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IMPORTANTE! UPDATE 9 GIUGNO 2017

Il Blue Whale Challenge, è stato dimostrato, è una BUFALA al 100%. Ne consegue che l’articolo che stai per leggere contiene informazioni inesatte e fuorvianti. Se non esiste il gioco, non possono esistere neanche canzoni attribuite ad esso. O meglio: i brani listati nell’articolo esistono realmente, ma NON c’entrano una mazza con la Blue Whale.

Lascio online l’articolo perché non voglio fare come molte, troppe, testate giornalistiche che quando scoprono di aver pubblicato online una stronzata rimuovono l’articolo e amen. Da scettico e debunker part-time quale sono ammetto di NON aver dato il buon esempio. Questo update servirà a me da monito per il futuro e al lettore per invitarlo a mantenersi SEMPRE cauto e razionale di fronte ad ogni informazione o servizio televisivo.

Scusatemi.

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Cercando informazioni sull’integrazione alimentare, incontrerai diverse testimonianze di medici, nutrizionisti o preparatori allo sport che, forse rimasti con la testa al Cretaceo Inferiore, affermeranno che, a patto di seguire la so-called “alimentazione sana ed equilibrata“, senza eccessi e senza carenze, assumere integratori è perfettamente inutile. Sai una cosa? Di questo sono convinto anche io! Allo stesso tempo la solidità di questo assunto si sgretola al cospetto di una semplice obiezione: non viviamo in un mondo perfetto e pulito e il nostro pianeta non è più quello in cui vivevano i nostri antenati.

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Sincero? Prima del weekend appena trascorso ho sempre pensato fosse una sorta di leggenda urbana. La “Sindrome da sovrallenamento”, o “Overtraining” che dir si voglia. Cazzate: lo sport, salvo quando provoca infortuni, fa sempre bene. Fermamente convinto che l’overtraining fosse uno dei (tanti) termini con cui gli sportivi rendono ancor più magnificenti i propri sacrifici e le ore in palestra sottratte agli affetti. Ho provato sulla mia pelle pressoché ogni tipo di sostanza e integratore nella mia vita. Mi mancava, effettivamente, questo.

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Era nell’aria da almeno 10 anni e non solo tra gli addetti ai lavori. All’indomani dell’insediamento di Marco Tronchetti Provera al timone della Pirelli gli obiettivi erano chiari: crescere, internazionaiizzare, rimanere al passo con i grandi competitor del settore. Per perseguire questo obiettivo servivano due cose: Grandi capitali e investitori a lungo termine, e alleanze strategiche sui mercati internazionali (ricordo che già adesso il 94% del fatturato Pirelli matura all’estero). Le pagine dei rotocalchi di finanza e generalisti degli ultimi giorni si rimbalzano -con un piglio quasi di moralistico sdegno, soprattutto nei commenti- la recente acquisizione della maggioranza delle quote del gruppo da parte di Chinachem Corp. Inevitabili i commenti di quanti lamentano la perdita di un ennesimo gioiello del made in Italy nel mondo (i casi più famosi sono Gucci e Bulgari), quel made in italy cui tutti sembrano tenere fino a ché non si tratta di investire capitali propri.

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Dieci minuti, forse meno, di una serata buia come mille altre. Trattengo il fiato, non urlo, non muovo un muscolo. In rapida sequenza, modalità semiautomatica, trafitto nello stomaco da una raffica di schegge della mia infanzia. Fuori programma le immagini di un piccolo incontrollabile schizzato pieno di difetti di fabbrica che ha fatto cose terribili sin da quando ha aperto gli occhi. Cose terribili. Terribili e inaccettabili.

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In passato il “reietto” era lo sfortunato cui era riservata una sorte infame: isolato, abbandonato da amici, parenti. La società del bene che scaccia il male. Oggi esiste ancora una società? Esiste una differenza sostanziale tra bene e male? Esiste ancora una tipologia di essere umano (ricco, povero, bello, brutto) che non sia etichettabile ed imprigionabile in un arbitrario recinto da bestiame? Sì. Noi.