La ragione per cui lo sbadiglio, ossia una spontanea, profonda e teatrale inspirazione durante il respiro, è contagioso è uno di quei quesiti a cui pochi, di solito, sanno dare risposta certa. Neanche gli scienziati, tutto sommato. Precisando tuttavia che il termine “contagioso” è usato impropriamente; meglio infatti sarebbe parlare di involontaria emulazione.  La cui intensità e tempo di reazione non dipende da fattori oggettivi, ma dal grado di empatia che si ha nei confronti del soggetto che sta sbadigliando: in altre parole, assistere allo sbadiglio di uno sconosciuto difficilmente avvierà il benché minimo riflesso neurologico  di imitazione.

Per quanto pressoché ogni animale sbadigli (sì, anche il  pesce e la balena, non garantisco per la zanzara e l’acaro della polvere), è in scimpanzé e babbuini che si verificano con più frequenza fenomeni di contagio dello sbadiglio. Certo, contrariamente a quanto  molti pensano, non discendiamo dalle scimmie (ne siamo semmai lontani cugini) ma per trovare una spiegazione logica dobbiamo fare un lunghissimo viaggio indietro nel tempo, incontrando alcuni nostri vecchi, vecchissimi, ascendenti che dalle scimmie non differivano poi così tanto. Soprattutto, non avevano ancora compiuto quell’importante salto di qualità evolutivo che è il saper parlare e utilizzare un linguaggio codificato comune agli appartenenti dello stesso gruppo o agli abitanti  del medesimo territorio.

Da perfetti animali sociali, i nostri simpatici antenati vivevano e si muovevano in branchi più o meno numerosi, capeggiati e guidati dal capobranco, l’anziano, il maschio alfa che, oltre a riservarsi -finché il fisico reggeva- le femmine migliori, scandiva di fatto i tempi delle azioni dei componenti della comunità, mantenendone così l’integrità, la stabilità e la serenità. Non certo un bell’esempio di democrazia, ma neanche la peggiore delle dittature a cui sottomettersi.

Capitava, non di rado, che il branco dovesse muoversi alla ricerca di più floride lande in cui insediarsi, per procurarsi frutti e cacciagione o per semplice esplorazione degli ambienti circostanti. A capo della comitiva il capo, appunto. Circondato da giovani maschi già abili alla caccia e alla lotta, spesso imparentati col capobranco. Leali ma intimamente desiderosi, un giorno, di succedere alla guida del clan, in modo più o meno pacifico. Ai margini del gruppo i giovanissimi e i reietti, zoppi e malandati scimmioni con incisi indelebilmente i segni dei troppi tentativi di colpo di Stato andati male.

L’orologio biologico del maschio alfa era il punto di riferimento per l’intero gruppo. In un’era in cui, pur giunto ad un avanzato stadio di evoluzione, l’uomo non riusciva -sia fisicamente che intellettualmente- ad emettere suoni diversi da: “Uh! Uh! Ah!”  e non aveva ancora inventato il telefono cellulare, c’era bisogno di una serie di gesti di facile e veloce comprensione per comunicare e trasmettere i messaggi a tutti gli appartenenti del branco. Non appena il capo aveva sonno (quindi bisognava fermarsi per dormire) o aveva fame (quindi  bisognava metter sotto i denti qualche bistecca di mammut ormai prossimo all’estinzione) socchiudeva gli occhi, spalancava la bocca ed inspirava profondamente. I componenti del branco a lui vicini imitavano il gesto, il quale gesto veniva a sua volta imitato dai futuri-homo-sapiens più lontani, fino a che l’ordine, emulazione dopo emulazione, non era recapitato fino agli ultimi componenti distanti anche centinaia di metri. Come un passaparola, solo che la parola non era ancora stata scoperta. Praticamente un passasbadiglio.

Ancora oggi, l’uomo moderno, il sapiens sapiens, il cui cervello è ancora intasato da riflessi e ricordi ancestrali, quando vede una persona a lui cara sbadigliare tende irrimediabilmente ad imitarla. E sbadigliare a sua volta. Se invece vede una persona sconosciuta, non appartenente al suo branco, ignorerà bellamente il gesto. Se sbadigliate una volta e il vostro partner non se ne lascia influenzare forse non è necessariamente un segno negativo, ma se si dimostra sistematicamente refrattario il consiglio è di riflettere seriamente sulla vostra relazione; nella migliore delle ipotesi la vostra donna (o il vostro uomo) è carente del benchè minimo sindacale di empatia.

Quanto è vera questa storiella?

Il racconto in sé è un divertissement con cui far colpo su una donna. Quantomeno serve a guadagnarsi una tregua da monologhi su tagli di capelli e scarpe alla moda.

Eppure è molto più plausibile di quanto si possa pensare. Recenti studi condotti dall’Università di Pisa http://www.unipi.it/index.php/tutte-le-news/item/489-chi-mi-ama-sbadigli sembrano confortare e addirittura confermare la tesi dello sbadiglio come misuratore dell’empatia tra due o più soggetti.

Life’s Little Mysteries http://www.lifeslittlemysteries.com/427-why-is-yawning-contagious.html , oltre a far menzione delle teorie secondo le quali lo sbadiglio sia una forma primordiale di veicolo di comunicazioni semplici per gli appartenenti allo stesso gruppo sociale, cita uno studio del 2005 durante il quale venne rilevato che durante lo sbadiglio venivano coinvolte anche aree cerebrali normalmente deputate all’imitazione.

Stuart D.

Perchè lo sbadiglio è contagioso?

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