cynical

Sei troppo cinico“, “Ti adoro ma sei troppo cinico“, “Il tuo cinismo mi farà disinnamorare di te“. Quante volte ci siamo sentiti ripetere queste retoriche Coelhiane? Non so voi, io un sacco di volte.

Eppure il mondo è crudele, maligno, marcio, che si ricopre generosamente di sentimentalismo e idealismo per nascondere la propria perversa natura; il cinico è solo un allegro scettico (spesso vittima della sindrome di Tourette) che ha trovato ben più di un modo per trarre divertimento da questo inganno.

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Una donna, non più nel fiore della giovinezza, diciamo pure un po’ avanti negli anni, viene portata in fin di vita all’ospedale a seguito di una caduta dalle scale. Mentre dottori e paramedici si affannano nel disperato tentativo di rianimarla, ha un’esperienza di premorte. Una visione mistica durante la quale, dopo aver percorso un lungo tunnel luminoso, si ritrova in quel che comunemente viene definito il Paradiso. Ad accoglierla, Dio in persona.

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Tecniche di seduzione che non funzionano, ovvero 5 esperimenti semplici per non conquistare la donna dei vostri sogni.

Tra gli illuminati teorici della comunicazione, dei cui saggi insegnamenti mi faccio spesso e volentieri sperimentatore ed estensore, la mia più recente conoscenza -che per una strana forma di falsa modestia preferisce rimanere anonima- ha generosamente condiviso con me le due Leggi fondamentali del rapporto uomo-donna.

Prima Legge: l’animale più tollerante, masochista e possibilista in natura è la donna innamorata.

E’ sempre utile ricordare quanto sopra, ma è un assunto talmente banale da non meritare ulteriore approfondimento.

Seconda Legge: all’inizio di una relazione, o di una conoscenza, il minimo attrito o malinteso può compromettere in modo irreversibile qualsiasi possibile futuro sviluppo della relazione stessa.

Il prevedibile rovescio della medaglia della Prima Legge, insomma. A beneficio degli uomini che affrontano la vita con metodo scientifico e non si accontentano della mera teoria, ho elaborato cinque semplici esperimenti da effettuare nel corso del primo o del secondo appuntamento per verificare la veridicità della Seconda Legge.

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Esperimento #1: Vantatevi, possibilmente a tavola, della vostra ultima invenzione: il rutto contagioso.

In un futuro non molto lontano, la donna che avete di fronte, quella stessa donna che ha appena ordinato un’insalatina leggera, applaudirà ad ogni vostra scoreggia e si commuoverà se le direte “ti amo” spernacchiando con le ascelle. Inizialmente, tuttavia, siete entrambi vincolati al rispetto di quanto amorevolmente tramandato dal Monsignor Della Casa.

Quale occasione migliore per rivelarle che volete passare alla storia per aver scoperto il trucco che rende contagiosi i rutti e dare immediata dimostrazione del vostro talento?

Esperimento #2 e #3: Fatele una scenata di gelosia urlando il suo nome, ma sbagliandolo.

Specie nel raffinato gioco della seduzione, e per quanto in molte affermino il contrario, alle donne piace essere oggetto di moderata gelosia da parte del loro uomo. Certo, in ogni Bar Sport di quartiere c’è un idraulico che narra di donne che volevano far ingelosire il marito e si sono lasciate sfuggire la situazione di mano, ma questo non ha molta importanza ai fini dell’esperimento. Ci serve solo sapere che la gelosia non è negativa a prescindere, anzi.

La gelosia diventa esecrabile in tre circostanze: quando è eccessiva, quando è del tutto assente e quando è manifestata al primo o al secondo appuntamento [Esperimento 2].

[Esperimento 3] Se però desiderate assicurarvi livelli più alti e violenti di rifiuto attendete il momento più (in)opportuno e… “Ehi! Chi stai guardando? Ma che persona sei, Monica? Lo sai che sono geloso, Monica? Quando una donna esce con me deve guardare solo me, hai capito Monica???”.

