IMPORTANTE! UPDATE 9 GIUGNO 2017

Il Blue Whale Challenge, è stato dimostrato, è una BUFALA al 100%. Ne consegue che l’articolo che stai per leggere contiene informazioni inesatte e fuorvianti. Se non esiste il gioco, non possono esistere neanche canzoni attribuite ad esso. O meglio: i brani listati nell’articolo esistono realmente, ma NON c’entrano una mazza con la Blue Whale.

Lascio online l’articolo perché non voglio fare come molte, troppe, testate giornalistiche che quando scoprono di aver pubblicato online una stronzata rimuovono l’articolo e amen. Da scettico e debunker part-time quale sono ammetto di NON aver dato il buon esempio. Questo update servirà a me da monito per il futuro e al lettore per invitarlo a mantenersi SEMPRE cauto e razionale di fronte ad ogni informazione o servizio televisivo.

Scusatemi.

 

Da qui in avanti l’articolo originale.

Le prove del Blue Whale Challenge includono atti di autolesionismo (praticarsi tagli, ferite, stati di malessere), estremamente pericolosi come salire in cima ad un palazzo e rimanere in piedi sul bordo, guardare video horror / psichedelici e ascoltare la musica che viene fornita dal curatore. La musica, in particolare, è l‘unico task del giorno n° 13 ed è un task, tra gli altri, dei giorni tra il 30° e il 49°: a meno che non venga indicata sempre la stessa musica -possibilità che non posso escludere- devono essere un bel po’ di brani.

Dei video, essenzialmente, me ne frego. Secondo quanto riportato da Le Iene sono spezzoni di film horror, filmati di suicidi e immagini psichedeliche che dovrebbero aumentare la sensazione di angoscia e disperazione del giocatore. In ogni caso, nella mia vita ho visto già tante di quelle aberrazioni che non sento il bisogno di aggiungerne altre. Nella migliore delle ipotesi sarebbe ridondante.

L’aspetto musicale però, come appassionato della materia, mi interessa di più. 

Con un paio di ricerche facili facili ho trovato qualcosa; i brani sono pubblicamente ascoltabili su YouTube e, secondo i poster e i commentatori, fanno parte del kit inviato dai curatori. Non mi aspetto di certo “Il Ballo del Qua Qua”, però la curiosità è tanta e sono sopravvissuto a venti anni di R.E.M., cosa mai potrà capitarmi?

DISCLAIMER

I seguenti brani sono canzoni normalissime. Non contengono tracce subliminali, grottesche, rumori strani. Sono invero molto tristi e deprimenti. Siccome credo –e non sono l’unico– nel potere della musica di influenzare l’umore di una persona, se sei già triste, depresso, non te ne consiglio l’ascolto. Inoltre, se sei una persona sensibile, già solo sapere che queste canzoni potrebbero essere usate per favorire un mood suicida potrebbe veramente rovinarti la giornata. A dire poco. Ciò che posso fare, a tua tutela, è non linkare direttamente i brani (o incorporarne i rispettivi video su questa pagina) ma darti ancora una possibilità di non ascoltarli. Ciò che fai fuori da questo blog, tuttavia, non è più affar mio.

1. “All I want” di Sarah Blasko 

Sarah Blasko, al secolo Sarah Elisabeth Braslow,  è una cantautrice indie australiana. Il brano “All I want” è del 2009 ed è incluso nell’album “As Day Follows Night”. Il testo della canzone, di per sé, è triste sì, ma non induce al suicidio. 

I don’t want another lover
So don’t keep holding out your hands
There’s no room beside me
I’m not looking for romance
Say I’ll be here, I’ll be here
But there’s no way you’d understand

Insomma, la classica legnofigata del: “Non sei tu il problema, sono io!“.  Musicalmente è una malinconica ballata folkeggiante che si regge su chitarra classica, batteria e quello che sembrerebbe un theremin. Triste sì, ma Tiziano Ferro ha fatto di peggio.

2. “медленно”(Lentamente) di местами экспонат (Mestami Eksponat)

Qui è difficile. La canzone qui -siamo sempre dalle parti del lento intimista, qui chitarra acustica e beat elettronico- è in russo è non è dato capire di che parli. La melodia e l’incedere ricorda molto la canzone prima ascoltata.

