R.E.M. Collapse into now (2011).

Published On 14 marzo 2011 | asides | di
R.E.M. Collapse into now

R.E.M. Collapse into now

Lo scenario è grosso modo questo: sono le 13.28 e aspetti trepidante che tuo figlio torni da scuola. Oggi aveva la verifica di matematica e hai passato la notte a vegliare mentre ripassava formule e teoremi, silenzioso, chino sulla scrivania. Con discrezione sei entrato nella sua camera, hai posato latte caldo e biscotti vicino a quaderni e matite, gli hai sorriso e gli hai accarezzato la testa spettinandolo un po’, poi sei uscito socchiudendo la porta. Nessuna raccomandazione, nessun consiglio: il tuo modo di fargli capire che in caso di bisogno ci saresti stato ma che prima di tutto riponevi in lui grande fiducia. Il citofono, tre suoni prolungati, che sanno di festa; tiri un mezzo sospiro di sollievo, sai che l’umore di una persona si può dedurre anche da questi particolari. Non lascerai che bussi e attenda sul pianerottolo, apri subito la porta e ti piazzi sull’uscio per accoglierlo. L’ascensore giunge al piano e tuo figlio ti sorride sventolando un foglio protocollo pieno di scritte blu e qualche segno rosso, ma prima di porgertelo assicura: “E’ andata bene“. Afferri la verifica senza mascherare la tua impazienza e non ti curi di altro che non sia quel numero posto in alto a destra: Sette e mezzo.

Sette e mezzo. Verifica ampiamente superata. Tuttavia pensi: perchè non otto? O nove? Magari un dieci? Ma tutto vuoi, tranne che spezzare l’entusiasmo del tuo pargolo, che neanche le grigiastre occhiaie riescono a nascondere. Così gli chiedi: “Ci sono state molte insufficienze?“. E quando ti sentirai rispondere ““sarai pervaso, finalmente, dal giusto sentimento di orgoglio paterno: Dieci? Suvvia, mio figlio non è un secchione! Nove? Tipico voto da cocchino del professore! Otto?  Sì la prossima volta sarà di certo un otto!

Per un fan dei R.E.M., la cui inscalfibile passione rimane costante da ormai più di 20 anni, l’uscita di un nuovo album, o meglio, la prima ora di ascolto, è caratterizzata da sensazioni assai simili a quelle sopra esposte. Ti aspetti una nuova “The One I love”, un pezzo che riporti a “Fall on me”, canzoni che entrino nella storia della musica come “Losing my religion” o “Everybody Hurts”, pretendi che il tuo gruppo abbia messo insieme una collezione eterogenea di brani di altissimo livello come in “New Adventures in Hi-Fi” o “Green”. Quando al termine dei 40 minuti di Collapse into Now ti ritrovi a dire che è solo un gran bell’album una breve ma dolorosa fitta, in fondo in fondo, la provi. Ed è a quel punto che, fortunatamente, l’esame di realtà ti suggerisce un ragionamento più obiettivo e rassicurante: se Collapse into Now fosse stato realizzato da una band esordiente, pompata all’inverosimile dalla propria etichetta discografica con la complicità di radio e MTV varie, la critica discografica starebbe in questo momento gridando al miracolo e migliaia di persone nel mondo si starebbero strappando le vesti dall’eccitazione.

Sì, perchè il panorama mainstream musicale del terzo millennio ha abbracciato la seguente filosofia commerciale: le major scelgono un artista, gli creano intorno un hype del tutto arbitrario, gli accreditano uno o due singoli più o meno vendibili, finanziano un intero album (composto dai due singoli più una decina di riempitivi insulsi per fare volume) che verrà promosso con ogni mezzo lecito e illecito per un bimestre scarso al termine del quale ricominceranno il ciclo con un altro artista. La storia, insomma, sta saturandosi, stagione dopo stagione, di future comparse di quelle trasmissioni nostalgiche in stile: “Che fine ha fatto..?

Al momento non esistono (non è neanche nell’interesse dei discografici, che esistano) band in grado di compilare un intero album con brani di altissima qualità, senza riempitivi o b-sides inserite in extremis per raggiungere un minutaggio tale da giustificarne la pubblicazione.