Peccato che lei si chiami Patrizia.

Esperimento #4: Ditele che assomiglia all’attrice protagonista del vostro film porno preferito.

Se questa gaffe, già di per sè tragica, non dovesse rivelarsi sufficiente, con disinvoltura estraete dal cappotto la custodia originale del DVD “Caldi Vizi in Famiglia 7” e, porgendogliela, argomentate la straordinaria somiglianza della vostra amica con la porcona bionda in retrocopertina.

Esperimento #5. Invitatela a casa con la scusa di mostrarle la vostra collezione di psicofarmaci.

Sempre che la collezione di psicofarmaci non l’abbiate realmente. In quel caso consolatevi con un piccolo segreto: le donne si dividono in due categorie, quelle che gli psicofarmaci li hanno e quelle che dovrebbero averli.

Stuart D

Ovvero come vivere secondo le dieci, basilari, regole del marketing ed essere felici. O quantomeno senza troppe paranoie. O perlomeno senza farvi odiare troppo dal prossimo mentre cercate di venderVi al fine di soddisfare il Vostro ego.

Prima regola

Le tette di Jessica Alba sono più importanti del Global Warming

A nessuno, nessuno, QUASI nessuno interessano disamine impegnate ed impegnative su ambiente, politica, economia o ancor peggio sui complicati intrecci del tuo inconscio traumatizzato. Domina e divulga il frivolo e avrai il mondo ai tuoi piedi.

Seconda regola

Sarò all’antica, ma il termine GRATIS riesce ancora ad impressionarmi…

Per lo stesso motivo per cui non faresti mai pagare una donna che ha accettato il tuo invito a cena. La prima e più importante dimostrazione del proprio alto valore risiede nell’estrarre una piccola porzione di quel valore e donarla. Se l’assoluto e totale altruismo attira parassiti e vampiri, una giusta e strategica dose di generosità genera rapporti sani e duraturi. Solo chi ha tanto può permettersi di regalare. E questo, chi ti sta intorno, lo sa.

Terza regola

Metti in vendita la perfezione: ci sarà sempre qualcuno disposto ad acquistarla

Coltiveresti rapporti con una persona lamentosa, paranoica, trasandata e puzzolente? No, di certo. Sei superficiale? No, non lo sei. Sei edonista. L’essere umano preordina lo stringere legami e acquisire beni materiali al raggiungimento del piacere. Nessuno è perfetto, ovviamente, ma questo non toglie che la tua stessa persona (o il vostro prodotto/servizio) debba rappresentare, per chi interagisce con te, un piccolo passo verso il raggiungimento della propria soddisfazione e gioia.

Quarta regola

Non vendi neanche l’acqua nel deserto, se fai capire di aver bisogno di venderla

Questa la spiego con due esempi:

a. Gli incontri migliori capitano quando siamo già fidanzati o impegnati
b. Non compreremmo mai oro, seppur a prezzo stracciato, da uno zingaro in Autogrill

E’ una questione puramente mentale-attitudinale. La ‘perfezione’ da sola non basta se non è corredata da tranquillità, dignità e fierezza. Se stai cercando moglie (o marito), cerca di ricreare, a costo di autoipnotizzarti, quella serenità interiore che ti caratterizzava l’ultima volta che sei stato fidanzato. Sei stai cercando clienti comportati come se avessi già 100 clienti e non avessi bisogno del 101esimo. Diversamente, ciò che otterrai dal prossimo sarà solo giustificato sospetto.

Quinta regola

La customer satisfaction è una menzogna. Esistono solo clienti che ritornano e clienti che non ritornano

La serata è stata divertente. Cena gustosa, arricchita da sguardi ammiccanti e intime confidenze che sembravano ben più che una promessa. Senti aver vissuto da protagonista la vigilia di qualcosa di importante. Eppure il giorno dopo non chiama e non risponde alle tue chiamate. Come se non bastasse, quello/a sfigato/a che hai trattato malissimo l’altra sera non fa che tempestarti di telefonate di romantici inviti ed espliciti ammiccamenti.

