trovo d’accordo sull’attenzione al link building spinto, e direi anche a quello fatto tramite risorse che possono diventare facilmente senza valore, lasciando con poca link popularity e portando a perdite di ranking che poi ci si scervella a imputare ad altri fattori.

    Su Panda, direi che anche se hai metriche buone potrebbe non essere sufficiente: ho un sito con circa 150.000 unici al mese con meno del 30% di bounce e oltre 4 pagine viste di media, che comunque ha avuto una bella botta – credo – per un rapporto content/ads basso. Fortuna che Google pesa solo per il 35% delle visite.

    Che ne pensi poi della volatilità di certi contenuti? se in un giorno già non sono più attuali e sono mal posizionati non avranno mai traffico da motore. Non mi pare un buon segnale avere il 90% di contenuti che non attraggono visitatori da motori di ricerca, anche se semmai le visite gli arrivano da altre vie…

  15. Ecco. Che bello.

    Giuro che ora passo su tutti i post interessanti e scrivo: “è una tristezza infinita vedere questo splendido articolo con zero commenti, ma un sacco di visibilità sui social.”

    Ha funzionato. Perchè…scambiarsi le proprie idee è il vero valore di questo mondo :)

  16. Ciao Stuart, complimenti per l’articolo. A rendere le cose più complicate di quanto già non lo siano c’è anche il recente (e contemporaneo all’uscita del Panda internazionale) aggiornamento al metodo conteggio delle sessioni in Google Analytics. Ci vorrà qualche settimana per capire quale sia la reale influenza di Panda (e dei suoi “fratelli minori”, per così dire), anche a causa del periodo estivo.

    Pochi giorni fa ne parlavo con un gestore di un grande sito italiano di social news che mi faceva notare che secondo loro già da tempo Google sperimentava anche in Italia delle modifiche all’algoritmo delle SERP (hanno notato da circa 6 mesi variazioni sospette nel traffico in eccesso). Non se se abbia ragione, ma non mi sembra impossibile.

    PS: mi sono permesso di segnalare il tuo articolo sul mio sito.

  17. simo says:

    ma che cazzo, tutti gli antipatici del web in un post solo e io potevo mancare? No, no di certo. Secondo me hai scritto un bell’articolo, soprattutto la parte sul consolidamento è un bel riassunto concettuale di quello che sui grandi volumi di contenuti si fatica a fare (soprattutto quando accanto hai chi vuole, giustamente, monetizzare spesso accanendosi anche). In alcuni punti è anche un po’ palloso (l’articolo) ma cosa vuoi farci, non si sa mai chi ti sta leggendo. cosa si potrebbe aggiungere per contribuire alla discussione? ovviamente Dati… tutto ciò che insomma appartiene ai tuoi clienti, convincili a rilasciare le stats, cosa non si farebbe per un po di links? altra domanda: che faccio mi iscrivo all’RSS? scriverai ancora di seocazzate?

  18. Gregorio says:

    Sapere e saper scrivere insieme, è sempre più raro sul web. Grazie a Giorgio per la segnalazione.

  19. Alessandro Sportelli says:

    Grazie Stuart, molto bello.

    Condivido in particolare questa frase:”Per la prima volta abbiamo di fronte il tentativo di produrre un modello matematico che misuri l’emotività, la fiducia, l’affidabilità che un documento web ispira all’utente umano”.

    Ciao, grazie, segnalo anche io :-)

