Sincero? Prima del weekend appena trascorso ho sempre pensato fosse una sorta di leggenda urbana. La “Sindrome da sovrallenamento”, o “Overtraining” che dir si voglia. Cazzate: lo sport, salvo quando provoca infortuni, fa sempre bene. Fermamente convinto che l’overtraining fosse uno dei (tanti) termini con cui gli sportivi rendono ancor più magnificenti i propri sacrifici e le ore in palestra sottratte agli affetti. Ho provato sulla mia pelle pressoché ogni tipo di sostanza e integratore nella mia vita. Mi mancava, effettivamente, questo.

Come sono giunto a vivere le peggiori 48 ore della mia vita (alias: i preamboli sono importanti)

Come già apertamente dichiarato in altri post, sono un abituale, pesante, dipendente, consumatore di caffè. Il primo, ufficiale, caffè della giornata, è per me quello che prendo dopo averne presi almeno tre in via ufficiosa: uno prima della pisciata mattutina, uno dopo per festeggiare il corretto funzionamento della prostata, uno dopo la pippa propiziatoria (oh! ognuno ha i suoi riti). Dopodiché: un caffè per iniziare la giornata. Due, se si prospetta una giornata impegnativa. Provo sincera invidia per coloro cui basta un caffè per non dormire per due giorni, dal momento che posso ormai spararmi un espresso anche prima di coricarmi e trovare la cosa persino rilassante.

C’è però che un giorno, per la precisione Venerdì, mi ritrovo senza capsule –grande invenzione il caffè in capsule, mai abbastanza riconosciuta con Premi Nobel o similari. Piovendo, ed essendo intimamente pigro, pigro al punto da vedermi a volte film piratati in streaming in qualità merda solo perché non ho voglia di andare a prendere il Blu Ray al piano di sopra, ho ripiegato su un barattolo di caffè solubile tipo Nescafè. Il quale, vuoi per la maggiore purezza del caffè, vuoi perché uno sbaglia matematicamente le dosi, è DECISAMENTE più ricco di caffeina di un normale espresso.

Moltiplicare per (almeno) 15.

Mezz’ora prima dell’allenamento, dimostrando un’intelligenza tattica fuori del comune, uno scoop di N.O Shox della XCore, finito nelle mie mani solo perché omaggiatomi da un rivenditore di integratori. Prodotto così così che contiene, tra le altre sostanze, caffeina, guaranà e ginko biloba e che infatti potenzio con un paio di grammi di creatina e un altro paio di grammi di citrullina. Arrivato in palestra la macchinetta a gettoni del caffè si rivela ai miei occhi in tutta la sua splendida imponenza. “Finalmente un caffè vero!“, mi dico. 70 centesimi spesi bene.

L’allenamento

Dopo aver fatto allenamenti specifici per tutta la settimana (i classici: gambe, dorsali+ tricipiti, pettorali+ bicipiti), il venerdì / sabato mi dedico ad un allenamento più libero, diciamo una sorta di “Best of” , riducendo le pause ma variando il gruppo muscolare coinvolto tra un esercizio e l’altro. La versione ignorante di un circuit training, diciamo. A random.

Attendo pazientemente (#credici) che si liberi la smith machine per fare qualche squat di un certo spessore. E lì mi rendo subito conto che qualcosa non va, perché nonostante io sia generalmente una persona educata e accomodante ho subito a che dire con un pezzodimmmerdabastardo che non ha scaricato la macchina dopo aver finito dei pezzentissimi squat con 30 kg totali (patetico). Sì perché contrariamente a TUTTE le palestre che ho frequentato nella mia vita, quella che frequento attualmente è il porto franco di qualsiasi minima forma di galateo da palestra: scaricare gli attrezzi? No. Pulire le macchine cardiofitness dopo averci sudato e sbavato sopra? No. Usare l’asciugamano? No.

Inizio lo squat, 21 ripetizioni con 50 kg per riscaldarmi, a salire di 20 kg per volta fino ad arrivare a quello che è il mio limite abituale, ossia 140 kg per 6 ripetizioni. Sento però che posso farne ancora. Lo faccio? Non lo faccio? Aggiungo 10 kg per parte, e faccio ancora 6 ripetizioni. E ancora 6 ripetizioni con ulteriori 5 kg per parte. Mi fermo un po’ per noia, un po’ perché sento un leggerissimo dolore ai lombari nonostante la cintura di protezione.

Proseguo con i pull up, tradizionali (military). Normalmente non faccio più di 8-10 ripetizioni. Oggi 12. E mezzo.

