Il mio ultimo viaggio in Croazia risale ormai a quasi vent’anni fa. 2002, per la precisione. Oltre al mare cristallino e all’ottima carne, tuttavia, portai in Italia tre esperienze non troppo positive che, ai i tanti Italiani che quest’anno sceglieranno come destinazione estiva proprio questa nazione al di là dell’Adriatico, non auguro di rivivere.

La partenza e l’arrivo a Rovigno

Partendo da Torino, con la Milano-Venezia ad uno sputo, scartammo da subito l’opzione traghetti , che pur rappresenta un’alternativa comoda e, a seconda delle compagnie, divertente per recarsi in Croazia. Nonostante il traffico di agosto, arriviamo in modo relativamente veloce a Trieste, a pochi km dal confine con la Slovenia. Decidiamo di cenare poco fuori la città, in zona Grignano. Non ricordo il nome del ristorante (edit: invece sì, è questo), in realtà più una trattoria, ma facciamo una mangiata di pesce che levati, meglio di molte nottate di sesso. Un minuto di silenzio per Gianluca, pagliuzza corta della serata, cui tocca guidare per l’ultimo tratto fino a Rovigno e che quindi deve rimanere sobrio. Non sarà l’unica circostanza sfiga della sua vacanza.

Arriviamo in tard(issim)a serata a Rovigno, dopo aver passato il confine tra Slovenia e Croazia e aver subito una perquisizione antidroga che neanche fossimo Pablo Escobar. Troviamo posto in un campeggio. Stanchi del viaggio, campeggio scarsamente illuminato, ci fermiamo alla prima piazzola libera e spaziosa abbastanza da ospitare due tende: una maledettissima canadese (dove dormiremo io e Gianluca) e un igloo gigantesco a montaggio assistito che più che un igloo sembra la riproduzione in scala 1:1 di una suite del Kakslauttanen (titolari: la mia socia e un’amica). Ci addormentiamo.

1 Problema: il mattino dopo.

Le aree dei campeggi destinate ai NUDISTI sono indicate da una sigla (non tradotta): FKK. Questa sigla appare su cartelli non illuminati e non particolarmente evidenziati. Specie di sera. Risultato? Il mattino dopo ci svegliamo e ci ritroviamo in un universo parallelo abitato da 60enni nude dalle tette cadenti, uomini panzoni con i testicoli ad altezza rotula e bambini. Soprattutto bambini. Devo specificare l’imbarazzo e l’istantaneo senso di colpa da parte del gruppo? Come se non bastasse, dopo neanche 2, dico DUE, minuti, veniamo avvicinati da una guardia armata che, in uno stentatissimo italo-inglese ci fa capire che o ci denudiamo anche noi oppure spostiamo le tende. Io e Gianluca, pur di non dover affrontare nuovamente il montaggio di quella stronza di una tenda canadese facciamo per toglierci i boxer, salvo incrociare lo sguardo fulminante delle ragazze che erano con noi. Ok, spostiamo il campo base.

Richiesta per la Pro.Loco Croata tutta: ILLUMINATE QUEI CARTELLI, usate anche delle immagini, traduceteli almeno in inglese! 

2 Problema: sul viaggio verso Plitvice

Plitvice ospita un parco naturale con laghi e fiumi dall’acqua innaturalmente cristallina (sul serio: spettacolare, non pensavo esistesse in natura un’acqua così). Una tappa che non può mancare, e che per raggiungere la quale incapperemo nel secondo problemino: la polizia stradale croata! Autovelox? Controlli elettronici della velocità segnalati almeno 20 volte come succede in Italia? Naaaaa… In Croazia funziona così: stai percorrendo un tratto a velocità moderata pensando agli affari tuoi quando in lontananza spunta in mezzo alla strada un omino vestito da poliziotto che ti punta addosso un pistolotto. Dopo 2, dico DUE, secondi, un secondo omino estrae la paletta e ti indica di fermarti. 