  20. Stuart D says:

    @ Giorgio: Ottima idea! Magari cambiando un po’ il testo del tuo “invito al commento”. Lo stesso commento postato su N blog farebbe molto vi__agr_a, c-i-a-l-i-s- , casinoonlinexxx style :-D
    __
    @ Gabriele Romanato : Grazie! (ah, e in risposta al tuo privato, sì, sono io. Ed è tutt’ora mio cliente) :-)
    __
    @ Nicola Iarocci: i movimenti più evidenti (in meglio e, in un caso, in peggio) li ho osservati su alcuni progetti a metà Giugno sul mercato tedesco e, sul mercato italiano, tra la metà di Luglio e -soprattutto- la prima settimana di Agosto. Grazie per la segnalazione sul tuo blog, graditissima.
    __
    @ Gregorio: sono io che ringrazio Giorgio per averti mandato qui :-)
    __
    @ Giuseppe Pastore: Carissimo! :-) E’ un mio parere personale (quindi prendilo con i guanti di lattice) ma le metriche classiche tra cui accessi, bounce rate, pageviews, tempo di permanenza, utenti di ritorno, sono sì, utilizzati da Google come fattore del posizionamento, ma molto meno di quanto si pensi e soprattutto in maniera più sofisticata di “bounce rate alto = risorsa scadente”. Per query di tipo, ad esempio, informativo il comportamento dell’utente che clicca su una risorsa, torna su Google e ne clicca un’altra, direi che è dir poco fisiologico e non è indice di maggiore o minore qualità del documento visitato. Per query di tipo navigazionale invece un alto bounce rate potrebbe sì, esprimere poca rilevanza della risorsa.
    Sui link. Non so se ricordi cosa accadde ai tempi del Florida Update (2003), il primo vero giro di vite di Google sulla link building troppo disinvolta. Con un effetto domino, vennero indirettamente coinvolti webmaster che non avevano mai comprato un link e neanche pensavano che si potesse fare. Se, come penso, in questi ultimi mesi Google ha affinato ulteriormente la capacità di rilevare pattern di link sospetti (e anche se non sospetto, ha deciso che determinati link valgono meno di prima) questo potrebbe spiegare il perchè di drop in periodi antecedenti a Panda.
    Sulle pagine di un sito che non ricevono traffico dal motore. Guarda, molto banalmente faccio l’esempio di questo blog, che è l’esempio di come non bisogna creare e gestire un blog da posizionare su Google :-) Al di là del tema sfigatissimo e del fatto, ancor più grave, di non avere un topic preciso la quantità di articoli che ricevono traffico zero da Google (ad esempio i miei racconti) sono in quantità superiore a quei pochi articoli che invece ne ricevono una marea (l’Invite-All di Facebook, l’articolo sul 2012 e un paio di debunk) in modo più o meno costante. Quindi non sempre le pagine con pochi referer da Google sono una zavorra. Diverso sarebbe se avessi cinque pagine sul 2012 e solo una di queste ricevesse traffico. Sicuramente, a maggior ragione in questo periodo, le rimanenti quattro le ingloberei in quella preferita.
    __
    @ SIMO : l’antipatia pare sia soggettiva. Per quanto mi riguarda, qui di antipatici del web ne mancano all’appello ancora un bel po’ :-D
    Concordo che il “consolidamento” sia un concetto molto bello nella teoria, purtroppo inapplicabile in moltissimi casi; insomma sfondi una porta aperta. In (quasi) 11 anni che mi occupo di motori i committenti che mi hanno dato *reale* carta bianca sull’ottimizzazione e/o produzione di contenuti senza vincolarmi a policy editoriali/commerciali spesso idiote e prive di buon senso li posso contare sulle dita della mano.
    Sui dati che -legittimamente- hai chiesto, non credo fossero essenziali per il senso dell’articolo. Però posso fare di meglio, ossia pubblicare gli esiti, con dati e tutto, di un test che sto conducendo iniziato proprio l’indomani dell’annuncio di Panda in Italia. Durerà tre mesi (almeno) e avrà come obiettivo il posizionamento di una chiave competitiva reale. Non “cippalippa macumba” per intenderci.
    Grazie di essere passato! ;-)
    ps: non so quando ma… è sicuro che scriverò altre cazzate. Seo e non.
    __
    @ Alessandro Sportelli: si parlava di “antipatici”… :-D (scherzo!). Grazie per avermi letto e per aver segnalato l’articolo. E complimenti per ciò che stai facendo con facebookstrategy: impressive!

  21. Complimenti per la competenza, non ho capito tutto ma mi sono sforzato. Scusate l’intromissione di un ignorante in questo mondo SEO :)

  22. Davide says:

    Davvero un bel articolo. Speriamo serva per fare chiarezza nella mente di molti..

  23. ‘mmazza se ce ne ho messo di tempo per ricordarmi di tornare a rispondere :-(
    Comunque, Stuart, sono molto d’accordo sulle metriche: i numeri in sé significano poco o nulla in molti casi. Prendi un blog: se visito solo la home e leggo 5 articoli interi, ho fatto una visita e una pageview, ma avrebbero dovuto essere 6; senza contare il tempo di permanenza 0 quando semmai ci sono stato mezz’ora. Oppure pagine la cui finalità principale è indirizzare a una risorsa utile: l’uscita è un successo non un segnale di cattiva user experience. E del resto 10 pagine viste a visita potrebbero anche voler dire che ho contenuti difficili da trovare… Le chiavi di lettura vanno sempre contestualizzate.
    Sui link penso che Google effettivamente abbia dato una stretta di recente, poi tutti a guardare Panda per i cali di ranking, mentre invece ti hanno svalutato i link in ingresso. Ricordo anche un retweet di Enrico Altavilla che riprendeva Search Engine Land sulle segnalazioni nel Webmaster Tool per link sospetti.
    Sulle pagine senza traffico da motore, il problema invece me lo sono posto perché ho un sito che ha contenuti che durano 1 giorno (oroscopi): 90+% (e in crescita) di pagine che dopo 24 ore non servono più ai visitatori e che non ha senso stiano in indice già il giorno dopo la pubblicazione. Su questo credo ci siano diversi webmaster che debbano riflettere…

  24. Marco says:

    Mi incuriosisce l’aspetto dell’advertising (in cui includo anche i siti MFA).

    Google è il primo a voler incrementare i propri guadagni consigliando di “Aggiungere altre unità Adsense” al proprio sito portando potenzialmente ad un incremento del bounce rate.

    Perchè dovrebbe poi trattarlo come elemento negativo? Secondo me è ben più complessa l’applicazione del Panda Update.

