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Affinchè quei 6 cuccioli non siano morti invano…

puppies

Dire “6 cuccioli“, il 4 settembre 2010, rende superfluo qualsiasi tentativo di contestualizzazione. Dell’infame clip si è detto e scritto tanto, troppo, perlopiù a sproposito. Non riproporrò in questa sede l’incriminato video in quanto rappresenterebbe l’ennesima involontaria celebrazione di una delle tante icone di quest’epoca maledetta: l’ostentazione della violenza. Violenza amatoriale, non pianificata, tanto compiaciuta da sembrare innaturale ma rigorosamente immortalata in video, come tributo al voyeurismo morboso del pubblico di oggi e dono ai posteri, perchè non sia dimenticata, perchè lasci un segno.

Da un giorno all’altro gli strumenti di comunicazione che sfruttano Internet sono usciti dagli scantinati dei nerd e di coloro che cercavano incontri virtuali più o meno clandestini e si sono riciclati in social (network).  Al bando pseudonimi e avatar, Andromeda75 è diventato Mario Rossi, PupaSupersexy è diventata… Luca Bianchi: l’esperienza online doveva esser vissuta con il proprio nome e cognome, la propria foto, interessi e frequentazioni in bella vista. Il web sociale, da alcuni definito rivoluzionario (è sì una rivoluzione, non la più giusta a mio parere), ha portato davanti al pc milioni di individui che solo qualche mese prima avrebbero snobbato la frequentazione di chat, forum di discussione, blog, social network (sì, esistevano anche prima di Facebook).

Dopo anni di continue carestie e strategie di marketing pianificate con la lettura dei tarocchi,  i guri della pubblicità online hanno esultato festanti: tonnellate di carne fresca per le loro statistiche,  individui ignoranti ed ingenui che cliccano e condividono compulsivamente, che manifestano apertamente il loro assenso, che si esibiscono e si fanno profilare quasi spontaneamente.

L’effetto collaterale di questa corsa alla socializzazione del web è che ad un’utenza matura, che ha imparato ad Usare internet alla fine degli anni ‘90, si è affiancata una massa sterminata di zotici ambosesso che nulla sa dei rischi di un utilizzo indiscriminato della Rete, di come si usa e non si abusa della libertà concessa quando ci si collega, ignora ogni forma anche semplificata di netiquette e si sente legittimata a dire / fare / guardare  qualsiasi cosa non sia esplicitamente proibita, non legge e non sa utilizzare un motore di ricerca.

E’ il web sociale che ha ucciso quei cuccioli?

Ovviamente no. Ma è innegabile che ha creato i presupposti perchè una tale violenza, che normalmente sarebbe stata perpetrata di notte, di nascosto, a volto coperto fosse invece  ripresa con la telecamera dagli stessi colpevoli e dagli stessi colpevoli pubblicata e condivisa su Youtube.com.

Se il web di ieri era solo metaforicamente assimilabile al mondo reale, oggi ne è la fotografia ad alta risoluzione: le persone che lo popolano sono le  stesse. Stessi nomi, stesse facce, stesse pulsioni.
Il web odierno è un’audience sterminata per chiunque voglia sfogare le sue smanie di protagonismo ed è anche il luogo in cui ogni forma di voyeurismo può essere soddisfatta. Vuoi violenza? Vuoi sangue? Vuoi gossip? Vuoi sesso? Vuoi torture? Sul web c’è. Mai domanda e offerta si sono incontrate così spesso, così naturalmente.

E’ il web sociale che ha trasformato 3 ragazze INNOCENTI in bersagli da proteggere e la cui vita è cambiata nel giro di 24 ore?

Ovviamente no. Ma è il web sociale che ha propagato, alla velocità della luce, in preda ad una vera e propria follia collettiva i nominativi di tre ragazze innocenti, gettati incautamente alla pubblica gogna da singoli individui mossi dalle stesse, identiche, leve motivazionali degli autori del video: protagonismo. Il desiderio, chissà, magari anche in buona fede, di essere i “primi” a fornire un nome, un volto e diventare eroi mondiali per qualche ora intascando il lauto compenso messo a disposizione da quel megalomane di Michael Bay o i 2000 $ promessi dal PETA.

E’ grazie al web sociale che è stata identificata e bloccata dalle autorità la vera colpevole?

Ovviamente no. Anzi, il carosello di nomi (errati), possibili luoghi (errati) e il rimbalzare delle stesse notizie su migliaia di portali di notizie online sono stati di reale intralcio per chi le indagini le ha svolte seriamente. Quanto ai portali di informazione questa è l’ennesima vergogna di cui si sono macchiati, con un coverage spietato, costretto dai forsennati tempi giornalistici online e quindi orientato alla sensazionalistica -quanto pericolosa e immorale- delazione di qualsiasi minchiata “inedita” passasse su forum e blog.

Paradossalmente in Rete vi sono già articoli dal tono trionfalistico che, dimostrando quantomeno la dissociazione psichica  dei loro autori, proclamano il “popolo di internet” come essenziale ausilio durante lo svolgimento  delle indagini. Peccato che non vi sia nulla di più falso.

Per la cronaca, la polizia Bosniaca è giunta a scoprire location esatta del misfatto e identità della ragazza partendo da una comunicazione privata via email inviata all’associazione animalista “SOS Sarajevo [Sito SOS Sarajevo ], email che è stata poi girata alle autorità competenti che hanno dato il via alle indagini.  Venerdì notte le prime veline di agenzia (ad Associated Press va il merito di aver per prima dato la lieta novella) confermavano che la bambina, 12 enne, era stata identificata e i genitori interrogati.

In sintesi:

  1. Il web sociale è stato(ed è)  l’immenso palcoscenico globale senza il quale, molto probabilmente, questa violenza -purtroppo frequente in Bosnia- non sarebbe stata sbattuta in video con questo autocompiacimento.
  2. Il web sociale non ha contribuito alle indagini e addirittura ha costituito un intralcio grave; in più ha rovinato la vita, forse per sempre, di tre (3) innocenti ragazze, colpevoli unicamente di somigliare lontanamente alla ragazza del video
  3. L’identificazione della ragazza è stata possibile grazie ad una comunicazione la cui forma, nel 2010, sembra persin obsoleta: l’email. Privata e non strombazzata ai quattro venti.

Purtroppo quei sei cuccioli non torneranno in vita, ma la loro triste morte può insegnare moltissimo a quanti hanno partecipato, attivamente, al clamore che il video della loro esecuzione ha provocato. Non adesso, forse. Ma fra qualche giorno, a mente fredda.
Non ho la sfera di cristallo ma è facile supporre che video come questi ce ne saranno ancora in futuro; spero che il web sociale sarà più maturo di quanto abbia dimostrato di essere in questi ultimi giorni.

Se un giorno la libertà pressochè totale di parola di cui si dispone sul web dovesse essere limitata e “imbavagliata” (termine tanto modaiolo ultimanente…) , alla giusta protesta potrebbero essere contrapposti tre semplici nomi: Katjia , Antonia, Melissa.

Stuart D.

1 commento

  1. Abbigliamento on line — 8 marzo 2011 #

    Ciao, ti faccio i miei complimenti per il blog. Mi piace davvero! Laura

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