E in realtà il post potrebbe chiudersi qui. Con il titolo in: <h1>CAPS LOCK</h1>. Chi sa, sa; chi non sa, chieda ad un SEO lontano da microfoni, telecamere e wp-admin.

Ma a me piace argomentare. E, come molti sanno: 1) ho abbandonato ormai da anni la SEO “parlata” per concentrarmi unicamente sui miei progetti personali AND sui miei clienti; 2) la political correctness, qui sul mio blog e nella vita reale è trattata al pari della carta igienica da autogrill. Chi sa, sa; chi non sa, chieda all’inserviente seduta all’ingresso dei bagni con il sottovaso pieno di monete da 10 cent.  

Rispolveriamo un po’ di concetti di base

Il funzionamento di Google non lo conosce neanche Google

Google, il motore di ricerca, è di proprietà di Google Inc. con sede in California. Anche se, per pigrizia e convenzione, si immagina Google come una persona fisica cui si potrebbe anche stringere la mano ( “Il tuo sito non piace a Google“, “Google premia i contenuti di qualità“, “Google ti ha inculato“ecc.) è in realtà un’entità immateriale (il box ricerca e i risultati) che è il frutto di centinaia di entità immateriali (gli algoritmi) sviluppate da migliaia di programmatori, molti dei quali non sanno assolutamente a cosa stanno lavorando. Sintetizzo: chi lavora a Panda, non sa assolutamente nulla di Penguin; chi lavora a Penguin non sa assolutamente nulla di Vince. E così via. E, a livello più alto, nessuno conosce il reale impatto del proprio lavoro su ciò che poi è l’ordinamento dei risultati nelle serp. Sappiamo, con buona approssimazione, come funziona un motore di ricerca. Ma il reale funzionamento di Google -che, tra l’altro, cambia di frequente- non lo sa nessuno.

Men che meno i SEO. La sicumera con cui, sempre più spesso, i SEO dichiarano a gran voce: “La link building è morta!!!“, che i link non servono per il posizionamento su Google ha la stessa attendibilità scientifica del Metodo Stamina. Chi sa, sa; chi non sa, chieda a Vannoni – momentaneamente di stanza alle Vallette.

In tiny text: la materiale indisponibilità delle tecnologie di ordinamento risultati di Google da parte dei consulenti di web marketing, teoricamente, potrebbe rendere NULLO qualsiasi contratto SEO che includa posizionamenti per chiave, aumenti di traffico, aumento CTR ecc. Vale a dire la maggior parte dei contratti SEO. 

Penguin 4.0: l’antifrode di Google

Sappiamo Osserviamo che la link building è uno dei fattori del posizionamento di una data risorsa nei risultati post query. Ma l’impatto degli inbound link di un documento web non attiene più a fattori meramente quantitativi bensì qualitativi. Se, e ripeto, se Google -come entità immateriale ecc ecc- necessita di questo dato e ha gli strumenti per valutare la qualità di una risorsa linkante (spoiler alert: li ha!) ha anche bisogno di un sistema per scremare la spazzatura dal totale della link building. Vale a dire: Penguin, ora giunto alla versione 4, integrato nel core del motore di ricerca e attivo non-stop. 

Se il motore di ricerca californiano fosse pronto ad emanciparsi per sempre dalla link popularity basterebbero 5 minuti: nofollow d’ufficio applicato a tutti i link del web, che verrebbero ancora usati dagli spider come sponde su cui carambolare da un URL all’altro ma senza sprecare ulteriori risorse per la loro valutazione. E il nofollow d’ufficio è già oggi una funzionalità disponibile in Google, ad esempio quando da un dominio X partono Y link verso un dominio Z. L’esistenza stessa di Penguin, il cui task, in buona sostanza, è assegnare un valore negativo ai link dimmerda, dimostra che Google non è ancora pronto per questo grande salto. 

A proposito: Y = N>4

I SEO sono spammer imborghesiti

Ricordo con un pizzico di commossa nostalgia l’inizio di questo millennio. I bei vecchi tempi anarchici e furiosi delle markov chain, del link stuffing e delle periodiche gare di cazzodurismo in occasione dell’update del Toolbar Pagerank (r.i.p.). Lo so, sto diventando vecchio. E, col tempo, anche io mi sono calmato. Però la matrice, il DNA, è quello. E’ l’humus in cui sono cresciuti i migliori SEO in Italia. 

