Debunk semplice e disimpegnato ideato in un’afosa giornata di metà Agosto. Molti di voi avranno già visto dozzine di volte la copertina di questo album del 1985 di John Bult, che viene riproposta fino alla nausea in sbarazzine, a volte spassose, liste come “Le peggiori copertine di sempre“, oppure “Worst album cover ever” ecc.

Girare intorno alla questione è inutile: la copertina di dell’album è invero inappropriata e difficilmente potrebbe esser presentata al falsamente emancipato pubblico del 2011; in poche parole è indifendibile, sia dal punto di vista della realizzazione che del concetto.

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Ma i contenuti della title-track dell’album, “Julie’s Sixteenth Birthday” (il sedicesimo compleanno di Julie), sono realmente la trasposizione in strofe di quanto l’ambigua copertina lascerebbe sottintendere? Fuor di metafora: la canzone descrive l’ adescamento di una minore? E’ un’apologia della pedofilia?

L’artwork (insomma…)

Come già scritto in apertura, è indifendibile. L’immagine ritrae John Bult (nato nel ’69, quindi ai tempi 36enne) e una ragazza, presumibilmente sedicenne, presumibilmente di nome Julie, intrattenersi in un bar. Lui, proteso verso di lei, le stringe la mano; le labbra leggermente socchiuse lasciano ad intendere che le stia parlando. Julie non sembra affatto felice di ciò che sta accadendo: la prima impressione è che un vizioso (si notino birra e sigaretta come a rimarcare le inclinazioni trasgressive dell’uomo), ben più che maggiorenne, stia persuadendo la giovane a trattenersi con lui ben oltre il tempo di un drink e non certo per una partita a briscola. Del resto è ormai una sedicenne e, forse, nello Stato in cui avviene la scena, giunta all’età del consenso (negli Stati Uniti l’età del consenso varia, da Stato a Stato, da 16 a 18 anni).

Mai giudicare  un disco (o un libro) dalla copertina.

E’ un modo di dire ormai di uso comune: “Never Judge a book by its cover”. Eppure in questo specifico caso è avvenuto proprio questo:

Recensione estratta da Rateyourmusic.com

It’s a great album for a closet pedophile! Ugh! This album is Kryptonite for intellectuals! Look at the album cover! He’s trying to score a kid!!!! […] – Utente “scarlettohara

Teoricamente gli utenti che recensiscono un disco, quantomeno dovrebbero ascoltarlo…

Commento di Allie Willis su www.alliewillis.com

Is Julie Bult’s daughter who he’s counseling on her “16th” birthday or is it the Jerry Lee Lewis syndrome and he’s trying to talk her into becoming a woman on her birthday?

Insomma Allie, hai pubblicato la copertina dell’album per raggranellare qualche accesso in più al tuo (we)blog del cazzo e non hai la benchè minima idea di cosa parli la canzone? Qui in Italia si chiama diffamazione. Lì dalle tue parti?

Quest’altra chicca da blogcritics.com (grassetti miei)

Mr. Bult is obviously an alcoholic child molester. The hat, half-empty beer and cigarette add that “special something” that makes me want to crawl into the fetal position and cry like a little boy.

E’ la droga che ti fa desiderare di metterti in posizione fetale e piangere. Secondo Robert Burke, autore dell’articolo, John Bult è ovviamente un alcolizzato molestatore di bambini. Ovviamente. Del resto la foto “parla chiaro”. Un po’ come quei mitomani che osservando le foto della piramide di Cheope dicono “Uhmmm… no, l’uomo non può averla costruita da solo, è stato ovviamente aiutato dagli alieni“.

Tra i tantissimi, anche uno psicolabile che scrive dalle pagine di badalbumart.blogspot.com:

[…] However, I do think I need to call child protective services or the police.

Potrei andare avanti con decine di altre citazioni. Ma farei solo lo sporco gioco di quegli animalisti integralisti che affermano che le bestie sono più intelligenti degli esseri umani.

“Julie’s Sixteenth birthday” di John Bult: ascoltiamo la canzone.