Collapse into now“, nonostante il prevedibile insuccesso di vendite (insomma, l’album venderà, ma non stravenderà), è una fortunata eccezione all’assunto sopra esposto. 12 brani, che presentano una discreta varietà di soluzioni musicali, composti da una versione particolarmente cinica e ispirata dei R.E.M.
Ideale successore del precedente “Accelerate” (2008): stesso produttore, Jacknife Lee e medesima predominanza delle chitarre elettriche di Peter Buck e del quarto-non-ufficiale membro Scott McCaughey. Al contrario di ciò che accadeva nei precedenti lavori (a partire da “Up” del 1998 in avanti, alias dall’uscita dal gruppo di Bill Berry), tuttavia, non si notano evidenti debolezze o b-side stranamente inserite nella tracklist finale.
Un album che esalterà -e non poco!-  coloro che amano già alla follia il gruppo ma che dubito raggranellerà un numero rilevante di nuovi fan.

Collapse into now, canzone per canzone.

Si inizia con il primo singolo:(1) “Discoverer“. Rilasciato in download legale gratuito a fine 2010. In tempo per guadagnarsi il mio personalissimo award di “Più bella canzone del 2010″. Il migliore anthem possibile per Collapse into now: orecchiabilissimo e trascinante. Se mi ritrovassi ubriaco in un karaoke e mi obbligassero (tutti, al karaoke, cantiamo perchè qualcuno ci ha obbligato a farlo!) a cantare un pezzo dei R.E.M., sceglierei senza dubbio questo.

(2) “All the best“, un up-tempo corale e ben prodotto. Che forse risente troppo della vicinanza, nella timeline dell’album, con la ben più carismatica canzone precedente uscendone lievemente offuscata.

Si prosegue con il primo, vero, singolo per l’Europa: (3) “Überlin” (per gli U.S.A. è stato scelto “Mine Smells like honey“), una ballata sognante e stralunata, lettera d’amore del gruppo alla città ove è stato -parzialmente- registrato il disco, Berlino. Un brano davvero valido, con un testo intimista stranamente comprensibile, forse un po’ debole e “poco R.E.M.” per fare da biglietto da visita per l’intero album. Una nota: circola su varie TV nazionali un finto videoclip di supporto, un collage di pezzi del video di “Daysleeper”. Il video ufficiale della canzone è questo:

(4) “Oh my heart” è l’unico pezzo vag(hissim)amente politicizzato dell’intero disco. Una ballata acustica che riporta ai tempi di “Out of Time” dal vago retrogusto southern e nostalgico.

Se vi state chiedendo che fine abbia fatto Eddie Vedder, che compare come guest singer in (5) “It Happened Today“, sappiate che fa “oooh oooh eeeh oooh…!” nei minuti finali della canzone. Una ballata acustica dal testo ipercinico, il riassunto, negativo, di una giornata, che termina con una lunghissima (quasi 2 minuti) wordless harmony, una soluzione musicale che i R.E.M. hanno padroneggiato già svariate volte in passato (es: “Me in honey”).

La canzone più bella: (6) “Every day is yours to win“. In contrasto con la sarcastica “It happened today”, anche qui un’impalpabile negatività la fa da padrona tuttavia Michael, che canta con voce filtrata, come un amico al di là del telefono (“Turn you inside-out”, “King of comedy”…) è qui a darti coraggio, a dirti che “….è così che sono fatti gli eroi..“.
Egoisticamente -ed erroneamente, lo ammetto- la considero un dono per me e per tutti coloro che nel corso della propria vita hanno trascorso periodi in cui  sembrava che solo un cantante potesse capirli e confortarli.

(7) “Mine Smells Like Honey“, il primo singolo per gli Stati Uniti. Ovvia alternativa a “Discoverer”, che il gruppo si era già bruciato due mesi prima con la release per il web. Up-tempo rock n’ roll ballabile e orecchiabile di facilissima presa, che frena bruscamente lasciando il posto alla quasi-gospel (8) “Walk it back“, dolce ed intimista addio ad una donna, ad un amico o, come temo, ai fan.

(9) “Alligator_Aviator_Autopilot_Antimatter“. Puro rock n’ roll con la sciattissima cantante canadese Peaches a ricoprire il ruolo di backing vocalist, che  di solito spetta a Mike Mills. Non temo smentita, la scelta è azzeccatissima nel conferire al brano quel feeling scanzonato e trashy tipico del rock da strada. Un altro dei miei pezzi favoriti dell’intero album. E… occhio al video.

