Da un punto di vista SEO, dove per SEO ormai si intende l’applicazione di più o meno sofisticate tecniche di seduzione per piacere a Google, la questione “h1” (rigorosamente minuscolo, gli anni 90 son finiti da un pezzo)  è generalmente considerata di scarso rilievo su una scala da zero a chissenefrega. Eppure, neanche troppo di rado, diventa lo scenario per simpatici scontri di cazzodurismo tra gli esperti del settore. Prima che il tag ‘more’ cali come una mannaia su questo abstract voglio evitare inutili suspense: mi affilio alla generazione dinosaura di consulenti che impongono ai clienti (e a se stessi) l’utilizzo di un solo h1 per pagina.

Prima di trattare la questione…

La pila di draft di questo blog sta raggiungendo un’altezza imbarazzante: recensioni, debunk, racconti, cause perse di cui sono avvocato d’ufficio. Per quanto riguarda la categoria “engines”, le bozze che ormai risalgono al mesozoico sono:

La Seo è Morta?

E’ morta quando la casalinga diVoghera, durante una normale conversazione, ha detto: “Cercalo su Google“. Non: “Cercalo su Internet“, non: “Vai su Yahoo!“. Google. “Più o meno nel 2000equalcosa. In quel momento il significato stesso dell’acronimo, Search Engines Optimization, era svanito per sempre. Una maggiore onestà intellettuale da parte dei player del settore avrebbe dovuto portare alla creazione della GO. Google Optimization. Ecco, la GO non è morta, è più fottutamente viva che mai.

Bozza cancellata. Una in meno.

Test sulle co-citazioni (terza parte)

I risultati del test avrei dovuto presentarli al Convegno GT 2013, cui non ho potuto partecipare per ormai note problematiche mediche paterne. Mio padre, ne sono sempre più convinto, è un cazzo di immortale. Finirà in qualche pubblicazione scientifica oppure su un sito spam (più probabilmente la seconda ipotesi): INCREDIBILE! I Telegiornali non ne parlano !!!11!! Guarda come ti riducono 40 anni di Sclerosi Multipla!!11uno!! Clicca qui.

Riassumo brevemente: i test, non definitivi, hanno dato esiti promettenti. Non definitivi. Promettenti. La presenza del tuo brand (nota: brand, non nome-cognome) all’interno di documenti che includono una precisa chiave e NON ti linkano in alcun modo può far entrare il tuo brand in rank per quelle chiavi anche se quelle chiavi non sono presenti su alcun documento del suo sito internet.

Non cancello la bozza, ma non ci tornerò nel breve periodo.

Fattori del posizionamento di Stuart Delta

Questo prima o poi lo finisco. Non mi sono dato una scadenza perché quando uscirà sarà un elenco di fattori indipendenti da qualsiasi update di Google. Qualche anticipazione? Il Fattore CCP™ (Come, Chi, Perché. In quest’ordine) e, parlando di fattori direttissimi, i social non servono ad una beneamata (in questo, SearchMetrics, pare darmi ragione).

Tengo bozza, non prometto nulla. Quando vedrete David Hasselhoff occhieggiarvi malizioso dallo stream del vostro social preferito (spero non Google Plus) saprete che sono io.

Back in topic

Perché suggerisco di usare un solo h1 per documento

Innanzitutto, per una questione di forma e tradizione.

Il W3C, secondo la definizione classica riconfermata anche dopo l’uscita dell’HTML 5, descrive in questo modo gli heading tag:

The <h1> to <h6> tags are used to define HTML headings.

<h1> defines the most important heading. <h6> defines the least important heading.

Da: http://www.w3schools.com/tags/tag_hn.asp

La definizione quindi è assoluta: la Più importante vs la Meno importante. Logica lineare: non possono esserci due headline più importanti all’interno di un documento. In teoria: non possono neanche esserci due headline meno importanti all’interno di un documento. Ma dell’h6 magari parlerò in un post specifico (#credici).

Poco importa se per Google:


<h1>TITOLO</h1>
<h2>SOTTOTITOLO</h2>
<p>Blah blah blah blah preferisco blah blah blah al lorem ipsum, da sempre</p>

e

<p><span style=”font-size: 40pt”>TITOLO</span></p>
<p><span style=”font-size: 20pt”>SOTTOTITOLO</span></p>
<p><span style=”font-size: 10pt”>Blah blah blah blah preferisco blah blah blah al lorem ipsum, da sempre</span></p>

siano fondamentalmente due scelte equivalenti, e men che meno mi importa se per Google:


<h1>TITOLO</h1>
<h1>SOTTOTITOLO</h1>
<h1>BREVE INTRODUZIONE PER SPIEGARE TITOLO E SOTTOTITOLO</h1>
<p>Blah blah blah blah preferisco blah blah blah al lorem ipsum, da sempre</p>

e


<h1>TITOLO 1</h1>
<p>Blah blah blah blah preferisco blah blah blah al lorem ipsum, da sempre</p>
<h1>TITOLO 2</h1>
<p>Blah blah blah blah preferisco blah blah blah al lorem ipsum, da sempre</p>

non siano due formattazioni del documento che vengono penalizzate (o prese in miglior considerazione).