Quel che è sicuro, la cantante è molto attiva su VK.com (Il facebook russo, terreno di caccia preferenziale dei curatori) e a leggere, tradotto, il suo profilo non deve certo essere l’allegrona da portarsi dietro ad una festa: https://vk.com/mestamibeats – ho usato Google Translate, che non è accuratissimo ma rende fin troppo bene l’idea della depressione che ci deve essere da quelle parti… 

Si trovano altre tracce della tizia su SoundCloud: https://soundcloud.com/goodytrilla , tutte tristemente uguali: chitarra, beat lento creato al computer e vocina acuta, delicata ma lagnosa, alla lunga.

3. “Vacuum” – Ganju

Un altro pezzo in lingua russa. Ambient elettronico lento e ripetitivo, un po’ glitch-hop, del Dj ucraino Denis Yakush, anche noto come Ganju e/o Ganju Glitch. Più inquietante che deprimente, a dir la verità.

Il testo è il seguente:

Na nebesah tol’ko i govoryat chto o more
Tam govoryat o tom, kak chertovski zdorovo nablyudat’ za ogromnym ognennym sharom
Kak on taet v volnah
I ele vidimyy svet, slovno ot svechi
Gorit gde-to v glubine
Na nebe tol’ko i razgovorov, chto o more
Stoish’ na beregu i chuvstvuesh’ solenyy zapah vetra, chto veet s morya
I verish’, chto svoboden ty i jizn’ lish’ nachalas’

vale a dire la traduzione in russo della seguente porzione di script (originalmente in tedesco):

In heaven, that’s all they talk about, the sea
They talk about how damn great it is to watch a huge fireball as it melts in the waves
And a barely visible light, like a candle burning somewhere in the depths
In heaven, they talk only about the sea
You stand on the beach and taste the salty smell of the wind that comes from the sea
I believe that frees you and life has only begun

Tratto dal film tedesco “Knocking on Heaven’s door” (1997 – Scheda IMDB)

 

Le canzoni sopra menzionate sono indubbiamente inquietanti e deprimenti, ma decontestualizzate -ricordo che il giocatore che le ascolta è già psicologicamente danneggiato e ha già subito come minimo tredici prove- e ascoltate in un contesto “normale”, non sono più lesive per l’umore di un brano dei Joy Division (a caso). Del resto, lo dico a scanso di equivoci, nessuno dei brani è stato composto appositamente per il challenge.

Ma il Blue Whale esiste veramente? O è solo hype giornalistico?

Del Blue Whale Challenge ne ha parlato ieri, 14 Maggio, Matteo Viviani per conto de Le Iene, su Italia 1. Cliccando qui: http://www.iene.mediaset.it/puntate/2017/05/14/viviani-blue-whale-suicidarsi-per-gioco_11243.shtml troverete il servizio in streaming – si apre in nuova pagina. La storia, i dettagli, le indagini su questo gioco estremo li trovate nell’ottimo reportage e non solo non mi dilungherò troppo, ma chiarisco che i commenti volti a richiedere informazioni, a me o altri commentatori, su come partecipare a questo dannato gioco saranno cancellati. C’è la premoderazione dei commenti, non provateci.

Giornalisticamente parlando il fenomeno ha lambito i patrii confini ad inizio Marzo 2017, ne hanno parlato Il Giornale e Il Messaggero, tra gli altri. In buona sostanza potrebbe esistere una organizzazione russa che, secondo gli indizi, ha preso un po’ troppo sul serio la già non nobilissima Strage degli Innocenti ad opera di Erode. [Strage che, ad onor del vero, probabilmente non si è neanche mai consumata, trovando narrazione solo nel vangelo di Matteo che, notoriamente, era il più cazzaro tra gli evangelisti. N.D. Stuart] La prima linea di questa organizzazione è composta da “curatori”, o “tutor”, che hanno il ruolo di spiegare le regole del gioco al candidato, accompagnarlo (virtualmente) lungo i cinquanta giorni di durata del challenge e raccogliere, ogni giorno, la prova, una foto o un video, che il compito assegnato è stato svolto. L’ultima sfida, la cinquantesima, è, sappiamo, uccidersi gettandosi dal tetto di un palazzo, il più alto possibile

L’ottimo Snopes.com è, al momento, cauto, anche se va detto che il servizio de Le Iene è abbastanza inequivocabile anche se non definitivo e con molte domande senza risposta. Sul web c’è anche chi ha dichiarato di essere riuscito, a scopo giornalistico, a contattare un curatore e fingere di voler partecipare al gioco (cfr qui: http://www.higgypop.com/blog/blue-whale-challenge/ ) ma dei mezzi scoop che citano personaggi anonimi e si concludono con niente di fatto mi fido poco o nulla.