Si prosegue con un altro, fulmineo (1’40″ di durata) up-tempo  (10) “That Someone is You“che, a dispetto della mia cordiale antipatia per le canzoni brevi, trovo davvero valido: nelle rapide strofe il cantato di Michael Stipe si incastra perfettamente con quello di Mike Mills (in questo caso quasi predominante) per culminare in un ritornello corale di quelli che ti rimangono in testa per un’intera giornata.

Un’altra ballata sognante e vagamente psichedelica (11) “Me, Marlon Brando, Marlon Brando and I” , forse il pezzo più debole dell’intera collezione. Non mi si fraintenda, come canzone in sè non è malaccio, ma sembra un frankestein di tutto ciò che non mi piace dei R.E.M. Non saprei spiegare meglio -e so di non aver detto abbastanza, ma forse ho detto troppo- il feeling che questa canzone mi trasmette.

Si conclude con (12) “Blue“, la canzone che meno sarà apprezzata dagli ascoltatori occasionali della band di Athens. Parte con un esplicito reprise di “Country Feedback” che viene mantenuto quando Michael Stipe inizia a sproloquiare attraverso il filtro vocale già utilizzato in “Every day is yours to win”. La ritmica si stoppa momentaneamente e alla melodia centrale ci pensa Patti Smith, che già in passato aveva collaborato con i R.E.M. (“E-Bow the letter”). Tutto fuorchè un brano di facile comprensione, insomma, ma che trova legittimazione nel mood dell’intero disco. Disco che si conclude con un reprise, come a voler “chiudere il cerchio”, della canzone di apertura: “Discoverer”.

In conclusione

La mia valutazione di Collapse into now credo sia evidente. Un disco davvero bello, una, due, tre, dieci spanne sopra la porcheria che ci viene propinata quotidianamente attraverso i media, rock vero, forse impossibile da etichettare (ma con i R.E.M. è sempre stato così) ma assolutamente genuino. Per i fan e non. Collapse into now riesce persino a non sfigurare con i classici del gruppo ed è sicuramente superiore, come qualità media globale, a tutto ciò che è uscito dopo “New Adventures in Hi-Fi”.

Un limite, grosso, dell’album è che sì, i brani sono tutti di qualità eccelsa e non vi sono reali tempi morti. Ma manca un brano che spicchi sugli altri, che possa effettivamente trascinare con sè le vendite. Senza dover necessariamente ripescare dal  glorioso passato manca una “Daysleeper”, manca una “Imitation of Life”, manca quell’urlo forte, dirompente, che comunichi al mondo: “Siamo tornati, cazzo!”.

Un altro limite attiene all’immagine della band in sè: il trio è invecchiato, e male. E non è una questione anagrafica: i Rolling Stones, ad esempio, sono persin più anziani, eppure sono riusciti, rinnovando la propria immagine, a capitalizzare totalmente lo status di “mostri sacri del rock”. Idem gli U2, coetanei dei R.E.M. e ad essi spesso associati, nonostante le vaccate degli ultimi album riescono ad ogni release a creare il giusto hype intorno a sè: sono anziani, ma nessuno pare accorgersene soprattutto le nuove leve. Il gruppo di Athens invece sente sulle spalle il peso di una carriera costellata di canzoni che rimarranno nella storia della musica e, conseguentemente, il peso di grandissime aspettative soprattutto da parte della Warner, che negli anni pare essersi disinnamorata di loro lasciandoli sempre più a loro stessi.

I R.E.M. del 2011 sembrano voler dire (e leggendo con attenzione i testi di Collapse into now questa comunicazione non è neanche tanto velata): abbiamo dato. Ora lasciateci in pace.

Per la cronaca, questo era l’ultimo album per la Warner Bros e il gruppo è ufficialmente “disoccupato”; non credo sarà un problema accasarsi con un’altra major, di certo è che Collapse into now rappresenta il voltare, reale, di una pagina della sua storia. Il destino, adesso, è nelle mani solo e unicamente, dei R.E.M. : ringiovanirsi e sfruttare il proprio talento/genio per tornare ad essere un peso massimo della musica o rassegnarsi a strimpellare “Losing My Religion” a festival e revival televisivi.

Stuart D.