Quindi i “clienti” vanno trattati male? No. E ‘ segno che devi farti furbo e capire che non tutti i clienti sono uguali.

Sesta regola

Se il semplice ‘Ti amo’ non funziona, fallirà anche la più bella e intensa lettera d’amore

In tutta la storia dell’umanità non esiste un solo, unico, limpido e cristallino, esempio di dramma amoroso che si sia risolto con una lettera d’amore. E questo non è un caso: se hai bisogno di supportare con patetici lamenti la tua richiesta di amore, sei già stato abbandonato. Te ne devi solo rendere conto.

Il desiderio e la successiva acquisizione sono processi pressochè istantanei e, se vogliamo, oggettivamente immotivati. Tanto irrazionali da trascendere il libero arbitrio. Le tue suppliche riservale alla pattuglia della Stradale che ti fermerà ubriaco sulla Statale: in quel caso, e solo in quello, suscitare misericordia nel prossimo avrà un minimo di valenza strategica.

Settima regola

Non puoi piacere a tutti. Neanche Dio piace a tutti

Parafrasando una frase di Piernicola De Maria. “Solo una put**na soddisfa tutti“: non pretendere di piacere, molto o poco, a tutti. Non è possibile ed è frustrante ambire a tanto successo. Cerca di farti amare di più da coloro che già ti amano: sono coloro che convinceranno altri ad amarti. E metti in conto (rassegnati) che qualcuno potrà anche odiarti. Ma fa parte del gioco.

Ottava regola

Oscar Wilde non si intendeva di marketing

“Bene o male, purchè se ne parli” (Oscar Wilde). Vera e propria paleontologia del sapere umano. Coerente con il periodo in cui fu scritta.

Manda a cagare certe arcaiche ed egocentriche convinzioni!

Oggi è tutto diverso: cellulari, email, social network, blog, youtube, decine di giornali, migliaia di canali TV: basta una sola persona che parli male di te e, potenzialmente, il tuo sputtanamento diventerà planetario molto velocemente. Non a caso esistono i “Brand Reputation Manager” (addetti al controllo del “buon nome” di un marchio)

Identifica chi parla male di te e convincilo a cambiare idea, a costo di persuaderlo, ipnotizzarlo, corromperlo, minacciarlo: una persona che ti osteggia fa lo stesso rumore di dieci che ti inneggiano.

Nona regola

Persino i Testimoni di Geova non ti citofonano più alle 6 del mattino della Domenica

Azzardare l’intromissione nell’altrui vita nel momento sbagliato è in grado, da sola, di compromettere quanto di buono hai fatto seguendo le prime otto regole. Non c’è un vero e proprio “momento giusto”, ma il “momento sbagliato” è facilmente postulabile: ogni volta che scegli di approcciare una persona (o un cliente) basandoti UNICAMENTE sulla maggiore probabilità di trovarla disposta ad ascoltarti.

Decima -e ultima- regola

Se pensi che il marketing non esista, sei diventato un esperto di marketing

Non esistono tecniche sicure e garantite. Sii te stesso, sii sempre fiero di ciò che sei e di ciò che hai da offrire, nel bene e nel male.

A chi mi interroga sulle mie aspettative di vita e su come mi immagini da anziano, rispondo che tendo a non fare programmi a lunga scadenza, visto che non sono destinato a vita lunga; molto probabilmente non soffierò su una torta con 51 candeline.

Questo a causa di una vecchia profezia che ho sempre preso molto seriamente.