  25. Anna Bruno says:

    Ciao Stuart. Complimenti per il post, ben scritto e strutturato. Anche se Panda ha fatto meno vittime di quelle ventilate (in Italia) spero abbia fatto passare un monito a molti webmaster pesudo articolisti: il contenuto deve essere creato per l’utente. Anna

  26. Sicuramente un ottimo articolo. Anche se lunghissimo, l’ho letto dall’inizio alla fine. Comunque la sorpresa e arrivata dopo, quando mi sono accorto del primo commento di Giorgio. Strano, appena pubblicato quello, noi altri ci mettiamo a commentare. Come mai? Comunque complimenti per l’articolo e complimenti anche a Giorgio per il primo commento.

  27. Mi aggiungo ai complimenti, era tanto che non leggevo così di gusto un articolo e i suoi relativi commenti, quindi grazie :) !
    Vorrei solo sottolineare come il commento di Marco abbia rilanciato un interrogativo che troppo spesso viene lasciato in sospeso: il rapporto tra contenuti e ads sopratutto nella parte alta di un sito (sito, blog o portale che sia).
    Arrivano regolarmente email da G. in tal senso che consigliano di aggiungere nuovi blocchi di annunci e di posizionarli nelle parti più rilevanti del sito… che sappiamo tutti essere quelle above the fold e, per giunta, consiglia di inserire i blocchi di annunci più performanti, ossia quelli di grandi dimensioni.
    Ok, allora mi verrebbe da chiedere come rendere compatibili questi aspetti. Cioè qual è il rapporto giusto tra pubblicità e contenuti. Perchè un portale turistico (tanto per fare un esempio a me caro) ha mille modi per monetizzare il proprio lavoro (penso all’inserimento di strutture turistiche all’interno del proprio sito, alla vendita diretta di pacchetti, ecc.) ma un blog informativo, ad esempio, ha bisogno di forme di pubblicità classiche.
    Poi certo, in giro si vedono delle cose indecenti dove in una pagina si fatica perfino a trovarlo il contenuto tanta è la pubblicità.
    Anche questo a mio avviso è un aspetto da approfondire.
    Un caloroso saluto
    Stefano

  28. Carmelo says:

    un’ottimo articolo sul Panda, ma che forse manca di qualche esempio, che vorrei condividere, perchè osservato con i miei occhi.

    Nel mese di Agosto mentre molti di voi erano al mare, sicuramente, io ho fatto partire il mio sito web da zero (intendo proprio PR=0) focalizzato sulla keyword = SEO termine fisso e altre variabili…

    Non è un blog ma un sito HTML di 15-20 pagine, ancora da terminare.

    La keyword = SEO agli inizi di Agosto 2011 mi restituiva circa: 1.680.000.000 risultati…

    Ho osservato la SERP giornalmente, con navigazione anonima, svuotando sempre la cache, cookies e history su Google!

    Tra il 15 ed il 20 Agosto la SERP è passata a 760.000.000 risultati… cioè oltre il 50% di pagine svanite nel nulla ?

    Questo PANDA ha colpito proprio la categoria SEO a bruciapelo, per quanto ho potuto osservare io personalmente!

    La SERP ora si trova stabile da circa 15 giorni sui 900.000.000 risultati.

    La mia homepage è rimasta forse nella sandbox (?) fino al 21 di Agosto = 1 solo visitatore da Google (io) dal 22 al 31 Agosto 133 visitatori unici assoluti.

    Io ho visto il PANDA in azione dal mio piccolo angolo di prospettiva dico che ha fatto una strage! :)

    un saluto a presto.

  29. nelli says:

    Complimenti Stuart è un piacere leggere questo tipo di post da parte tua. commento solo ora perchè lo hai scritto mentre ero nella mia unica settimana di web-less ferie e me l’ero perso.

    Lo sai una cosa che mi fa arrabbiare, ma anche ridere? sentir dire ai clienti “il mio sito è stato penalizzato e non ha visite (o ha avuto un crollo di visite) per colpa di Panda!” solo perchè la web agency – che si spaccia anche per seo agency – non è riuscita a lavorare bene…
    nota mi è stato detto molto prima che fosse dichiarato l’arrivo di Google Panda in Italia ;-)

    vabbè. cmq ci mancavano i tuoi contributi, spero che non dovremo attendere 1 altro anno per avere il prossimo!
    ciao
    elena

  30. SeoDev says:

    diciamo che il panda è servito per rendere i siti realmente più utili o per lo meno a fornire contenuti utili e non solo ed esclusivamente ottimizzati seo e con una particolare attenzione alla keyword density.
    A presto.

  31. Web Siena says:

    Veramente bell’articolo..complimenti, mi è piaciuto moltissimo.

    Questo Panda, Penguine etc stanno cambiando pian pian il modo di fare SEO..speriamo che riusciremo ad adattarci!

  32. Pingback: Quanti cambiamenti in questi anni! E SEO Power? | SEO POWER

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