12 Responses to R.E.M. Collapse into now (2011).

  1. Erik says:

    Complimenti per la recensione.
    Sono anche io un fan dei REM e quoto ogni tua parola comprese le tue considerazioni riguardo l’immagine del gruppo.
    Disco davvero bello, molto autoreferenziale, potrebbe essere anche un requiem visto non andranno in tour e sono senza contratto.
    Ciao :)

  2. Roberto C. says:

    Ciao Stuart , mi associo a quanto dici , hce infatti sul disco trova riscontro in molte altre recensioni. Il disco è di qualità eccelsa anche senza paragonarlo a ciò a cui ci hanno abituato le case discografiche ormai da anni…. ma come dici tu è difficile che uno che già non conosce e apprezza i R.E.M. compri questo disco.
    Sono sicuro che se lo fai ascoltare ad un appassionato di rock ne rimarrà entusiasta ma difficilmente si avvicinerà spontaneamente.
    ps: adoro DISCOVERER, EVERY DAY IS YOURS TO WIN e BLUE!

  3. REM FAN 3400000 says:

    Chiacchere………..
    con tutto il rispetto per il “recensore” stuart delta (e si vede che ama i R.E.M. sinceramente) Collapse into now è IL masterpiece del gruppo! E vi dico perchè: punto primo, sapevano che era l’ultimo lavoro per la Warner Bros e hanno voluto fare un disco per i fan e basta! Di vendere 30.000.000 di copie non importava un emerito. punto secondo, in NESSUN disco dei R.E.M. si è mai potuto dire che TUTTE le canzoni erano degne di nota.
    Sull’immagine del gruppo, “vecchia” come dici i R.E.M. non fanno musica per pischelli e bimbeminkia.
    Vero come dici che la Warner li ha poco a poco abbandonati ma solo perchèpretendeva che facessero Out of Time 2, Out of Time 3 ecc.
    Con tutto il rispetto possibile
    Un FAN.

  4. Stuart D says:

    @ ERIK: Ciao, grazie per i complimenti. Non credo che si scioglieranno formalmente. Tuttavia l’avvicinamento al web, con il rilascio, di fatto gratuito, di 5 canzoni prima dell’uscita (Discoverer e It Happened Today, successivamente seppur come video HQ, Oh My Heart, Mine Smells Like Honey e Uberlin) mi fa venire in mente Trent Reznor (Nine Inch Nails) il cui avvicinamento al free download ha anticipato di un anno e mezzo l’annuncio di una pausa dal mondo della musica. Speriamo sia solo una coincidenza.
    _
    @ ROBERTO C: Concordo, ma voglio essere ottimista. Chi se lo filava, a parte gli aficionados, Carlos Santana prima dell’uscita di “Supernatural”? Santana è un esempio di antico mostro sacro che si è regalato una seconda giovinezza in modo furbetto, sicuramente, ma dimostra che se hai dalla tua talento e pedigree non sei mai realmente finito.
    Fossi nei R.E.M., ora che il capitolo Warner è definitivamente chiuso, un pensierino ce lo farei.
    _
    @ REM FAN 3400000: Ciao, non sapevo che esistessero anche per i REM i fan irriducibili… come li potremmo definire? I Talebarem? :-D
    Scherzi a parte, hai ragione pienamente, soprattutto quando dici che le mie sono “chiacchere”. Però vedi, a chi ama il gruppo, come il sottoscritto, piacerebbe davvero tanto che la bellezza della loro musica fosse apprezzata e amata anche da coloro che non li conoscono se non di nome. E un’audience maggiore e diversificata, rinnovata, è anche quella che permetterebbe loro di continuare a suonare e di trovare nuove ispirazioni.
    Il valore aggiunto dell’essere i R.E.M. , ciò che ad esempio Kurt Cobain invidiò loro per tutta la sua breve vita, è che non si è vincolati a nessuno stile. “AUTOMATiC FOR THE PEOPLE” è diversissimo da “MONSTER”, il quale è diversissimo da “UP” e così via. Anche andando nel passato, “GREEN” è diversissimo da “FABLES OF THE RECONSTRUCTION” il quale era diversissimo da “RECKONING”. Lo stile R.E.M. era nell’attitudine, nel genio e nella sregolatezza. COLLAPSE INTO NOW invece vede i R.E.M. citare loro stessi, con perizia e mestiere che, ripeto, non trovano paragoni nel panorama musicale moderno, ma non hanno osato: e dai R.E.M. il play-it-safe non può che essere una mezza delusione.
    Vero quanto dici, in nessun album recente possiamo trovare una qualità media così alta dei brani (l’ho anche scritto in recensione). Ma questo pregio è anche un limite: il livello è altissimo ma non c’è un picco, la canzone che “rimane”. Anche in quella ciofeca di “REVEAL” può essere reperito un piccolo classico “Imitation of Life”. In Collapse into now quale sceglieresti come futuro classico?