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Ero in terza, o forse quarta, elementare. Un giorno entrai in classe, con in spalle una cartella in cartone rigido e similpelle e in mano una merendina chimica ancora imbustata, pronta per essere gettata nel primo cestino disponibile. Attorno ad una mia compagna si era formato un folto capannello. Pur non potendo escludere l’ipotesi linciaggio (non era una scuola malfamata, di più!), mi avvicinai. Stava informando i presenti del ‘dono’ recentemente ricevuto, ossia la capacità di leggere la mano.

“Solo la linea della vita però…” tenne a precisare con un’onestà intellettuale che mi sorprese, e non poco. A riprova della sua competenza citò alla perfezione alcuni passi di un inserto speciale del Corriere dei Piccoli incentrato proprio sulla chiromanzia. Questo la ammantò, immediatamente, dell’autorevolezza sufficiente a diventare l’eroina del giorno.

Calmi, calmi, mettetevi in fila!” rispose all’orda di manine disordinatamente protese verso il suo viso. In pochi istanti, davanti al suo banco, si formò una colonna di venti bambini ordinati per bullismo e carisma, ansiosi di ricevere la predizione più importante della loro vita.
In prima posizione Ignazio, futuro gangster di quartiere (attualmente in carcere, sconta una pena per omicidio di primo grado), dietro di lui i suoi due scagnozzi. In quarta posizione Luca, efebico biondino primo della classe, colui che chiunque avrebbe voluto come amico anche solo per un giorno. Io ero penultimo. Prima di me numerose bambine. Dopo di me, ultima, una portatrice di gravi handicap motori e cognitivi, che dovetti corrompere sessualmente per poterla precedere nella fila.

“Complimenti! Vivrai fino a 100 anni!”, il responso per Ignazio. Alcuni compagni (e una maestra) svennero. Da lì un susseguirsi di trionfali annunci di longevità: “Ehi! 80 anni!, “Uhmm.. non meno di 85 anni”. Al frocetto secchione venne pronosticato un dignitosissimo trapasso a 75 anni. Il clima era festoso, si creavano corporazioni spontanee: “Il club di quelli che vivranno fino a 90 anni” .
Attesi il mio turno con trepidazione, giocando ad indovinare a quale gruppo mi sarei affiliato. Tu morirai a 50 anni, mi spiace… mi disse la strega in erba stringendomi la mano e ripercorrendo con lo sguardo i pochi millimetri della linea della vita.

Sedetti, mestamente, al mio posto e iniziai a disegnare non ricordo cosa. Avevo ricevuto la diagnosi più infausta e, ovviamente, non c’era nessun gruppo compatibile con le mie scarse aspettative di vita. La bambina (molto) diversamente abile, subito accolta dalle allegre “Future Nonne Ottantenni” mi sorrise maliziosamente: sapeva che all’intervallo avrei dovuto onorare il debito da me contratto per la cessione del penultimo posto nella fila.

Alla fine della mattinata la maestra passò tra i banchi, come faceva ogni giorno, per ritirare il “Pensierino del giorno“, che gli alunni scrivevano su un foglio quadrettato. Ignazio, in vena futuristica, scrisse “BANG!“, io scrissi: “Quando avrò 26 anni sarò un ingegnere e sarò sposato. Costruirò un’astronave per viaggiare nello spazio e porterò con me mia moglie, i miei figli, mia mamma e mio papà.

Ignazio vivrà fino a 100 anni, e ha realizzato il suo sogno.

Fanculo.

Stuart D.

Dedicato a mio papà.

Abstract. Siamo tutti potenziali serial killer. L’aggressività predatoria, specie nei maschi, è presente sin dalla nascita e prosegue nell’infanzia. Sigmund Freud, a proposito dei bambini, diceva: “Un bambino distruggerebbe il mondo, se ne avesse la possibilità“. Crescendo matura anche l’approccio affettivo-relazionale che si ha con la società e la vita stessa (propria e del prossimo) acquisisce progressivamente più valore.
Vi sono uomini, tuttavia, che per varie ragioni hanno interrotto il naturale processo di crescita affettiva e che quindi sono maggiormente inclini a compiere azioni estreme come stupri e omicidi. Nella maggior parte dei casi questi soggetti sono assolutamente insospettabili, persin mediocri.