Continuo l’allenamento, che proseguirà per le successive due ore con la seguente attitudine: se una macchina è libera, la faccio. Se due pesi sono a terra, li sollevo. Se vedo uno che sta facendo, esempio, tricipiti ai cavi, mi alterno a lui: con 10 kg in più. Se è tutto occupato, mi butto a terra e faccio addominali. Preciso che è durato due ore solo perché avevo un appuntamento a cena e stavano iniziando ad arrivare cordiali solleciti tipo: “Oh testa di cazzo ho fame, ti muovi?” . Lascio la palestra, non prima di aver assunto una generosa quantità di BCAA, verso le 21 con il rimpianto e la consapevolezza che sarei potuto andare avanti con la medesima intensità per almeno altre due ore. Giuro.

La sera

Cena a base di carne (per la precisione: due hamburger) e una birra leggera. Una Miller, prima che me lo chiediate. A parte un leggero intorpidimento a collo e trapezio nulla sembra presagire a ciò che avverrà da lì a poco. Torno a casa, mangio qualche scaglia di parmigiano reggiano, e provo —ripeto: PROVO– a mettermi a letto.

La notte

Non appena il mio corpo tocca il materasso ha inizio la 48 ore più merdosa della mia vita (e lo dice uno che di ore merdose ne ha vissute…). Il dolore cervicale diviene più intenso  tanto da non riuscire a trovare una posizione che sia minimamente antalgica: un cuscino, due cuscini, cuscino sagomato, senza cuscino, girato da un lato, dall’altro, supino, prono, e tutte le altre combo possibili.

Nel corso delle successive, insonni, ore vengono fuori ulteriori dolori: inguine, bicipite e articolazione del braccio sinistro, caviglie, stomaco (sia dentro che fuori), intercostali. Bonus track: nausea e reflusso gastrico.

Il giorno dopo

Al di là dei dolori che si sono stabilizzati al livello: “minchia qui mi sono rotto qualcosa“, la mancanza di reale riposo mi fa sentire letteralmente svuotato, come lobotomizzato. Pensieri di morte aleggiano nella mia mente, ma sono ben più allegri del timore, concreto di: “minchia pensa se rimango per sempre rincoglionito così” (sì, nei miei interiori soliloqui utilizzo spesso il termine “minchia”).

Mi sale la febbre. Non un febbrone da cavallo tipo 40-41°, ma quella febbriciattola persino più infame e debilitante, 37.5 38°.

Raggiungo amici e amici di amici per un pranzo commemorativo del 25 Aprile. Da suicidio anche in condizioni fisiche ottimali. Prima di uscire prendo un’aspirina.

Giunto in loco, zero voglia di mangiare, zero voglia di bere, zero voglia di vivere. Il picco di questo malessere lo raggiungo dopo pranzo: caldo e claustrofobia se sto dentro, troppo freddo e ansia se esco fuori, fatico persino a reggere una bottiglia d’acqua e a reggere una qualsiasi conversazione per più di due secondi.

Prendo un’altra aspirina. Mi addormento con la testa sul tavolo.

Vengo, finalmente, riaccompagnato a casa e mi butto sul letto. La febbre non è scesa ed è aumentato il mal di testa. In più intorno agli occhi si sono formate delle sacche di liquido leggermente livide. Ma non ricordo di aver dato della mignotta alla mamma di Mike Tyson nelle ultime ore. Comunque, per fortuna, sono asintomatiche; nessun prurito, nessun dolore, leggera fotosensibilità ma niente di grave. Ci sono e basta. Nella mia mente si fa largo l’ipotesi di una futura partecipazione a “Body Bizarre” di Real Time: L’uomo con due buchi di culo al posto degli occhi. Ma il sentimento dominante rimane il desiderio di morte.

Dopo un paio di ore di meritatissimo sonno -non profondo- la situazione non migliora. A cena, di un’ottima tagliata da 300 gr generosamente preparata e portata a domicilio  dal Damé (Bistrot Torino) ne mangio a malapena 1/5. La Baladin Super di degno accompagnamento non la apro neanche.

Prendo una Tachipirina 1000 (la conservavo per le occasioni speciali) e vado a letto. La stanchezza è tale che nonostante i dolori e pensieri tipo: “Il Samsung ultrapiatto lo lascio a mio nipote…” mi addormento subito.