Segue controllo patente (del libretto di circolazione frega nulla) e documenti di tutti gli occupanti dell’auto. E ok, ci sta. Il poliziotto (sort of) mostra il display del pistolotto che si scopre essere un rilevatore portatile di velocità. Parte una supercazzola in croato stretto dai toni minacciosi e la richiesta di pagamento della multa. Il pagamento va fatto subito, solo che nessuno riesce a capire a quanto ammonta il verbale. Gianluca (che guarda caso guidava) estrae il portafogli, il poliziotto gli indica di aprirlo per mostrare il contante e, chi-fa-da-se-fa-per-tre, preleva egli stesso un tot casuale di banconote di Kuna. Nessuna ricevuta e nessun verbale rilasciato. 

Richiesta per la Pro.Loco Croata tutta: Ok che il turista all’estero, per definizione, ha come esigenza primaria riportare il culo a casa senza testare le galere altrui, ma indicate alle vostre Forze dell’Ordine di rilasciare almeno una ricevuta.  

3 Problema: Ambulanze ed Ospedali

Dopo l’esperienza in tenda a Rovigno, decidiamo che siamo troppo vecchi per spostarci di campeggio in campeggio, e in Croazia sono molto diffusi gli apartment for rent, per una o due notti, tipo B&B, economici e decisamente più confortevoli della tenda. Andando verso Sud, ci fermiamo per la notte in un appartamento posto al secondo piano, scala esterna, di un edificio di nuova costruzione. Quella sera piove e le scale sono scivolose. Gianluca, sempre lui, ha la geniale idea di percorrerle di corsa. Scivolando. E percorrendole con il culo fino al piano terra. Si rende necessario l’intervento di un’ambulanza. Il proprietario dell’appartamento, per fortuna presente alla scena, si attiva immediatamente. Dopo circa mezzora arriva un’ambulanza, ovvero un Ducato bianco che sembra un’ambulanza, da cui ne esce un uomo tipo la Montagna di Trono Di Spade che fino a qualche mese prima stava ammazzando serbi (a mani nude, scommetto). Il nostro Thor -lo chiameremo così da adesso in avanti- svolge da solo il ruolo di medico, operatore sanitario, barelliere, autista e riscossione crediti (lo vedremo dopo). Sull’ambulanza, diciamo così, salgo anche io. Le ragazze ci seguono in macchina.

Ci porta all’ospedale più vicino, deserto. Ci attende un medico che, sigaretta in bocca -accesa!- visita Gianluca e dispone delle radiografie alla schiena. Ci spostiamo in sala RX, e ci accoglie lo stesso medico di prima che, sigaretta in bocca, effettua le lastre. Prima che ve lo chiediate: NO, nessuna protezione per le radiazioni, nessuna precauzione, né per il mio amico, né per me che sono a pochi metri, né per il medico stesso. Attendiamo dieci minuti circa, Thor è in sala d’aspetto con noi. Fuma anche lui. Radiografie pronte, si torna in sala visite, il medico sarà circa alla decima sigaretta da quando siamo entrati in ospedale. Per fortuna niente di rotto. E adesso facciamo due calcoli: nonostante l’urgenza, la prestazione sanitaria, visita, radiografie e prescrizione di antidolorifici è a pagamento. Non ricordo quante Kuna esattamente, ma ricordo che facendo un exchange mentale, siamo sui 70/80 euro. Torniamo verso Thor per dirgli che non serve che ci scorti per il rientro e che una stretta di mano è sufficiente a dimostrargli la nostra riconoscenza. No, non è sufficiente. Altre Kune in output dalle nostre tasche, circa 30 euro sempre con l’exchange mentale che dopo qualche giorno in zona fuori euro ti viene abbastanza facile. 

Richiesta per la Pro.Loco Croata tutta: Ok pagare le prestazioni sanitarie, Ok pagare il trasporto in ambulanza. Ma cazzo, negli ospedali non si deve fumare!

Dopo 20 anni, confido che la Croazia abbia sistemato quanto sopra, il mio post non è e non vuole essere offensivo per nessuno. Anzi, se le cose in questi anni fossero cambiate, mi piacerebbe saperlo, perché un giorno, lo so, ci tornerò. I commenti per i viaggiatori e per gli estimatori della Croazia sono aperti 🙂

 

Tre cose della Croazia che, si spera, siano cambiate

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