Molti approfondimenti sul web (su Radio Free Europe ne trovi uno davvero fatto bene – In inglese) anche se con tutti i se e i ma del caso propendono per la teoria che una matrice possa esserci, ma manca del tutto una certificazione formale da parte delle autorità russe di un collegamento tra le 100 e passa vittime e il gioco. In attesa di maggiori sviluppi (e mi auguro che la stampa italiana tratti con la dovuta cautela la materia per non dare luogo a fenomeni di emulazione), o di altre tracce audio da esaminare, porgo cordiali e vivissimi saluti.

 

[Testato per voi] Tre canzoni attribuite al Blue Whale Challenge

Category: asides
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  • Mari

    Ciao
    ho sentito le canzoni… sono tristissime!!! 🙁
    Ma il gioco esiste veramente o è una bufala? questa cosa mi inquieta tantissimo! Su youtube ci sono anche ragazzi e ragazze italiane che dicono di aver partecipato … non so piu cosa pensare 🙁

    • Stuart D

      Ciao Mari,
      bisogna innanzitutto distinguere tra “realtà” e “bufala”. Entrambi sono concetti binari: 0/1, vero/falso, si/no. Non sono ammesse mezze misure.
      I capelli del Presidente Mattarella sono bianchi –> si, vero, realtà.
      Gli asini volano –> no, falso, bufala.

      Nel caso del Blue Whale Challenge non si può parlare di bufala. Tecnicamente non lo è: è un “gioco”, di cui sono codificate delle regole precise, con finalità precise, con ruoli precisi assegnati agli attori in causa: giocatori e curatori.

      La bufala, semmai, risiede nell’esistenza o meno di un’organizzazione a monte che premeditatamente sguinzaglia curatori per forum e gruppi sui social alla ricerca di giocatori. Il ché, considerando l’esistenza della parte malvagia dell’essere umano, non lo si può teoricamente escludere. Solo che mi sfugge l’effettivo interesse di un’organizzazione di questo tipo, la quale:
      1. Deve porre in essere tutte le misure per non esser beccata (ha i suoi costi)
      2. Deve disporre di persone che, per 50 giorni, gratuitamente, facciano da cane da guardia per seguire dei ragazzini e che, soprattutto, rimangano fedeli alla causa (possibile che nessun curatore abbia avuto rimorsi di coscienza e abbia confessato?)
      3. Le stesse persone del punto 2, sempre gratuitamente, devono andare alla ricerca di candidati, e per quanto adolescenti con aspirazioni suicide non manchino, non credo i curatori abbiano la lista d’attesa come per fare una radiografia all’ASL locale.

      Tutto questo per? Avere un archivio video di suicidi? Ma la Rete è piena di video di suicidi. Li si trova facilmente. Gratis. Non c’è mercato per queste cose.
      Per “ripulire la società”? In Russia c’è un tasso elevatissimo di suicidi, specie tra i giovani. Ammesso e non concesso (soprattutto: non concesso) che 100 giovani abbiano seguito il Blue Whale e siano morti, è comunque un numero che non fa una significativa differenza e non giustifica un’organizzazione a monte.

      Quindi, in sintesi: il Blue Whale Challenge non può esser definito una bufala. Tuttavia, fino a prova contraria, è assolutamente falso lo scenario cospirativo, quasi da setta, che i giornalisti stanno attribuendo a questo gioco. Se poi a questo aggiungiamo che la Rete è popolata per lo più da analfabeti funzionali, ecco che si rischia la psicosi sociale.

      Grazie per essere passata.
      Stuart

      ps: ho, sfortunatamente, visto anche io alcuni video di youtubers che dichiarano di aver partecipato al Blue Whale. Che dirti, ho provato sincera pena e imbarazzo per loro per quanto riuscivano a credere alle loro stesse menzogne. Stai serena, di mitomani è pieno il mondo.