E se il fascinoso uomo con cui siete a cena fosse un serial killer? Come scoprirlo per tempo e mettervi in salvo?

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Alcune informazioni possono essere facilmente dedotte anche senza diretta interrogazione. Ad esempio il profilo standard (ossia quello che statisticamente si ripropone più spesso) del serial killer è: maschio (88%), di razza bianca caucasica (85%), di età compresa tra i 25 e i 30 anni (J. Apsche, “Probing the mind of a serial killer“, 1993). Quindi se avete ricevuto un galante invito a cena da parte di un distinto settantenne giapponese e non siete scoppiate a ridere, accettate senza remore e godetevi la serata.

Diversamente, se state per incontrare un romantico poeta conosciuto su internet, se avete finalmente ceduto al discreto corteggiamento di quel collega appena arrivato in ufficio, se siete emozionate per un appuntamento al buio organizzato da una sadica pseudoamica (“… non lo conosco benissimo, so che è single, mi sembra una persona a posto, secondo me ti potrebbe piacere… “), le seguenti domande saranno da distribuire con intelligenza (ok, come non detto) durante la cena, magari nascondendole tra i cammelli che vi hanno offerto durante il viaggio in Egitto e le automobili di lusso da voi preferite.

Premessa importante.

Posso comprendere la sensazione di onniscienza da cui sarete pervase leggendo l’articolo. Lo capisco perfettamente ma, vi prego, non vanificate il mio lavoro sedendovi a tavola con l’outsider di turno guardandolo negli occhi ed esordendo in questo modo:

“Sei per caso un maschio bianco di età compresa tra i 25 e i 30?”

oppure

“Posso farti 5 domande per capire se sei un serial killer?”

Perchè se è davvero un assassino seriale, din! din! din! jackpot! avete appena vinto un posto nella storia come sua prossima vittima; se non lo è potrebbe seriamente pensare di diventarlo, cominciando proprio da voi.

Le 5 domande da fare (con discrezione!) ad un uomo per capire se è un Serial Killer

1. Come andavi a scuola?

I serial killer sono dotati di intelligenza medio-alta, eppure non possono vantare grandi carriere scolastiche. Spesso lasciano precocemente la scuola a causa della loro forte asocialità. Quindi se il tizio con cui state cenando parla in modo forbito, azzecca 4 su congiuntivi su 4, cita agevolmente Voltaire e Nietzsche ma vi rivela di aver abbandonato gli studi a 13 anni cominciate a pensare ad un modo per comunicare ad amici e parenti la vostra ubicazione.

A questo punto, molto probabilmente, starete mandando un sms alla vostra migliore amica con il seguente testo: “Hei ti ricordi quale era la seconda domanda?

Eccola, la seconda domanda:

2. Che rapporto hai con i tuoi genitori?

I serial killer hanno un vissuto familiare estremamente problematico, spesso caratterizzato da violenze e abusi. Non vi narrerà i dettagli, di certo, ma se vedete che glissa sull’argomento, se vi risponde che odia i genitori (soprattutto se vi rivela di odiare profondamente la madre), il mio suggerimento è di chiamare il cameriere e di farvi portare una piantina del locale con le uscite secondarie ben evidenziate.

3. Da bambino ti sei mai divertito a torturare gli animali?

Attenzione: tirare una gomitata di nascosto sul muso di un labrador che sta cercando in tutti i modi di leccarvi il viso NON è da considerarsi una tortura.