L’HTML è il linguaggio di mark-up attraverso il quale un webmaster ha la possibilità di organizzare tassonomicamente le informazioni e presentarle ai suoi utenti. Gli heading tag servono, innanzitutto, a questo. L’aspetto puramente “visuale” attiene ad un behaviour tradizionale dei browser che renderizzano con un font più grande per l’h1 e, a scendere, più piccolo per l’h6. La differenza tra h1 e h6 sta nella loro funzione.

Un documento web, specie se presenta un contenuto unitario e coerente (una scheda prodotto, un articolo, la presentazione di un hotel ecc.) deve avere un solo titolo e a questo titolo deve essere assegnato l’heading più importante. Indipendentemente da Google.

Hardcore approach

Un approccio integralista, forse, che tuttavia estendo non solo al singolo h1 sul singolo documento, ma all’intero sito. Due h1 identici, su due documenti diversi presenti sullo stesso dominio non rappresentano solo una bruttura ma anche una motivazione per licenziare il copy o il webmaster per giusta causa. Se devo ottimizzare un blog, ad esempio, prima cosa che faccio è porre immediatamente termine al malcostume di mettere in home i titoli degli ultimi post in h1. Un ottimo modo per farsi subito amare dall’IT. Un amore che levati, neanche al Tempo Delle Mele.

Quando mi sveglio con la luna storta estendo questa politica talebana anche all’h2 (uno solo per documento), ma generalmente sono più tollerante.

Nonostante qui ( http://www.w3.org/TR/2012/WD-html5-20121025/the-aside-element.html#the-h1,-h2,-h3,-h4,-h5,-and-h6-elements ), ultima riga, scritta in piccolo, W3C smorzi i toni assegnando maggiore libero arbitrio all’editor…

Authors might prefer the former style for its terseness, or the latter style for its convenience in the face of heavy editing; which is best is purely an issue of preferred authoring style.

… continuo, e continuerò sempre, a sostenere l’utilizzo proprio degli heading tag, indipendentemente dalla maggiore o minore considerazione che Googlebot ha dei termini contenuti al loro interno.

E, garantisco, in ogni circostanza mi sia trovato a dover ottimizzare un contenuto web, e abbia optato per il seguente iter:

  1. Pulizia del codice (da tutto l’inutile, attributi title e commenti html inclusi);
  2. Corretta riassegnazione degli heading tag secondo criteri per lo più di buon senso;
  3. (aggiungiamolo come bonus, via!) Differenziazione tra h1 e title tag (“fanno” due cose diverse, devono essere diversi).

Questo ha sempre pagato. Direttamente? Indirettamente? Who cares.

In conclusione

La questione è di basso profilo. Sono perfettamente consapevole che nella catena alimentare dei so called fattori del ranking l’h1 al momento rappresenti l’anello in assoluto più debole, ma il ritorno all’uso proprio degli heading tag rende i documenti web immuni, ora e sempre, da qualsiasi futuro capriccio di Google: oggi sappiamo come vengono considerati. Ma domani?

Il limite di molti SEO (o GO), sia quelli di formazione ingegneristica sia quelli di formazione umanistica come il sottoscritto, è di ragionare a comparti stagni: “Serve per Google? Lo faccio“, “E’ penalizzante per Google? Non lo faccio“.

Chi sostiene un utilizzo disinvolto degli h1 perché “tanto ormai oggi..“, è anche in grado di garantire che Google — il quale periodicamente se ne esce con update più mirati a valutare il COME, prima che il COSA — non tornerà mai più a valutare i contenuti di un documento web anche secondo l’ordine di importanza stabilito dall’autore attraverso i tag deputati a stabilirlo con certezza?

A proposito di autori. Abramo Google ha recentemente sacrificato suo figlio Isacco Authorrank sull’altare del fancazzismo. Peccato, come idea non era malaccio. Purtroppo è quel classico servizio che o usano tutti gli autori o non serve a nulla. Ha prevalso il nulla.

Cordialmente, come (da) sempre.

ps: anche se non sembra, la foto è perfettamente coerente con il post.

h1: quanti per pagina?

Category: Engines
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