    Cordiali saluti
    Stuart D.

  5. Simona says:

    BELLISSIMO! Scaricato l’album da Itunes l’altra sera. lo consiglio a tutti coloro che amano il rock originale e ben suonato.
    confermo tutto quanto detto dal recensore, che è un disco mille volte meglio di ogni altro disco uscito ultimamnente, ma è un po’ deludente perchè il gruppo non ha *osato*. La maledizione dei Rem purtroppo è proprio che l’unico gruppo a cui puoi paragonarli sono proprio i Rem!
    ciaoo.. :-)

  6. Mary says:

    Condivido pienamente ogni parola della recensione..il mio pensiero si unisce e si intona perfettamente a quanto appena letto…Davvero un bel disco..già..del resto, per me…come i R.E.M. ..solo i R.E.M…..essenza essenziale…(modesto parere di una che é spessissimo in fase REM….)
    Regards :-)

  7. B.B. says:

    Stupendo album e non sono una sfegatata fan dei REM :D
    Le mie canzoni preferite: Discoverer, Every DaY is yours to win, Uberlin, mine smells like honey….. mi piacciono un po’ meno walk it back, troppo stucchevole e all the best, forse un po’ anonima.
    Vostra, BB!

  8. LETMEIN says:

    sarà il profondo amore incondizionato che provo per river (phoenix ndr) ma vedo in ogni loro canzone il profondo rispetto e affetto che michael continua a provare per il 23enne attore scomparso ormai nel “lontano” ’93…
    Da monster completamente dedicato a lui, alla copertina di E-bow the letter…tutto parla di river…
    notare che ammiro profondamente il lavoro del gruppo (che è facilmente annoverabile fra i miei preferiti) e queste dediche “subliminali” non posso far altro che farmi piacere.

  9. Stuart D says:

    @ Simona: ho scaricato anche io l’album da Itunes, anche se dopo un paio di giorni non ho resistito all’impulso di averlo anche in CD (solito digipack cui ci hanno abituato da “Around The Sun” in avanti, con fogliettino dei testi separato).
    _

    @ Mary: si vede così tanto che adoro i REM ? (Mary…….) :-)
    _

    @ B.B.: Ciao, anche secondo me “All the best” -anche se la trovo un’ottima canzone, in valore assoluto- è abbastanza anonima. Ma come spesso mi è accaduto, è facile che fra qualche anno mi svegli una mattina provando l’irresistibile impulso di ascoltarla.. mi è capitato recentemente con “All the way to Reno”.
    _
    @ LETMEIN: concordo con te, ma ti faccio una domanda: sapevo che “Let me in” (toh!) in Monster era invece esplicitamente dedicata a Kurt Cobain e, in modo indiretto, a River Phoenix. E’ vero?
    _
    Cordiali saluti.
    Stuart D.

  10. Recensoredeirecensori says:

    Ora faccio una recensione della tua recensione: BELLISSIMA! Complimenti.

  11. sabotatore says:

    bellissima recensione
    io sono fan da l’uscita di green
    i rem mi hanno sempre stupito
    a eccezione di around the sun
    e l’unico disco che mi aveva spento
    la voglia di rem
    ma lo ripresa subito dopo l’uscita di accelerate
    e collapse into now e un miglioramento
    e un grande disco secondo me i rem anno trovato dopo bill
    il ritmo giusto il prossimo disco sara un vero disco.

  12. Stuart D says:

    @ recensoredeirecensori: ciao! Che dire… grazie :-)

    _

    @ Sabotatore: credo che “Around the Sun” sia per te ciò che per me fu “Reveal”. Riascoltando il disco che hai citato dopo qualche anno però l’ho un po’ rivalutato. I R.E.M. hanno chiuso l’era Warner. Se mai ci sarà un altro album sarà sicuramente qualcosa di diverso da ciò cui ci hanno abituato negli ultimi anni. Un nuovo inizio insomma. Ma c’è bisogno di una major che investa su di loro, un nuovo produttore, nuove ispirazioni. Insomma, incrociamo le dita.

    Cordiali saluti
    Stuart

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