Ieri

La situazione migliora leggermente ma rimanere a letto rimane comunque la preferibile di tutte le opzioni a disposizione. Continua la fotosensibilità (basta la luce del monitor dello smartphone a farmi venire mal di testa) ma le sacche intorno agli occhi hanno iniziato a sgonfiarsi. Permane uno stato febbrile, ma i dolori si sono attenuati e anche l’appetito pare tornato. Finisco senza problemi i restanti 280 gr della tagliata della sera prima. I pensieri suicidi vengono sostituiti da più generiche sensazioni di inutilità totale in questo mondo. Oh, è già un miglioramento!

Evito, per tutto il giorno, di assumere caffè.

Ieri sera

Gli occhi si sono sgonfiati quasi del tutto e dei tanti dolori è rimasto solo quello al braccio sinistro. L’ipotesi, la più infausta, di ernia cervicale, è smentita: fortunatamente, perché con quella merda, una volta che ti viene, ci devi convivere. Anche lo stato febbrile, pur ancora presente, è meno debilitante. Appetito regolare: mangio, in rapida sequenza, una porzione di farinata e una pizza pomodoro mozzarella toma piemontese gorgonzola e salsiccia innaffiata da birra rossa e limoncello digestivo in duplice copia.

Oggi

Tutto finito. Come se nulla fosse successo. A parte l’ovvio dolore muscolare dovuto all’acido lattico, l’aspetto osteo-articolare è tutto regolare. Umore ok, motivazione ok, lavoro e sto scrivendo questa testimonianza con la luce del monitor sparata in faccia al massimo. Appena sveglio mi sono anche concesso due partite a Ruzzle per altrettante vittorie schiaccianti celebrate nell’antico modo (usate la fantasia).

Se non fosse che mi imposto astensione totale dall’attività fisica per oggi, un salto in palestra lo farei volentieri.

Che cosa è successo?

Com’è è possibile subire gli effetti di un sovrallenamento dopo una singola seduta in palestra?

Lungi da me: 1) voler spacciare questa mia esperienza come esperienza di valenza universale e: 2) soprattutto, invitarvi a emulare quanto sopra. Generalmente sintomi similari, seppur meno intensi, sono provocati da lunghi periodi di intenso allenamento senza il dovuto riposo e senza la necessaria alimentazione/integrazione. Non da un singolo allenamento.

Quella che segue è la mia interpretazione, credo abbastanza attinente con la realtà (poi se ho scritto qualche stupidata voi mi corigete nei commenti).

Molto semplicemente credo che la quantità di caffeina assunta durante la giornata, superiore alla quantità di caffeina già alta che assumo normalmente e a cui sono ormai assuefatto, in aggiunta alle sostanze eccitanti presenti nel pre work-out e, come cigliegina sulla torta, al caffè espresso assunto immediatamente prima di entrare in sala pesi abbia stimolato in maniera esagerata la secrezione di adrenalina e di noradrenalina, due ormoni che sono al tempo stesso stimolanti e analgesici.

Il ché spiega il perché della resistenza aumentata e, soprattutto, l’assenza di dolore durante esercizi più intensi del solito che normalmente mi avrebbero fatto dire “basta.” Dolore che poi ho sentito, dappertutto e con gli interessi, passato il rush adrenalinico. La storiella accademica della casalinga di Voghera che vedendo il proprio figlio incastrato sotto un’auto la solleva con un braccio per liberarlo: non è che l’adrenalina la renda più forte, semplicemente aiuta il suo corpo a bypassare quei limiti che si autoimpone per preservare la propria integrità.

L’assuefazione alla caffeina, inoltre, ha inibito quello che è il principale effetto del sovradosaggio da caffeina: la tachicardia. Che, infatti, nel mio caso non c’è stata. Battito cardiaco accelerato durante gli sforzi, normale durante le pause.

Il Down definitivo è giunto a fine serata, terminata ogni riserva di adrenalina e ogni motivazione, per il corpo, a produrne.

Mi è servito?

Macché. Guardandomi allo specchio, oggi, non posso neanche dire che ne sia valsa la pena. Il super allenamento è stato seguito da, di fatto, due giorni di digiuno e casuali ore di sonno. L’esatto opposto di ciò che bisogna fare per capitalizzare un superallenamento ed esser premiato con maggiore volume o tonicità muscolare.

Posso solo dire che sono state, credo, le peggiori 48 ore della mia vita.

 

ps: e scaricateli gli attrezzi quando finite di usarli. E che cazzo!

 

[Overtraining] Sindrome da sovrallenamento: testata su me stesso

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