Recentemente (ad inizio Giugno), l’utente di Youtube “derekcap” ha caricato sul suo canale proprio la canzone incriminata, consentendo a tutti, sottoscritto incluso, di poterla ascoltare e comprenderne i contenuti.

No, l’FBI, Scotland Yard e la Polizia Postale non sono sulle vostre tracce per il solo fatto di averla ascoltata. Per la semplice ragione che non è in alcun modo una canzone dai contenuti pedofili: è una malinconica traccia country che, sintetizzando al massimo, narra di un padre che chiede al barista di servirgli un drink, l’ultimo, perchè poi dovrà correre a casa; è il sedicesimo compleanno della figlia (Julie) e proprio quella sera lei avrà il suo primo appuntamento. Sulla strada di casa però ha un incidente d’auto. Si risveglia in ospedale, il suo primo pensiero è, appunto la figlia; presto, tuttavia, realizza che è morto e in quanto tale ben difficilmente potrà vederla e abbracciarla.

[…] then I gotta be running. You see my little Julie just turned to 16 today. And tonight she’s going out for her very first date.

[…] I’ve spent more time right here (al bar, n.d.Stu) than I have it home with my daughter […] […] so tonight I’m making up for  a lot of lost times, lot of hurt feelings, lot of broken promises…

Ritornello. Cantiamo tutti insieme, in coro:

[…]For once in my life I’m gonna do something right, I’m gonna be home for my Julie tonight, it’s her sixteenth birthday, and you know it’s her first date, this is one promise that I’m not gonna break”

Il dramma:

[…] as I got closer to home I started to think, (it) won’t do me no harm to have one more drink, so I reached for the bottle I kept under the seat… When I looked up, my whole life passed right in front of me […] […] next thing I remembered I was just coming to in a hospital bed and right then I knew that I’d caused something awful to happen last night […]

Ai piedi del letto giunge Lou, il suo migliore amico, cui John chiede che cosa sia successo:

“Jim you lost control, crossed the yellow line and hit a car head on and Lord I wish I was lying , cause a young man was injured and a lovely girl died.”

[…] (John / Jim dice chiede a Lou) “tell Julie how sorry I am for spoilin’ her birthday” […] […] Jim you can save your breath, cause when you meet her in heaven you can tell her yourself.

Una più obiettiva interpretazione della copertina

Dato il testo della canzone, che alla luce dei fatti è quanto di più lontano dalla pedofilia possa esistere (la triste storia di un padre mediocre, più incline alla bottiglia e alla frequentazione dei bar che allo stare vicino alla famiglia, il giorno del sedicesimo compleanno della figlia Julie decide, una volta tanto, di essere presente. Ma, si sa, la redenzione avviene solo nei film, e il vizietto dell’alcool causerà al povero Jim un incidente mortale), possiamo interpretare diversamente la copertina del disco.

Julie, ormai sedicenne, si reca nel bar che era solito frequentare l’ormai defunto padre e si siede in quello che probabilmente era suo tavolo preferito. L’espressione triste della figlia sottintende la recente perdita. Jim la aspetta proprio lì, con la sua birra e le sue sigarette, nel limbo in cui vivrà fino a che non potrà chiederle personalmente scusa per aver mancato il suo sedicesimo compleanno. Le prende la mano e cerca di parlarle, ma non essendo più del “regno dei vivi” lei non se ne accorge: ecco spiegata l’espressione assente di lei.

In conclusione

John Bult chiuse con quel disco la sua carriera, anche se parlare di carriera appare un po’ esagerato. Il cantautore non ha una voce in Wikipedia, ad esempio, ed è un’impresa reperire risorse e fonti che ne parlino cum grano salis. Ma mi rincresceva, sinceramente, che un artista, pur misconosciuto, venisse ricordato e tutt’ora ampiamente citato in modo diffamatorio, associandolo, a volte sarcasticamente a volte no, ad un crimine esecrabile quale, appunto, l’abuso su minori.

Stuart D.

Julie’s Sixteenth Birthday

Category: Debunked
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