Com’è che siamo diventati così fighette tanto da arrivare a parlare di “contenuti di qualità“? Innanzitutto Google ha smesso di farci la guerra -da quanti anni è che non si vede un sito bannato, ad esempio? E ha smesso perché non ha vinto: ha STRAvinto su chiunque negli anni abbia tentato tecniche e strategie per forzare l’ordinamento dei risultati. E lo ha fatto in un modo tanto semplice quanto efficace: privilegiando, tra i fattori del posizionamento, quelli su cui i SEO non potevano incidere. Quanti h1 per pagina, la lunghezza del title tag, quanti link massimo in un documento, meta keywords si / meta keywords no ecc. ecc. ecc., sono giochetti che Google ci ha lasciato per permetterci di darci un tono e illuderci di avere un’importanza che, ormai, non abbiamo più. Non come un tempo, se non altro.

Il fine del SEO è quello di intuire i fattori che determinano il posizionamento dei documenti web su un motore di ricerca di cui non è titolare e sfruttare questa conoscenza a beneficio del proprio cliente. In altre parole spam. Ma non mi si fraintenda, in questo caso il termine non ha per me un’accezione negativa. Solo dare il giusto nome alle cose.

Come ho detto anche in altre occasioni, un buon SEO non deve spammare (altrimenti non fa un buon servizio al cliente), ma non deve neanche rinnegare la sua dark-side. Chi sa, sa; chi non sa, diffidi dei SEO dalla coscienza troppo pulita come diffiderebbe di un sentiero buio.

SPECIAL GUEST: I LINK SPONTANEI

I link spontanei non te li dà più neanche tua madre

Sei Lady Gaga. E’ uscita la tua nuova puttanata canzone: migliaia di blog e magazine ne parlano e linkano spontaneamente il tuo sito, il tuo canale youtube, la tua pagina Facebook. Ok, torna alla realtà, perché per fortuna o per sfortuna non sei Lady Gaga. Hai un sito attraverso cui vendi caciotte. Oppure hai una agenzia finanziaria. Oppure un e-commerce di informatica. Whatever. Comunque non sei Lady Gaga. E a meno che non a) paghi b) implori c) minacci, nessun webmaster linkerà mai il tuo sito.

Dire ad un webmaster che il suo sito non attira link naturali perché i suoi contenuti non sono abbastanza di qualità è come dire ad un uomo che sua moglie lo ha tradito perché non crede abbastanza in se stesso. Che magari è anche vero, ma è solo una piccola porzione di un problema più grosso: nessuno linka più nessuno. Per paura del già menzionato Penguin, per non favorire un competitor, perché è più comodo sicuro linkare i soliti noti se si vuole dare un’ombra di autorevolezza al proprio documento.

Perché nei nostri contenuti di qualità (sic) siamo TUTTI propensi a linkare (spontaneamente) wikipedia? Perché Wikipedia non ha finalità commerciali e, tecnicamente, non è competitor di nessuno.
Wikipedia è quindi un esempio di contenuto / risorsa tale da meritare link spontanei? Forse si, ma non è questo il punto. Il punto è che Wikipedia non è un esempio replicabile. Soprattutto non lo è nella stragrande maggioranza dei mercati commerciali e competitivi. Che poi sono quei mercati da cui proviene il lavoro per i SEO.

Esistono invero ambiti in cui il linkaggio spontaneo esiste ancora. Tra blogger ci si linka ancora, nelle nicchie (penso ad esempio ai siti vegani, new age, complottisti…) ci si linka ancora che è un piacere. Ma nel momento che si tratta di siti commerciali -che ripeto, sono quelli che danno realmente lavoro a chi fa web marketing sui motori di ricerca- tutto questo desiderio di interconnessione scende drasticamente a zero.

Paradossalmente, le risorse che ancora oggi ricevono link spontanei sono le risorse che meno ne hanno bisogno. AND: le risorse da cui più avresti bisogno di essere linkato sono proprio le risorse che mai ti linkeranno spontaneamente.

In conclusione: i link servono o no per il posizionamento su Google?

Se Google non è ancora pronto a rinunciare del tutto alla link popularity come valore qualitativo di una risorsa, logica vuole che anche la SEO debba ancora averci a che fare. Tuttavia, non sono Mr. Google e non ho una risposta assoluta a questa domanda. Se vuoi provare a fidarti delle mie osservazioni ed esperienze su clienti reali, i link hanno ancora un discreto impatto sul ranking. E sono uno dei pochi fattori del posizionamento su cui il webmaster o il SEO può ancora fare la differenza. Esistono mercati in cui la link building ha un’influenza persino esagerata tanto da sembrare un porto franco di Penguin [l’Adult – true story n.d.Stuart] e altri in cui la link building va studiata nei minimi dettagli, talvolta lavorando per sottrazione, senza fare minchiate [il Finance – true story n.d.Stuart], specie considerando che con Penguin è assai facile farsi involontariamente Negative SEO da soli. 

No perché con la storiella che i link non servono ci avete anche un po’ rotto il cazzo (featuring: la bufala dei link spontanei)

Category: Engines
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