Mi spiace per il panda stilizzato che in questo momento si starà contorcendo nel logo WWF, ma sovente i bambini apprendono la differenza tra la vita e la morte proprio giocando con gli animali: lucertole, ragni, cavallette. Non è un vero e proprio divertimento, non è sadismo, è “sperimentazione”. Niente di realmente cruento o lesivo dell’ecosistema della Terra. Ma se il vostro nuovo amico comincia a narrarvi nel dettaglio di torture e uccisioni di gatti, uccelli, cani compiute nella propria cameretta mentre i coetanei giocavano a pallone nel cortile, fossi in voi salterei le domande 4 e 5 e chiamerei un taxi.

4. Sei affascinato dal fuoco?

Se c’è una cosa che accomuna gli assassini seriali è il fascino esercitato su di loro dal fuoco. Il fuoco è distruzione totale e per questo ne sono affascinati, quasi ossessionati. Se vi viene risposto: “Si, decisamente..“, e magari lo avete beccato più di una volta durante la serata incantarsi guardando una candela, oppure giocare con la fiammella passandoci le dita sopra, rimpiangerete di non esservi congedate alla prima domanda.

5. Credi in Dio?

La domanda di per sè è un pour parler come un altro. Ma se vi viene risposto: “io SONO Dio!“, fra due giorni i vostri parenti si staranno spartendo i vostri averi di fronte ad un notaio.

Buona serata,
Stuart D.

Quando il maschio vive gli stadi embrionali dello status di ‘single’, ascoltando una canzone d’amore sorride e intimamente si commuove pensando: “Un giorno ne dedicherò una ad una donna…”. Trascorsi alcuni mesi, ascoltando una canzone d’amore si intristisce e neanche troppo intimamente si commuove pensando: “Quanto vorrei avere una donna a cui dedicarla…”.

Questo però non è essere single. Il vero single può realmente definirsi tale quando acquisisce la consapevolezza (e se ne compiace) che nessuna canzone d’amore, presente, passata o futura, parla di lui. E mai parlerà di lui.

E ne gioisce perchè ci sono almeno dieci situazioni che non sarà mai costretto a vivere, a gestire, a subìre. Ossia…

…I 10 problemi che, per sua fortuna, un single non ha

1. Il telefono sordomuto

E’ la centesima chiamata che faccio, perchè non risponde? Dove sarà? Ora provo chiamando con un numero anonimo… Ehi! Ciao… perchè non rispondevi?

2. Le amiche (di lei)

Ma non mi dire, scommetto che non piaccio alle tue amiche e che hanno deciso che ti troveranno un nuovo fidanzato..! Dove andate stasera? Ad una festa? Uhmmm..

3. Il corteggiatore

Senti scusami non volevo far saltare il naso a ******* , ok avrò esagerato ma era la millesima volta che gli dicevo che non doveva provarci con te… Ma poi perchè cazzo lo stai difendendo???

4. Il migliore amico immaginario (di lei)

No davvero, non ho un’altra, tantomeno ti ho tradita… ma chi ti mette in testa queste idiozie? Ah.. il tuo migliore amico?… Senti ma da quando hai un “migliore amico”?

5. La sindrome dell’Ex

Beh, che posso dire… se dopo 6 mesi ancora non riesci a dimenticare il tuo ex ex ex ex…

6. Il due di picche (ebbene sì, anche dalla propria fidanzata…)

Si lo so, è tardi, pensavo fossi sveglia. Mi chiedevo se domani ti andava.. no, non ti va… e invece la prossima settimana sei… no, non lo sei.

7. L’Outsider

Mi dicevi che è arrivato in ufficio il nuovo manager… ah, è carino? Ha anche il Porsche? beh si, è un manager… E per stasera? Ah rimani in ufficio fino a tardi..

8. Ooops

Wow… non avevi mai fatto sesso in modo così passionale… che ti è preso?… Ehi!.. io non mi chiamo Marco… chi c***o è Marco?

9. Latina Queen

Ma no, certo che non mi dispiace se vai a ballare Salsa Merengue con la tua amica…

10. L’esibizionista

Senti, mi dici perchè se digito il tuo nome in Google Images…..?